Approfondimenti

Macron e la nuova postura strategica della Francia

Il cambio della postura nucleare della Francia esposta dal del leader di En Marche: dalla riforma della dottrina nucleare alla guerra in Iran, le conseguenze per gli equilibri politico-militari europei

Per quanto concerne la politica estera e l'impostazione strategica, le posizioni di Marcon negli anni del suo mandato non hanno oggettivamente spiccato per una ferrea coerenza di visione geopolitica. Partendo dal tempo in cui il presidente francese definì la NATO come una organizzazione cerebralmente morta (braindead organization), passando alla guerra in Ucraina e alla convinta adesione all’Alleanza come baluardo davanti alle offensive della Russia, per passare al dramma strategico e geopolitico della riduzione di influenza di Parigi nel Sahel. In seguito a questo rollercoaster di orientamenti in politica estera, giungono le più recenti esternazioni a cavallo tra desideri di autonomia strategica europea (con malcelata volontà di una guida francese, ça va sans dire): il tutto nella cornica di un difficile equilibrio euroatlantico con gli imprevedibili Stati Uniti dell'era Trump II. In un ordine internazionale sempre più frammentato e a tratti indecifrabile, Macron, nel solco della passata potenza imperiale e nella volontà emulativa di uno statista come De Gaulle, ha recentemente - nel discorso pronunciato alla base dell'armèe di Île-Longue - riacceso la questione della autonomia strategica europea e dell'attualizzazione nei contesti internazionali della proiezione di potenza francese, dando risalto all'elemento della force de frappe - dal 1961 elemento fondante della dottrina militare strategica francese - e della profondità strategica di Parigi.

Il discorso strategico di Île-Longue

In questo discorso di chiaro orientamento strategico e proiettato verso l’orizzonte del lungo termine, il presidente francese ha presentato la visione riformatrice più dirimente sul piano della dottrina nucleare d'oltralpe dai tempi della Guerra Fredda, almeno sul piano teoretico. Nel suo intervento, Macron ha difatti articolato il suo pensiero al fine di arrivare a un punto di novità, ovvero la creazione di una dissuasione avanzata, ossia una aumentata deterrenza, militare e nucleare, per meglio muoversi in uno scenario internazionale in preda a convulsioni belliche e geopolitiche particolarmente violente, non scevre da minacce nucleari. Proprio in relazione a questi potenziali, apocalittici chiari di luna della politica internazionale odierna, Macron ha voluto rimarcare come questa nuova dissuasione avanzata passi in primis dal potenziamento dell'elemento nucleare, sia sul piano qualitativo che su quello quantitativo. Il presidente francese tenta così di prendere due piccioni con una fava: rinverdire i destini di potenza continentale erosi dalla grave crisi di Parigi nel Sahel, e candidarsi a protagonista politico-militare di una eventuale, annosa, auspicatissima e ormai quasi chimerica autonomia strategica europea. Difatti, rispetto alla dottrina iniziale della già citata force de frappe del '61, al tempo voluta come contraltare all’ombrello atomico statunitense, questa volta Macron ha voluto rimarcare la volontà di una eventuale integrazione sostanziale con gli alleati continentali europei; un auspicio anch’esso inevitabilmente tutto teorico, specie se si considera l’incertezza - taluni osservatori e analisti parlano financo di evanescenza - della politica estera e di difesa comune europea tout court, specie alla luce della complessa questione del conflitto in Iran. Per indorare la pillola davanti a un’ opinione pubblica francese ed europea, si ricordi da ultimo come Macron abbia astutamente accompagnato il discorso del potenziamento del deterrente nucleare, con quello legato all’uso civile dell’energia atomica e financo alla questione del climate change.

La specificità francese, il difficile contesto della sicurezza in Europa e le incognite del conflitto in Iran

In questa sua visione, il presidente francese ha voluto indirettamente preparare l’opinione pubblica del suo Paese, e più in generale quella europea, a una nuova era di un confronto militare nucleare. Come sottolineato in un’analisi del World Politics Review[1], Gesine Weber ricorda opportunamente come per la Francia, contrariamente a quanto accade per gli Stati Uniti e altre nazioni, la dottrina nucleare francese non è definita e contenuta in forma di documenti strategici ufficiali, ma si basa invece esclusivamente sui discorsi del presidente. In effetti, tradizionalmente, i presidenti francesi pronunciano un discorso di questo tipo ad ogni mandato: l’ultimo di Macron risale al suo primo mandato nel 2020. Quel discorso, continua Weber, si inserì in un contesto drasticamente diverso da quello attuale, ove la priorità globale era la prima pandemia globale Covid-19, mentre sul piano militare, non si voleva impensierire Washington, pensando a una possibile riduzione delle garanzie di difesa nucleare statunitense nel Vecchio Continente. Oggi invece, tale tematica espressa nel discorso presidenziale strategico, assume un significato diverso, di potenziale maggiore interesse tra i partners europei. Infine, le conclusioni in questo caso appaiono piuttosto ovvie quanto necessarie. Bisognerà infatti vedere innanzitutto quali saranno gli sviluppi dell’attuale teatro di guerra in corso in Iran, quali eventuali coinvolgimenti delle potenze europee: stesso discorso vale per gli sviluppi dell’annoso conflitto in Ucraina e quale potrà essere il combinato disposto di entrambi i conflitti sui rapporti euro-atlantici e sulla NATO. Oltre a queste enormi sfide dai destini ignoti, bisognerà altresì osservare il test of time, ossia se tali iniziative strategiche sopravviveranno (ed eventualmente in quale forma) all’era Macron, che giungerà al suo termine nel 2027.


[1] G. Weber, France’s New Nuclear Doctrine Has Altered Europe’s Security Landscape, World Politics Review,

https://www.worldpoliticsrevie...

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