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Algeria: il progetto di restauro della Casbah di Algeri

di Rossella Fabiani

Il governo algerino ha deciso di avviare un nuovo piano di salvataggio della Casbah, il cuore storico di Algeri, un pezzo di storia della città e del paese. Perché questo progetto è così importante per l’Algeria: il punto di Rossella Fabiani.

Il governo algerino ha stanziato 12 milioni di euro per avviare un nuovo piano di salvataggio della Casbah, il cuore storico di Algeri, la medina forse più famosa e carica di significati di tutto il Maghreb. La Casbah è un vero e proprio monumento vivente, oltre che un simbolo della lotta dell’indipendenza algerina. È un esempio di “città islamica” che nei 315 anni dell’impero ottomano ha conosciuto il suo massimo splendore – nel 1634 la sua popolazione raggiunse i centomila abitanti – e che, nel 1992, è stata inserita nella lista dell’Unesco dei beni del patrimonio mondiale dell’umanità. Ma che, purtroppo, è aggredita dal degrado: più di un terzo delle sue case e dei palazzi sono crollati o pericolanti e i tentativi fatti finora per arginare l’agonia di questo pezzo di Algeri e di storia hanno avuto effetti limitati. In qualche caso, addirittura, negativi.

La Casbah è stata anche il set di uno dei film più appassionati di Gillo Pontecorvo, “La battaglia di Algeri”, che nel 1966 vinse il Leone d’oro a Venezia provocando l’indignata reazione della Francia che appena quattro anni prima quella battaglia l’aveva persa ed era stata costretta ad abbandonare l’Algeria e a restituire l’indipendenza al Paese che era stato una sua colonia dal 1830. È proprio con la colonizzazione francese che la Casbah ha subito i primi colpi. La parte bassa, quella più vicina al porto, fu demolita per alloggiare le divisioni militari. Sparirono molte viuzze commerciali, furono abbattute anche alcune moschee. Soltanto nel 1865 Napoleone III ordinò la fine degli sventramenti perché, intanto, la nuova Algeri coloniale con i grandi palazzi in stile haussmaniano si stava sviluppando lungo il mare e ai lati della città vecchia.

La Casbah sopravvissuta sembrò salva: un triangolo tra la rue Amar Alì e la rue Abderrahmane Arbadji, alla base, fino all’apice della cittadella fortificata. In totale 140.000 metri quadrati. Secondo lo schema classico della città islamica che comprende tre elementi fondamentali: il centro religioso e culturale, il centro del sistema commerciale e il centro politico e amministrativo. Il centro religioso-culturale è la grande moschea, accanto alla quale si trova la madrasa, la scuola coranica – divisa nelle quattro sezioni delle quattro scuole giuridiche dell’Islam sunnita – e il grande bagno pubblico, l’hammam, luogo importante della vita sociale. Il centro della vita commerciale e artigianale è il suk che rispetta una divisione per sezioni: con i prodotti di maggior valore più vicini alla moschea e quelli di uso più comune via via che ci si allontana. Il centro politico e amministrativo è nella cittadella fortificata. Poi c’è il complesso delle aree residenziali, divise in quartieri, hawma, ciascuno con una sua piccola moschea, una scuola, un hammam.

Ma con lo sviluppo urbanistico (oggi Algeri è una metropoli di oltre 4 milioni di abitanti), con lo spostamento delle istituzioni politiche e amministrative (cominciato già in epoca coloniale), banalmente anche con i supermercati che hanno sostituito i suk, la Casbah ha perso la sua natura originale e si è ridotta a una specie di satellite minore del tessuto sociale della città. Le statistiche sono impietose: 300 case distrutte, 450 evacuate e murate, 200 con un livello di deterioramento avanzato, soltanto 50 restaurate. Non solo: appena 250 case sono ancora abitate dai proprietari originari, tutte le altre sono in affitto od occupate. Molti dei nuovi inquilini - arrivati dalle campagne - in qualche caso, hanno addirittura contribuito al degrado perché nei primi piani d’intervento varati negli Anni Settanta era prevista la concessione di case popolari alle famiglie che vivevano in abitazioni dichiarate inagibili.

Questa volta il governo algerino non vuole ripetere gli errori del passato e per il nuovo piano di salvataggio della Casbah chiede prima di tutto una visione che valorizzi la tradizione e allo stesso tempo traghetti la Casbah nella modernità. Per un’Algeria proiettata nel cuore dell’Africa e aperta sul Mediterraneo con una propensione sia alle sensibilità spirituali e religiose del passato e contemporanee che alle esperienze culturali e artistiche antiche ma anche europee.

Può essere un’occasione per l’Europa e l’Italia che possono avere un grande ruolo. Ma la riabilitazione della Casbah è una partita che interessa molti giocatori, compresa la Cina che in Algeria ha già realizzato grandi opere: dalla costruzione della Djamaa el Djazair, la più grande moschea del continente africano (la terza al mondo) col suo minareto alto 270 metri, il nuovo aeroporto di Algeri e lo stadio olimpico di Orano che doveva ospitare i Giochi del Mediterraneo nel giugno di quest’anno, rinviati al 2022 per la pandemia di Covid-19. E gli interessi della Cina in Africa, si sa, non sono soltanto economici.

Per questo il salvataggio della Casbah è un’opportunità per la diplomazia culturale che non va sottovalutata. Tra Italia e Algeria c’è un Trattato di amicizia e di buon vicinato che impegna a “favorire le azioni volte a creare uno spazio culturale comune ispirandosi ai legami storici e umani tradizionali e alla loro comune appartenenza alla cultura mediterranea, a promuovere una maggiore conoscenza reciproca e a sviluppare una migliore comprensione tra le due società e i loro popoli”. E ci sono i rapporti eccellenti nel campo delle forniture di gas. La visita di Mattarella ad Algeri, che si è tenuta sabato 6 e domenica 7 novembre, la prima di un capo di Stato europeo dall’insediamento, nel dicembre 2019, del nuovo presidente algerino Abdelmadjid Tebboune, è stato un momento importante. Sarà anche la premessa di un Business Forum da fissare per l’inizio del 2022. Pensando al gas e agli altri scambi commerciali. Ma non solo.

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