Libia, il riassetto del potere in Cirenaica e le prospettive della riunificazione istituzionale
La sostituzione di Aguila Saleh con Al-Salihin Abdulnabi al-Obeidi alla presidenza della Camera dei rappresentanti libica, il 6 ottobre, cambia gli equilibri in Cirenaica. Sostenuto da Haftar, Al-Obeidi punta a una leadership coesa e migliori rapporti con la Libia occidentale. Gli USA appoggiano il cambiamento, che potrebbe favorire compromessi su risorse e istituzioni, ma la sua durata dipende dalla legittimazione elettorale.
La sostituzione di Aguila Saleh alla presidenza della Camera dei rappresentanti libica, avvenuta il 6 ottobre dopo dodici anni, costituisce un passaggio significativo nell'evoluzione degli equilibri politici della Cirenaica. L'avvicendamento del leader storico del parlamento unicamerale libico si inserisce in una fase di progressiva ridefinizione dei rapporti di forza all'interno del sistema di potere orientale, caratterizzata dalla crescente centralità di Saddam Haftar e dal tentativo di imprimere nuovo impulso ai negoziati con la Libia occidentale. Le implicazioni del cambiamento potrebbero dunque estendersi oltre la dimensione parlamentare, interessando la distribuzione delle principali cariche istituzionali e il più ampio processo di riunificazione del Paese.
L'elezione di Al-Salihin Abdulnabi al-Obeidi, rappresentante di Tobruk, è stata preceduta da una modifica del regolamento della Camera che introduce un mandato annuale per la presidenza. La riforma, approvata il 5 ottobre con 98 voti favorevoli, ha consentito di superare una continuità istituzionale che durava dal 2014. Saleh ha contestato la legittimità della procedura, evidenziando le tensioni interne a un'assemblea che, pur rappresentando uno dei principali riferimenti istituzionali della Libia orientale, è da tempo attraversata da divergenze sulla gestione del potere e sulle prospettive della transizione politica.
La vicenda assume particolare rilevanza considerando il ruolo esercitato da Saleh nell'architettura politica costruita attorno a Khalifa Haftar, padre di Saddam e guida politico-militare dell’Est del Paese. Nel corso degli anni, il presidente della Camera aveva garantito una sponda istituzionale alla leadership della Cirenaica, conservando tuttavia una propria autonomia negoziale, sostenuta dalle relazioni politiche e tribali sviluppate tanto sul piano interno quanto nei rapporti con gli interlocutori internazionali. La sua sostituzione sembra riflettere l'esigenza di superare un sistema di mediazioni che, nella nuova fase politica, poteva limitare la capacità della famiglia Haftar di orientare direttamente le decisioni parlamentari.
In questo quadro emerge soprattutto quel ruolo di Saddam Haftar, la cui progressiva affermazione rappresenta uno degli sviluppi più rilevanti degli ultimi anni. La sua ascesa ai vertici dell'apparato militare si accompagna a un crescente coinvolgimento nelle dinamiche politiche e nei rapporti con gli attori internazionali. Il consolidamento della sua posizione suggerisce una trasformazione graduale del sistema di potere orientale, nel quale la componente militare tende a esercitare un'influenza sempre più diretta anche sulle istituzioni civili. La sostituzione di Saleh potrebbe quindi contribuire a rendere più coerente il processo decisionale della Cirenaica, riducendo gli spazi di autonomia dei tradizionali intermediari politici.
La scelta di al-Obeidi appare funzionale anche a una seconda esigenza, legata alla gestione delle relazioni con la Libia occidentale. Il nuovo presidente appartiene alla stessa componente tribale di Saleh, circostanza che potrebbe favorire la continuità degli equilibri locali, ma presenta un profilo politico relativamente più aperto al dialogo. La precedente presidenza del gruppo parlamentare di amicizia libico-turco costituisce, in questo senso, un elemento significativo. Ankara, storicamente vicina alle autorità di Tripoli, ha progressivamente ampliato negli ultimi anni i propri contatti con la leadership orientale, nel quadro di un approccio più articolato agli equilibri libici. La presenza alla guida della Camera di una figura che ha già operato su questo versante potrebbe facilitare l'interlocuzione con ambienti politici tradizionalmente distanti dalla Cirenaica.
Tale dinamica si inserisce nel più ampio tentativo di riavvicinamento tra i principali centri di potere del Paese. In particolare, i contatti attribuiti a Saddam Haftar e Ibrahim Dbeibah, figura influente nell'entourage del primo ministro Abdul Hamid Dbeibah, indicano la possibilità che il negoziato politico si sviluppi anche attraverso canali informali, paralleli a quelli istituzionali. La convergenza di interessi tra esponenti delle leadership orientale e occidentale potrebbe creare le condizioni per intese pragmatiche sulla gestione delle risorse e sulla distribuzione delle responsabilità amministrative, pur senza comportare necessariamente una soluzione complessiva della frammentazione politica.
Uno dei principali terreni di confronto riguarda le istituzioni sovrane, a cominciare dalla Banca centrale, dalla Procura generale e dagli organismi di controllo della spesa pubblica. In un sistema caratterizzato dalla persistente divisione delle autorità esecutive, il controllo e la gestione di queste strutture assumono un valore politico ed economico determinante. La possibilità di ridefinirne gli assetti potrebbe costituire una componente importante di un eventuale accordo tra le leadership rivali. Si tratta tuttavia di un percorso complesso, poiché le procedure di nomina, gli equilibri tra Camera dei rappresentanti e Alto Consiglio di Stato e le resistenze delle istituzioni coinvolte rendono difficilmente praticabili soluzioni esclusivamente bilaterali.
A conferire ulteriore rilevanza a questi sviluppi contribuisce il rinnovato attivismo degli Stati Uniti. Attraverso l'iniziativa diplomatica di Massad Boulos, consigliere del presidente Donald Trump per gli affari arabi e africani, Washington ha intensificato i contatti con i principali interlocutori libici, ponendo al centro della propria azione la riunificazione delle istituzioni politiche, economiche e militari. Il rapido sostegno espresso da Boulos alla nuova presidenza parlamentare, l'8 ottobre, segnala la disponibilità americana a collaborare con gli assetti emersi dal cambiamento di Bengasi. Non è sufficiente per attribuire a Washington un ruolo diretto nell'avvicendamento, ma suggerisce che la nuova configurazione istituzionale sia considerata compatibile con gli obiettivi della diplomazia statunitense.
Il processo si intreccia con gli sforzi delle Nazioni Unite, rilanciati dall'accordo del 30 agosto tra rappresentanti delle diverse componenti politiche libiche. L'intesa mira a superare alcuni degli ostacoli normativi e istituzionali che continuano a impedire lo svolgimento delle elezioni presidenziali e legislative. Permangono tuttavia divergenze sulla legittimità delle procedure e sulle competenze degli organismi coinvolti. Il percorso promosso dall'UNSMIL e l'iniziativa americana condividono l'obiettivo dichiarato della riunificazione, pur muovendosi attraverso strumenti e interlocuzioni differenti. La loro complementarità dipenderà dalla capacità di tradurre gli accordi tra le leadership in un quadro istituzionale sufficientemente condiviso.
La riorganizzazione del potere nella Cirenaica apre pertanto una fase potenzialmente significativa, senza modificare nell'immediato le condizioni strutturali della crisi libica. Una maggiore coesione della leadership orientale e l'esistenza di canali negoziali con Tripoli potrebbero agevolare compromessi finora difficili da raggiungere. Resta però aperta la questione della loro sostenibilità politica. Gli accordi tra i principali centri di potere possono favorire una gestione più coordinata delle risorse e delle istituzioni, ma rischiano anche di consolidare gli equilibri esistenti qualora non siano accompagnati da un percorso credibile di legittimazione elettorale.
La prospettiva di una stabilizzazione duratura dipenderà dunque dalla capacità di collegare il riassetto delle relazioni tra le élite alla ricostruzione di istituzioni nazionali effettivamente condivise. È su questo terreno, più che sul solo avvicendamento alla guida della Camera, che si misurerà la portata politica dei cambiamenti in corso.