Approfondimenti

Le differenti geostrategie delle potenze mondiali in Africa

Il nuovo approccio americano e la recente defaillance russa nel Sahel. L’opinione di Cinzia Battista

L’Africa è uno dei focus principali della competizione geopolitica tra le grandi potenze mondiali che implementano la propria geostrategia a seconda dei propri interessi nazionali e delle regioni del Continente sulle quali intendono avere influenza. In questa parte del mondo è gioco facile puntare sulla fragilità e instabilità degli Stati e insinuarsi nelle strutture sia politiche che economiche in loco. Se da una parte l’approccio della Russia è rappresentato da un’offerta di sicurezza in cambio d’influenza e accesso alle risorse del luogo con un appoggio ai regimi che vogliono prendere le distanze dall’Occidente, dall’altra quello della Cina è costituito da una presenza infrastrutturale. Se l’Europa tende in Africa ad assumere una postura istituzionale, e l’Italia attraverso il Piano Mattei mira a costruire partenariati su base paritaria, superando la logica donatore-beneficiario, l’approccio degli Stati Uniti che stanno rivedendo i loro obiettivi geopolitici nel Continente si riassume, invece, con l’espressione “trade not aid” che è emblematica di una svolta: Washington da un metodo assistenzialistico è passata all’implementazione di un criterio che privilegia gli accordi economici.

Luogo scelto, lo scorso marzo, per discutere le strategie di sicurezza nel Continente africano è stato proprio Roma, emblema di ponte tra Europa e Africa coerente all’esempio di cooperazione più equa inaugurata dal Piano Mattei. Nella capitale italiana la US Army Southern European Task Force ha ospitato l’African Land Forces che ha visto riuniti i comandanti di forze terrestri provenienti da quasi 40 nazioni africane e da varie nazioni partner[1] con l’obiettivo di costruire un sistema di sicurezza collettiva efficace per contribuire alla stabilità del Mediterraneo allargato e alla crescita graduale della sicurezza in Africa in cui molti contesti sono caratterizzati da instabilità e minacce persistenti. Già il titolo dato al forum “Rafforzare la sicurezza condivisa attraverso l’intelligence, l’innovazione e l’industria” è indicativo di un cambiamento di approccio degli Stati Uniti nei confronti del Continente africano. Per la prima volta nella storia del Summit, un padiglione dedicato all’industria e alla tecnologia ha operato in contemporanea con le sessioni plenarie militari, offrendo ai leader africani della difesa un accesso diretto a startup di intelligenza artificiale e un contatto con gli investitori, inaugurando un connubio tra settore militare e mercati economici. I contractor che in Africa si sono sempre occupati della sicurezza erano presenti ma non sono stati i protagonisti del forum. Questo cambiamento rispecchia la generale ridefinizione delle geostrategie della Casa Bianca con la Presidenza di Donald Trump che ha gradualmente tagliato gli aiuti ai Paesi africani dirottandoli verso un sistema di scambio transazionale. La presenza americana nel Continente prevede più partnership economiche e trasmissione del know how tecnologico supportato da investimenti e opportunità commerciali. In questo contesto si è definito un modello che integra difesa, industria e capitale. Il riferimento alle tecnologie dual-use, con applicazioni sia civili sia militari, ha segnalato un ampliamento del concetto stesso di sicurezza. Il risultato è una forma emergente di “statecraft” in cui gli attori privati assumono un ruolo crescente nel perseguimento degli obiettivi geopolitici dello Stato[2]. Tali cambiamenti sono coerenti con il documento ufficiale che la Casa Bianca ha pubblicato nel novembre scorso dal titolo “National Security Strategy of the United States of America[3]” in cui è indicata la postura che gli Usa devono assumere anche nel Continente africano. Qui - si legge - oltre a collaborare con i Paesi instabili per attenuare i conflitti, Washington deve promuovere relazioni economiche reciprocamente vantaggiose e passare da un paradigma basato sugli aiuti esteri a uno fondato su investimenti, commercio e crescita, in grado di sfruttare le abbondanti risorse naturali e il potenziale economico latente dell’Africa. Una delle priorità è favorire partnership con Stati affidabili impegnati ad aprire i propri mercati a beni e servizi statunitensi.

La differenza tra la visione strategica americana e quella russa sull’Africa è chiara. Washington sperimenta un modello più articolato, reticolare e orientato al mercato; con Mosca ha in comune lo sfruttamento delle risorse naturali del Continente, ma i russi offrono sicurezza in cambio di allineamento politico con un approccio più statocentrico. Il soft power del Cremlino si realizza, in particolare, attraverso delle “pedine militari”, prima la Wagner, poi sostituita dall’Africa Corps soprattutto nella fascia del Sahel. L’Africa Corps ha uno stretto controllo istituzionale russo dipendendo dal Ministero della Difesa ed è supervisionato dal GRU, un organismo di intelligence[4]. L’azione di tale formazione paramilitare coordina attività militari (supporto di sicurezza ai governi locali contro i gruppi jihadisti), commerciali (accesso a materie prime come oro e legname tropicale o incassi di proventi dall’estrazione di gas e petrolio) e mediatiche (campagne di disinformazione per screditare l’immagine dell’Occidente sfruttando il sentimento anticoloniale) allo scopo di esaltare la Russia come partner strategico e forza stabilizzatrice. Ma la transizione da Wagner a Africa Corps ha causato problemi di efficienza delle milizie sul campo a cui si sono aggiunte da parte dei mercenari russi violazioni dei diritti umani e attività economiche illegali come il contrabbando di risorse minerarie che hanno offuscato l’immagine e la credibilità della Russia. Quindi, il ritiro di tali forze paramilitari dal Mali a fine aprile scorso, ha segnato una battuta d’arresto della cavalcata strategica di Mosca nel Sahel dove la sua presenza era andata a riempire il vuoto lasciato dalla Francia. In casi del genere, quando i Paesi africani si emancipano dalle ex potenze coloniali occidentali spesso i russi (e i cinesi) si presentano come nuovi partner strategici.

Ma la proiezione geopolitica di Mosca era stata già ridimensionata con la ritirata dei gruppi mercenari russi dalla Siria a causa della caduta di Bashar al-Assad e questo episodio è strettamente legato a quanto avvenuto nel Sahel. In effetti, il crollo del regime di Damasco ha privato la Russia delle sue basi militari in Siria che erano lo snodo logistico fondamentale per rifornire e mantenere le truppe paramilitari del Cremlino dislocate nei teatri africani. Le motivazioni principali del ritiro russo da tali scenari sono legate soprattutto alla difficoltà di avanzare nel Donbass e al conseguente prolungamento del conflitto in Ucraina che sta fagocitando grandi quantità di risorse militari ed economiche alla Russia costretta, quindi, a dirottare e riorganizzare le truppe nel proprio territorio. Il progressivo ripiegamento delle truppe ha danneggiato l’immagine di Mosca come partner e garante della sicurezza per i governi locali africani, con l’effetto di un calo della sua proiezione di forza e di influenza geostrategica. Questa dinamica rafforza la posizione della Turchia che sta cercando di inserirsi in quei contesti africani lasciati vuoti sia dalla Russia che dai partner occidentali. Ma nonostante le defaillance di Mosca in Siria, in Mali e il recente declino geopolitico anche nel suo estero vicino (Kazakistan, Azerbaigian e Armenia che hanno acquistato più autonomia dal Cremlino), la potenza russa non demorde e il terzo vertice Russia-Africa si terrà proprio a Mosca a ottobre[5].


[1]https://www.army.mil/article/291523/african_land_forces_summit_debuts_industry_track_in_rome_connecting_defense_leaders_with_tech_investors

[2] https://formiche.net/2026/04/roma-sicurezza-america-africa/

[3] https://www.whitehouse.gov/wp-content/uploads/2025/12/2025-National-Security-Strategy.pdf

[4] https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/le-private-military-companies-come-veicolo-dellinfluenza-russa-in-africa-198581

[5] https://www.africaeaffari.it/africa-il-terzo-vertice-russia-africa-sara-a-mosca-a-ottobre/

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