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Le elezioni generali in Bangladesh

Il 12 febbraio si sono tenute in Bangladesh le prime elezioni generali, dopo la destituzione del Primo Ministro, Sheikh Hasina ad agosto 2024, in un passaggio potenzialmente cruciale per la stabilità del paese e per la definizione del suo futuro politico dopo i tumulti dell’estate 2024.

Il 12 febbraio si sono tenute in Bangladesh le prime elezioni generali, dalla destituzione del Primo Ministro, Sheikh Hasina (ad agosto 2024), per il rinnovo del Jatiya Sangsad (il Parlamento monocamerale bangladese). Il voto, che, si è svolto regolarmente secondo quanto stabilito dalla Commissione elettorale bangladese, ha avuto ad oggetto non solo l’elezione del Parlamento ma anche il referendum sulla cosiddetta “July National Charter” del 2025, il documento con cui il governo di transizione post-Hasina ha varato una serie di riforme temporanee per il paese.

I risultati, pubblicati nei giorni successivi, hanno visto prevalere il Bangladesh Nationalist Party (BNP), guidato da Tarique Rahman (figlio della storica oppositrice di Hasina, Khaleda Zia) che ha giurato come nuovo Primo Ministro il 17 febbraio.

Più nel dettaglio, dei 300 seggi uninominali – ripartiti nei 42761 seggi elettorali dove si è tenuto il voto, distribuiti, a loro volta, in 64 distretti –, 211 sono stati ottenuti dal BNP, che ha superato la soglia dei 151 necessaria per ottenere la maggioranza. La coalizione guidata dal Jamaat-e-Islami (JIB) ha complessivamente ottenuto 77 seggi di cui 6 guadagnati dal Bangladesh Citizen Party (BCP). A questi numeri dovranno essere poi aggiunti 50 seggi riservati alle quote rosa, da ripartire proporzionalmente sulla base dei deputati eletti dalle varie coalizioni. Inoltre, il referendum ha sancito l’approvazione della “July National Charter” con oltre il 60% dei voti a favore. In termini di affluenza, ha partecipato al voto quasi il 60% dei più di 128 milioni di elettori totali (in crescita rispetto al 42% registrato nel 2024).[1]

La tornata elettorale ed i relativi risultati rappresentano un momento significativo per la ripresa del paese che nell’estate 2024 aveva visto l’esplosione di dure proteste di piazza che complessivamente causarono più di 1400 morti e circa 20000 feriti, concludendosi con la fuga del Primo Ministro in carica, Hasina.

Figlia del primo Presidente del Bangladesh indipendente, Sheik Mujibur Rahman, e leader della Lega Alawi dal 1981, Hasina guidò il paese dapprima dal 1996 al 2001 e, successivamente (dopo il periodo di Khaleda Zia), ininterrottamente dal 2009, migliorando, nel corso dei suoi mandati, le condizioni socioeconomiche di Dacca.[2] Tuttavia, questo miglioramento avvenne all’interno di un contesto caratterizzato da autoritarismo, repressione, limitata libertà di stampa, mancato rispetto dei diritti umani e una situazione macroeconomica altamente instabile, con alti tassi di inflazione e di disoccupazione giovanile (rispettivamente pari al 9.73% e al 15.74%). Più nello specifico, fu la decisione di reintrodurre il sistema di quote nei lavori governativi – secondo cui numerose posizioni lavorative pubbliche sarebbero state assegnate ai discendenti dei “freedom fighters” – ad innescare le proteste.

Dinanzi al vuoto politico creatosi, il premio Nobel per la pace nel 2006, Muhammad Yunus, – economista bangladese inventore del microcredito moderno – ottenne l’incarico per guidare un governo ad interim dando avvio ad una serie di riforme per risanare il paese. Oltre alla messa al bando della Lega Alawi (che non ha infatti partecipato alle elezioni 2026) e alla riabilitazione del BNP e del JIB, tra le misure adottate si segnalano quelle incluse nella già menzionata July National Charter che contiene oltre 80 proposte volte a riformare in profondità il sistema di governance bangladese con numerosi interventi. Tra questi l’incremento della rappresentanza politica delle donne, l’introduzione dei limiti di mandato per il Primo Ministro, il rafforzamento dei poteri presidenziali, l’ampliamento dei diritti fondamentali e la tutela dell’indipendenza della magistratura. La Carta raccomanda inoltre l’istituzione di una camera alta composta da 100 membri, in aggiunta all’attuale assetto monocamerale del Bangladesh.

Accanto alla dimensione istituzionale, la nuova governance sarà chiamata a gestire priorità altrettanto delicate sul piano economico e securitario. Sul piano economico, il rallentamento della crescita (+3,8% nel 2025, in calo di 0,5 rispetto al 2024), l’inflazione dilagante (10%) e la necessità di diversificare il modello export-led (in un contesto di concorrenza regionale crescente soprattutto nel tessile e nell’abbigliamento) si intrecciano con la gestione del programma di assistenza del Fondo Monetario Internazionale richiesto nel 2023, prorogato e rifinanziato anche in questi anni per un totale complessivo di 5,5 miliardi di dollari.[3]

Sul fronte dell’ordine pubblico, dopo la caduta di Hasina si è registrata un'escalation di violenze politiche, attacchi e ritorsioni. Si tratta di azioni che hanno colpito soprattutto esponenti dell’apparato statale e della minoranza hindu, che conta circa 14 milioni di persone su una popolazione complessiva di 170 milioni, a maggioranza musulmana (circa 91%). Tale comunità è spesso percepita come vicina alla Lega Awami di Hasina, diventando così un bersaglio in un contesto di forte polarizzazione e crescente sfiducia nelle istituzioni. [4] Da considerare inoltre la presenza sul territorio della minoranza Rohingya, rifugiatasi in Bangladesh dal Myanmar a partire dal 2017 e prevalentemente localizzata nel campo profughi della zona di Cox’s Bazar che ospita circa un milione di persone incrementando la pressione sul territorio ed influenzando la percezione della popolazione.

In conclusione, le elezioni parlamentari e la conseguente formazione di un nuovo governo in Bangladesh rappresentano una svolta importante per la stabilità del paese e per il proprio futuro dopo i tumulti dell’estate 2024 che fecero precipitare il Bangladesh nel caos. La nuova governance avrà quindi il compito di ristabilire l’ordine economico, politico e sociale. Resterà inoltre da vedere come Dacca si muoverà nel delicato equilibrio regionale e internazionale che lo circonda, in particolare alla luce del raffreddamento dei rapporti con l’India, del possibile riavvicinamento al Pakistan e del progressivo consolidamento delle relazioni con la Cina, la cui presenza nel paese è in costante crescita.[5]


[1] https://www.bbc.com/news/artic...

[2] Il PIL pro-capite, ad esempio, passò da 698,52 $ nel 2009 a 2688,31 $ nel 2022 e sotto la sua guida, il Bangladesh diventò il terzo esportatore mondiale per quel che concerne il settore tessile.

[3] https://www.imf.org/en/countri...

[4] https://www.uscirf.gov/sites/d...

[5] https://www.iiss.org/online-an...

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