La vittoria di Radev in Bulgaria: enigmi e riflessi sul quadro euroatlantico
L'analisi di Giorgio Cella
Il partito Bulgaria Progressista dell'ex presidente Rumen Radev ha ottenuto una netta maggioranza alle recenti elezioni parlamentari. La posizione di Sofia in politica estera: tra incertezze e segnali del nuovo corso geopolitico di Sofia
Il contesto politico pre-elettorale: una lunga instabilità interna
Agli inizi di maggio, l'ex presidente bulgaro Rumen Radev è stato nominato nuovo primo ministro del Paese, portando per altro a termine una delle crisi politiche europee più lunghe degli ultimi anni. Dal 2021 infatti, la Bulgaria ha vissuto un lungo periodo di instabilità politica determinato da un parlamento frammentato, coalizioni in ciclico disfacimento, governi di transizione ed elezioni ripetute. La crisi è venuta meno il 19 aprile, nelle ottave elezioni parlamentari in meno di un lustro, che hanno infine determinato la prima maggioranza assoluta per un singolo partito politico dal 1997. Il partito di Radev, Bulgaria Progressista, di recente formazione, assomiglia più al naturale risultato di dinamiche politiche interne originatesi dalla lunga paralisi istituzionale summenzionata, piuttosto che da un chiaro pensiero o ideale valoriale e-o politico di matrice populista. Nonostante ciò, vari osservatori hanno ipotizzato che, in seguito alla recente sconfitta elettorale del primo ministro ungherese vicino al Cremlino Viktor Orbán, la Bulgaria guidata da Radev potrebbe sostituire Orban nel ruolo di spina nel fianco interna ai meccanismi decisionali europei.
Tra Mosca e mondo euroatlantico: riflessioni sulla futura politica estera di Sofia
Tali inclinazioni di pensiero, originano dal fatto che durante i quattro anni di guerra russa in Ucraina, Radev abbia sostenuto un approccio europeo più cauto, meno assertivo e più pragmatico nei confronti di Mosca, opponendosi all'invio di aiuti militari a Kiev e criticando alcuni aspetti della politica sanzionatoria di Bruxelles. Ciò ha portato all’emersione di una analogia con la figura e il ruolo di Orban, sia nei media che nell’immaginario collettivo dell’opinione pubblica europea. Tuttavia, tale paragone potrebbe risultare meno realistico se valutato nel contesto politico e partitico interno bulgaro e, soprattutto, alla luce delle dichiarazioni rilasciate da membri di alto profilo del nuovo esecutivo a guida Radev, che vedremo di seguito.
In seguito all'adesione della Bulgaria all'Unione Europea nel 2007, la scena politica del paese è stata dominata per oltre un decennio dal partito di centro-destra GERB, guidato dall'ex primo ministro Boyko Borisov. I governi di Borisov hanno saputo gestire le relazioni tra Bruxelles, Washington e Mosca - con cui Sofia ha un legame che affonda le radici nel passato - in un continuo valzer diplomatico, non dissimile alle dinamiche della Serbia di Vucic, mantenendo altresì una relativa stabilità politica interna. Tale equilibrio è stato profondamente minato da una scia di proteste anticorruzione occorse tra il 2020 e il 2021, che hanno fatto emergere la profonda frustrazione del popolo bulgaro nei confronti di una corruzione di sistema - tratto sovente presente negli Stati post-sovietici - dell'influenza oligarchica e delle reti clientelari: uno scenario, quantomeno sul piano ideale, non lontano da alcune istanze delle sommosse ucraine del 2013-2014 che condussero ad Euromajdan.
Al posto di creare una proposta politica che si facesse portatrice di un reale cambio, le proteste finirono con l’innescare un periodo di instabilità e inerzia politica, caratterizzata dall’incapacità di stabilire maggioranze di governo di lungo periodo, in un quadro ormai sempre più polarizzato non solo per le tensioni interne, ma anche per via della guerra esplosa nella vicina Ucraina. Fu in questo clima che Radev seppe accrescere la sua influenza politica nel Paese ritagliandosi quel ruolo di outsider dell’arena politica interna, forte del suo passato militare come membro dell’aviazione[1].
Sebbene inizialmente e formalmente associato al Partito Socialista Bulgaro dell’area di centrosinistra, Radev seppe poi svincolarsi da tale area politica e cambiare pelle divenendo una figura politica allo stesso tempo populista e pragmatica.
La situazione post-elettorale del nuovo corso bulgaro: quale destino per il cammino euroatlantico?
Il nuovo governo di Sofia sta cercando di rassicurare gli osservatori internazionali sul fatto che l'orientamento euroatlantico della Bulgaria non subirà mutamenti radicali. Una dichiarazione in questo senso rassicurante verso l’opinione pubblica europea, e soprattutto verso le cancellerie euroatlantiche, è giunta per voce della nuova Ministra degli Esteri Velislava Petrova-Chamova - ministra dal profilo tecnocratico che vanta un prestigioso curriculum di studi e professionale di alto livello, una laurea all'Università di Cambridge e pregresse esperienze presso la Banca Mondiale e l'Organizzazione Mondiale della Sanità -, la quale ha rimarcato come la politica estera bulgara manterrà una direzione chiara nell'ambito delle alleanze esistenti del Paese.
Sulla stessa linea, troviamo altresì le parole del presidente del gruppo parlamentare del partito Bulgaria Progressista di Radev, Petar Vitanov, il quale ha respinto qualsiasi tipo di speculazione circa un dirimente cambio dell’orientamento geopolitico o di un riallineamento filo-Cremlino: […] there would be no “radical, extreme shift” in Sofia’s foreign policy […] For nine years, Rumen Radev has held very clear positions, and almost all European leaders have moved closer to them[2].
Questi messaggi sembrano volti a rassicurare i partner europei preoccupati per la possibile comparsa di un nuovo elemento ostativo nel quadro di una sinergia di orientamenti comuni in politica estera; il ritorno di un elemento Orban come accennato, segnalando al contempo una posizione più distaccata e cauta nei confronti della guerra in corso iniziata con l’offensiva russa nel 2022. Proprio sul conflitto in Ucraina, Radev ha messo l’accento sulla necessità di una soluzione pacifica piuttosto che su un prolungato sostegno militare all'Ucraina, nonostante l'accordo bilaterale di cooperazione militare Sofia-Kiev della durata di dieci anni (la Bulgaria è un importante produttore di armamenti, sin dai tempi sovietici), firmato dall’ex premier Andrey Gyurov poco prima delle elezioni che hanno portato Radev al potere[3]. Va da sé che tale (per ora sfumata) policy verso l’Ucraina, nonché verso Bruxelles, si dovrà per forza chiarire col tempo, allorché si dovrà discutere e votare in sede europea i nuovi, futuri pacchetti di finanziamento e assistenza militare a Kiev.
[1] Radev aveva studiato alla Scuola Ufficiali dell'Aeronautica Militare statunitense e in seguito era stato altresì coinvolto nei processi di integrazione militare della Bulgaria all’interno delle strutture dell’Alleanza Atlantica, nel ruolo di comandante dell'Aeronautica Militare bulgara.
[2] T. Kekic, Radev ally rules out shift in Bulgaria’s foreign policy after election win, bne IntelliNews, https://www.intellinews.com/ra...
[3] Ukraine and Bulgaria sign 10-year defense agreement, Le Monde, https://www.lemonde.fr/en/inte...