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I Balcani e l’integrazione nella UE: la storia infinita continua

Il tour di Ursula Von Der Leyen nei Balcani occidentali per ridare un impulso inclusivo all’annoso processo di adesione. Tra promesse, orizzonti, competizione geopolitica: il nuovo strumento UE della Pre-enlargement policy reviews e il ritrovato principio del deepen as it widens

Il viaggio della presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen è cominciato il 30 settembre scorso, e ha toccato le capitali di Albania, Kosovo, Montenegro e Macedonia del Nord. Per ora, in vista delle elezioni tenutesi in quei giorni in Bosnia - che hanno visto l’avanzata del nazionalista Milorad Dodic, su cui torneremo prossimamente - sono state escluse dal tour la Bosnia e la Serbia. L’obbiettivo strategico di tale ennesimo viaggio diplomatico? Il solito che si insegue, tra spinte in avanti, esitazioni, ritardi e programmi rimasti incompiuti, da decenni; da un lato l’avanzamento nel processo di adesione all’UE degli Stati dell’Europa centro-orientale (in questo caso quelli dell’area balcanica occidentale), dall’altro il monitoraggio del processo di integrazione sin qui portato avanti. Di concreto, in questo caso, a fare da sfondo al viaggio diplomatico di Von der Leyen, c’era anche il Piano di crescita dell'UE da 6 miliardi di euro destinato ai Balcani occidentali[1]. Oltre a tale concreto pacchetto finanziario per lo sviluppo e l’integrazione della regione nella UE, si rammenti altresì - quantomeno sul piano ideale e di visione politica - che solo quest’anno, in diverse occasioni, tra le quali si segnala il discorso sullo stato dell'Unione del 2026 e quello al vertice UE-Balcani occidentali a Tivat, la Presidente della Commissione Europea ha sottolineato la rilevanza della regione, nonché l’importanza di portare avanti il processo di adesione degli Stati partner dei Balcani occidentali.

We will look at our institutions, our policies, we will look at our budget to make sure that the European Union is ready to enlarge, to welcome other members, new members… Roadmaps will also be set to ensure that commitments to democratic values ​​and the rule of law are respected even after membership[2].

Con queste parole e questa chiara visione programmatica si è espressa la presidente della Commissione Europea durante la conferenza stampa a Tirana a fianco del premier albanese Edi Rama.

La Pre-enlargement policy reviews in vista della Strategic Discussion

Il 6 ottobre, von der Leyen presenterà a Strasburgo la revisione delle politiche dell'UE in previsione dell'allargamento - una svolta da lungo tempo attesa - al fine di preparare il blocco dei 27 all'integrazione di Paesi candidati quali Montenegro, Albania, Ucraina e Moldavia. La proposta politica pre-allargamento (pre-enlargement policy reviews) ha come sottofondo il tentativo di alleviare due fondamentali timori politici degli Stati membri: che il processo possa avere riflessi negativi sulle loro imprese e sul loro tessuto economico e produttivo; che i nuovi membri possano in futuro esercitare il diritto di veto per bloccare decisioni chiave dell’UE, con l’incubo di nuovi blocchi istituzionali.

Riflessioni conclusive sullo stato della proiezione geopolitica della UE: dal widening vs deepening al deepen as it widens

Che nel 2026, si sia sostanzialmente ancora dinnanzi al dilemma / bivio strategico per la UE del widening or deepening - lo stesso achèvement, élargissement et approfondissement dell’Hague Summit del 1967 o, più recentemente, lo stesso dilemma con cui si imbatté la Commissione Europea nel 2004 al tempo guidata da Romano Prodi - non è certo incoraggiante per la credibilità politica di Bruxelles negli scenari globali e, specificamente, verso i Paesi dell’Europa centro-orientale. Oggi tale annoso dilemma ha subito uno sviluppo concettuale: il principio chiave è che l’Unione debba approfondirsi mentre si allarga (deepen as it widens), garantendo che il processo di integrazione di nuovi Stati, non pregiudichi, o financo paralizzi, il funzionamento interno stesso della UE.

Allo stesso tempo, tuttavia, emerge altresì il tentativo dei vertici UE circa una più assertiva ripresa dell’integrazione di un’area culturalmente e storicamente europea, oltreché strategica sotto diversi aspetti. Una rinata volontà politica che - a fronte dell’avanzata geopolitica imponente di diversi attori statali rivali nell’area, sia regionali che globali, sommata alla aumentata tensione derivante dall’annoso conflitto in Ucraina - appare come dovuta oltreché inevitabile, sebbene giunga, agli occhi della Storia, con gravi ritardi e troppe esitazioni ripetutesi nel tempo. Se questo nuovo impulso darà una vera scossa alla proiezione UE nei Balcani lo si vedrà nel breve - medio termine e, quantomeno su un piano programmatico e di volontà politica, lo si potrà osservare nella prossima importante discussione strategica (strategic discussion) che si terrà durante la prossima riunione del Consiglio europeo il 15 e 16 ottobre a Bruxelles. Tra i temi centrali, vi sarà invero, oltre a quello delle riforme, della competitività e del commercio, della politica estera e delle migrazioni, anche quello del cruciale quanto strategico tema del processo di adesione e dell’enlargement.


[1] Il Piano di crescita dell'UE da 6 miliardi di euro, è uno strumento finanziario istituito per accelerare l’integrazione socioeconomica dei Balcani occidentali verso l’UE nel periodo 2024-2027.

[2] Ursula von der Leyen: EU accession goal is on the horizon for Albania, https://europeanwesternbalkans...

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