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Israele, dove nasce la sorpresa delle urne e le alleanze dell’ultimo momento

Riproponiamo l'articolo pubblicato da "Il Messaggero" il 29 Ottobre 2026

Le urne israeliane ci danno un risultato che sorprende. Sino al giorno precedente alle elezioni, i sondaggi davano il blocco di Netanyahu testa a testa con quello di Eisenkot. O addirittura quest'ultimo in leggero vantaggio di qualche seggio.

Invece, inaspettatamente, il blocco dell'attuale premier ha ottenuto 53 seggi, mentre quello del suo rivale soltanto 48. Tuttavia, nessuno dei due blocchi raggiunge i 61 seggi necessari a governare.

Davvero non ci si aspettava la vittoria relativa di Netanyahu, ma la ragione ci sembra intuibile. Lo shock del 7 ottobre è ancora vivo e lo è anche il terrore che possa ripetersi.

Durante la campagna elettorale, l'attuale premier ha sottolineato più volte il pericolo di nuovi attentati e ha persino creato un meme in cui un fungo atomico, generato da una bomba iraniana, distruggeva Tel Aviv.

Buona parte della cittadinanza ha sostenuto le guerre combattute per la sicurezza di Israele, da quella a Gaza, a quella in Libano e contro l'Iran. Sembra dunque che molti elettori preferiscano tenere Netanyahu al timone proprio per assicurare protezione alla patria.

Se le nostre osservazioni sono esatte, non stupisce che le città più colpite dagli attacchi di Hamas e Hezbollah siano quelle che hanno premiato di più il Likud, il partito di Netanyahu.

Ma i risultati elettorali ci dicono anche qualcosa di diverso e opposto: quanto sia forte la speranza di cambiamento. Come già avevamo segnalato ieri, i cittadini arabi israeliani sono andati a votare in gran numero e i loro partiti hanno ottenuto in tutto 19 seggi.

La comunità araba israeliana ha numerosi problemi tra cui il più grave è quello dell'altissimo tasso di criminalità.

Certo, da soli non potranno ottenere alcunché, a livello politico, ma un'inaspettata quanto improbabile alleanza con il blocco di Eisenkot potrebbe non solo dare un governo a Israele, ma anche migliorare le sorti della comunità araba israeliana.

L'ex capo di stato maggiore alla guida del blocco anti-Netanyahu ha giurato che non farà accordi con gli arabi; ma i politici possono cambiare idea se va a loro vantaggio.

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