Il China Development Forum ed il Boao Forum for Asia 2026
Il China Development Forum ed il Boao Forum for Asia, svoltisi in Cina a marzo 2026 e caratterizzati da un significativo interesse internazionale, mettono in evidenza alcuni tratti distintivi della strategia estera e di sviluppo perseguita da Pechino.
Nella seconda metà di marzo 2026, si sono tenuti in Cina gli appuntamenti annuali del China Development Forum (CDF) e del Boao Forum for Asia (BFA), entrambi contraddistinti da un’ampia partecipazione internazionale.
Più nello specifico, il 22 e 23 marzo ha avuto luogo a Pechino l’edizione annuale del CDF, dal titolo “15th Five-Year Plan’s China: High-Quality Development and Joint Creation of New Opportunities” a cui hanno partecipato, secondo i dati riportati ufficialmente dalle agenzie di stampa locali, più di ottanta aziende internazionali – tra cui numerose multinazionali occidentali, come Apple (rappresentato quest’anno dal CEO, Tim Cook intervenuto con un discorso in apertura), McDonald’s, Eli Lilly, Mastercard, HSBC, BNP Paribas, Shell, FedEx, Siemens, Pfizer, Broadcom, e Volkswagen. [1]
Nei giorni immediatamente successivi (dal 24 al 27 marzo), si è poi tenuta a Boao, nella provincia di Hainan, la venticinquesima edizione del BFA dal titolo “Shaping a Shared Future: New Dynamics, New Opportunities, New Cooperation”, alla quale hanno preso parte esponenti istituzionali di alto rango della regione provenienti, tra gli altri, da Singapore, Azerbaijan, Sri Lanka, Kazakhistan e Corea del Sud. [2]
Entrambi i fora, creati nei primi anni del secondo millennio (il CDF risale 2000, mentre il BFA al 2001), si caratterizzano per un’impostazione analoga a quella dei principali consessi economico politici internazionali occidentali. In particolare, il CDF appare maggiormente orientato alla dimensione economico-imprenditoriale, riunendo esponenti di primo piano del mondo industriale e finanziario globale; il BFA, invece, assume una connotazione maggiormente finalizzata alla promozione dell’integrazione economica regionale. Al di là di tali differenze, le edizioni 2026 hanno rappresentato per il Dragone un importante occasione per mostrare al mondo le proprie ambizioni e la progressiva centralità nelle dinamiche politiche ed economiche regionali e globali.
Le due conferenze in questione sono state inoltre impiegate come strumento di proiezione politico-propagandistica per valorizzare i principi cardine della strategia cinese di medio periodo, delineata nel XV Piano Quinquennale (2026–2030), pubblicato ad inizio marzo 2026 e assunto, inoltre, quale riferimento tematico dell’edizione 2026 del China Development Forum.
Più nel dettaglio, tale strategia si snoda attraverso il perseguimento di una serie di obiettivi ambiziosi (che sono in ogni caso da contestualizzare all’interno del sistema monopartitico cinese) volti a garantire l’autonomia e la superiorità strategica di Pechino sia a livello regionale che, soprattutto, globale.
Tra questi vi sono la crescita economica, con un target annuo compreso tra il 4,5% e il 5% (in diminuzione di 0,5 punti percentuali rispetto al 2025 e corrispondente al livello più basso dal 1991), il conseguimento della supremazia tecnologica, soprattutto nei settori emergenti quali AI e quantum computing (unitamente al consolidamento della posizione dominante nell’estrazione e nella lavorazione delle materie prime critiche, essenziali per il primato tecnologico), nonché il rafforzamento della dimensione militare, sostenuto da un incremento degli investimenti nel settore pari al 7% per il 2026, oltre agli obiettivi in ambito finanziario e demografico.[3]
Si tratta, tuttavia, di obiettivi da contestualizzare all’interno dello scenario reale in cui la Cina si trova attualmente a operare. Pechino deve infatti confrontarsi con una serie di criticità strutturali, tra cui la debolezza dei consumi interni, il calo demografico, il perdurare della crisi immobiliare, le tensioni commerciali globali e le pressioni sul piano energetico derivanti dalla guerra in Iran. A tali elementi si aggiungono difficoltà interne al funzionamento dello stato, come sembrerebbe confermare la recente “riorganizzazione” dell’apparato militare.[4]
Da considerare inoltre come tale strategia si inserisca all’interno del quadro della competizione sistemica con gli Stati Uniti che vede entrambi i paesi in una delle fasi più critiche e tese delle loro relazioni. Sia Pechino che Washington si attestano nello scenario geopolitico attuale – sebbene progressivamente privo di veri e propri poli di riferimento –come figure principali (in tal senso i due paesi sono spesso definiti con l’acronimo G2) confrontandosi su quasi tutti i principali dossier globali.
Negli ultimi tempi si è assistito a una significativa escalation nei rapporti bilaterali, che ha indotto entrambe le potenze a adottare misure sempre più severe, soprattutto sul piano commerciale, con ripercussioni negative sull’economia mondiale. Nel solo 2025, Washington e Pechino hanno introdotto dazi reciproci superiori al 100%, colpendo in particolare settori strategici quali chip e semiconduttori, terre rare e minerali critici, oltre a numerosi prodotti dei comparti energetico e agricolo. Ad ottobre 2025 si è poi svolto in Corea del Sud l’incontro bilaterale tra il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, nel corso del quale è stata raggiunta una prima intesa sulla maggior parte delle questioni più controverse. Un nuovo incontro, questa volta previsto a Pechino per la fine di marzo 2026, è stato tuttavia rinviato ufficialmente dagli Stati Uniti a causa dello scoppio della guerra in Iran. [5]
In conclusione, l’edizione 2026 del China Development Forum e del Boao Forum for Asia rappresenta per Pechino un passaggio di particolare rilievo. Piattaforme di questa tipologia – così come, ad esempio, anche lo Shanghai Cooperation Organization (SCO) – risultano funzionali alla Cina per presentarsi come partner affidabile in un contesto geopolitico attuale controverso. La partecipazione delle grandi imprese occidentali (soprattutto al China Development Forum) testimonia, infatti, la persistente attenzione della comunità economica internazionale nei confronti di Pechino, che tuttavia, al di là della dimensione propagandistica, si deve confrontare, come visto, con numerose difficoltà strutturali.
[1] https://www.reuters.com/world/...
[2] https://www.reuters.com/world/...
[3] https://www.iiss.org/online-an...
[4] Ibidem