Approfondimenti

Le vittoria di Lula in Brasile: conseguenze regionali e globali

La vittoria del candidato socialista in una delle occasioni elettorali più importanti del 2026, porta una momentanea battuta d’arresto all’imponente slancio della nuova Dottrina Monroe portata avanti da Washington. La fuga di Bolsonaro negli Stati Uniti e le prese di posizione dell’Amministrazione Trump

Il voto del 25 ottobre in Brasile suggella un anno cruciale per la politica latinoamericana, facendo seguito ad altre rilevanti elezioni come quelle tenutesi in Colombia e in Perù che hanno ridisegnato il panorama geopolitico della regione latino-americana. Un anno che, è il caso di rammentarlo, partì con l’eclatante quanto fulminea operazione militare USA che condusse alla rimozione coatta di Maduro in Venezuela: atto fondativo di una generale modifica degli assetti di potenza nelle Americhe, con un notevole roll back di quasi tutto il continente latino-americano nell’orbita di Washington, o quantomeno, nell’orbita di nuovo frame di stampo conservatore.

La rimonta vittoriosa del leader socialista Luiz Inácio da Silva, detto Lula, che ha battuto a sorpresa il senatore Flàvio Bolsonaro, candidato vincitore del primo turno (come noto figlio dell’ex presidente Jair), riporta altresì una ventata di fiducia nei BRICS nel continente latinoamericano - dove la B, lo si rammenti, indica proprio il Brasile - con un riverbero nel cosiddetto Global South, nel quale il grande raggruppamento dei BRICS (Cina in primis) nutre ambizioni per un ruolo sempre più centrale. Lula, vincendo al secondo turno di un appuntamento elettorale contraddistinto da forti tensioni e da una forte polarizzazione popolare, ha dunque segnato uno strappo, momentaneo o meno si vedrà nei prossimi mesi, in quella robusta e progressiva espansione dell’influenza statunitense nell’emisfero americano implementata dall’amministrazione Trump e coordinata dal Segretario di Stato Marco Rubio, nota difatti alternativamente come Dottrina Rubio. È certo che una vittoria di Bolsonaro in Brasile avrebbe significato la chiusura del cerchio della proiezione di potenza statunitense, completando la proiezione geopolitica di Washington in tutto il continente americano; una vittoria delle destre con Flavio Bolsonaro, avrebbe altresì significato un indebolimento, o financo la rimozione, del Brasile dal gruppo dei BRICS. Da ultimo, su questo tema, vale la pena ricordare come lo stesso leader socialista brasiliano fu tra i promotori della nascita di tale nuovo polo geopolitico, essendo tra i fondatori, nel 2009, del primo vertice (BRIC) che si tenne nel 2009 negli Urali, nella città russa di Yekaterinburg.

La fuga negli Stati Uniti e la freddezza di Washington circa il futuro politico di Flavio Bolsonaro

Nonostante il suo partito abbia riconosciuto la vittoria avversaria, e nonostante le iniziali dichiarazioni che negavano eventuali piani di fuga, Bolsonaro, come ormai confermato dai media internazionali, ha raggiunto insieme alla famiglia il suolo statunitense, nel timore che si sostanziassero le varie inchieste da parte della magistratura brasiliana che gravano sul suo conto[1]. L’ex candidato presidenziale, che ora denuncia brogli elettorali e un sistema a lui avverso instaurato da Lula in Brasile, si dichiara il vero vincitore delle elezioni e promette di condurre la sua battaglia politica contro Lula dagli Stati Uniti. Come riportato dai media, risulta chiaro come quello stesso sistema di Stati sudamericani spostatisi politicamente nell’orbita di Washington, abbia facilitato la fuga di Bolsonaro negli Stati Uniti, a partire proprio dal governo alleato dell’Argentina di Milei. Sebbene Washington abbia garantito i visti per approdare sul suolo statunitense alla famiglia Bolsonaro, e nonostante varie ricostruzioni dei media che riportavano un coinvolgimento diretto dell’amministrazione Trump nei piani di fuga di Bolsonaro, il Segretario di Stato Marco Rubio ha voluto chiarire come Washington non abbia avuto nessun ruolo operativo nella fuga del senatore brasiliano a seguito della sconfitta elettorale[2]. A queste fredde quanto realiste dichiarazioni di Rubio, si aggiungono quelle dello stesso Trump, il quale ha recentemente dichiarato come gli Stati Uniti non riconoscono Bolsonaro come il vero vincitore delle elezioni, e che non hanno (almeno per ora) alcuna volontà di sostenere le ambizioni politiche revansciste di Bolsonaro. In una chiosa ulteriormente realista, si rammentino le recenti positive dichiarazioni di Trump verso l’ottantunenne politico brasiliano riportate dalla Reuters che, per ora, appaiono come un ulteriore distacco dal candidato sconfitto: I like Lula, I get along with him very well[3].


[1] https://www.ilfattoquotidiano....

[2] Rubio says the US government did not facilitate Bolsonaro’s flight to the US, https://www.wral.com/news/ap/0...

[3] S. Holland, G. Slattery, Trump not planning to back Bolsonaro’s claim to be Brazil’s leader, sources say, https://www.internazionale.it/...

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