Algeria-Italia ponte maghrebino con l’Europa
Perché la stabilità geopolitica di Algeri è fondamentale per le politiche energetiche italiane
A partire dalla guerra in Ucraina e dall’implementazione delle sanzioni contro la Russia l’Italia è stata costretta a diversificare i propri partenariati strategici energetici al fine di evitare un’eccessiva dipendenza da un singolo attore esterno. All’ammanco di petrolio e gas importato da Mosca si è aggiunto, dall’inizio della guerra israelo-americana all’Iran, il problema del blocco dello Stretto di Hormuz che ha complicato maggiormente le forniture energetiche all’Italia derivanti dai Paesi del Golfo. In questa delicata congiuntura geoeconomica, quindi, Paesi come l’Algeria sono determinanti per la strategia di diversificazione energetica italiana.
L’interesse dell’Italia nei confronti dell’Africa settentrionale, però, non riguarda esclusivamente la propria sicurezza energetica, ossia la capacità che ha un Paese di garantire un approvvigionamento costante e accessibile di commodities. Roma è anche l’hub energetico del Mare Nostrum, un ponte di rifornimento dall’Africa verso l’Europa che ambisce a diventare anche un potenziale snodo internazionale di energie rinnovabili, come l’idrogeno verde, una nuova frontiera dello sviluppo sostenibile prodotta da fonti alternative come solare ed eolico su cui punta anche l’Algeria che rappresenta, quindi, uno dei pilastri della proiezione geopolitica di Roma nel Mediterraneo allargato diventato prima area di interesse geostrategico dell’Italia.
La quota maggiore di tutto il greggio che arriva in Italia proviene dai Paesi africani, il 41,7%[1], e l’Algeria si conferma il primo fornitore di gas del nostro Paese coprendo circa il 36% delle importazioni totali[2].
Le fratture regionali nel Maghreb e di riflesso le preoccupanti tensioni nella fascia del Sahel, però, potrebbero mettere a rischio la nostra sicurezza energetica proiettata nel lungo periodo, per tale motivo è necessario monitorare e mantenere un focus geopolitico costante sui Paesi africani dai quali dipendiamo per le forniture di idrocarburi. A questo proposito, è indispensabile, in particolare, vigilare sulla stabilità politica sia interna che esterna dell’Algeria da dove arriva in Italia, come abbiamo visto, la maggior parte del gas importato.
Perdurano tensioni e crisi di varia natura da non sottovalutare e, in particolare, l’Algeria è dilaniata da rapporti esterni molto tesi con Stati confinanti come il Mali e il Marocco.
Algeri dal punto di vista interno si muove lungo una traiettoria di “relativa” stabilità politica e socioeconomica sotto la guida del presidente Abdelmadjid Tebboune che concentra nella propria carica le principali leve decisionali, mentre il governo guidato da Sifi Ghrieb e il Parlamento svolgono un ruolo essenzialmente operativo. Tra i due principali centri decisionali, statale e militare, invece, c’è una rivalità che provoca incertezza all’interno del sistema politico e di sicurezza alimentando tensioni tra il Presidente Tebboune e il Capo di stato maggiore dell’esercito Saïd Chengriha. anche tra i sospetti di un colpo di stato[3]. Il governo limita le attività di associazioni, media indipendenti, voci di opposizione di una società di cui i giovani rappresentano oltre il 50% della popolazione, giustificando ufficialmente tale comportamento con la necessità di preservare l’ordine in un contesto regionale instabile. Il sistema economico del Paese, negli ultimi anni, sta reggendo perchè dipende nella maggior parte dal settore energetico che costituisce circa il 40% delle entrate fiscali e il 93% delle esportazioni[4] in un contesto segnato da fragilità strutturali inerenti a due problematiche. La prima, riguarda la domanda energetica interna che è cresciuta negli ultimi anni riducendo la quantità di gas disponibile per le esportazioni creando pressioni per i Paesi importatori. La seconda, è inerente, invece, alle infrastrutture energetiche in buona parte obsolete perchè molti giacimenti gasieri e petroliferi si trovano in una fase terminale di utilizzo[5]. In questo quadro, la compagnia statale Sonatrach ha approvato un nuovo piano di sviluppo per il 2026-2030 con l’obiettivo di aumentare la produzione di gas fino a circa 200 miliardi di metri cubi all’anno nei prossimi cinque anni. Parallelamente, il governo ha annunciato investimenti strategici nel settore energetico per circa 60 miliardi di dollari tra il 2025 e il 2029, con l’80% dei fondi destinato a esplorazione e produzione di idrocarburi, e il restante a progetti di raffinazione, di petrolchimica e, infine, di generazione di energia rinnovabile come la riduzione del gas flaring al di sotto dell’1% entro il 2030[6] aspetto a cui l’Italia riserva particolare attenzione. Il rapporto del nostro Paese con l’Algeria è una vera partnership strategica. Roma non vede il rapporto con Algeri solo attraverso la lente energetica ma anche tramite la cooperazione nelle infrastrutture, nei trasporti, nell’industria, nella sicurezza etc. La collaborazione bilaterale, rafforzatasi nell’ultimo biennio, viene ulteriormente valorizzata nel quadro del Piano Mattei per l’Africa che vede nell’Algeria un “Paese pilota”, ossia un partner prioritario in diversi settori. L’Italia è il terzo partner commerciale dell’Algeria a livello globale, ricoprendo la posizione di primo cliente e terzo fornitore. E Algeri è oggi il principale partner commerciale africano dell’Italia con 14 miliardi di euro di scambi e 8,5 miliardi di investimenti italiani[7]. Inoltre, è diventato il primo fornitore di gas naturale a livello globale (l’import italiano ammonta all’87%) e il resto delle importazioni riguarda prodotti derivanti dalla raffinazione del petrolio e dal petrolio greggio[8].
Ma l’attacco israelo-americano a Teheran del 28 febbraio scorso ha provocato il 18 e il 19 marzo una rappresaglia iraniana contro South Pars il polo produttivo di Ras Laffan, primo giacimento gasiero del Qatar la cui conseguenza è stata la decisione presa a fine marzo dalla società energetica dell’Emirato, QatarEnergy, di sospendere “per forza maggiore” le consegne di gas all’Italia e ad altri Paesi (il GNL dal Qatar copriva circa l’11% dei consumi italiani). Questa nuova congiuntura geoeconomica ha fatto sì che noi europei, in primis, ci trovassimo in grave difficoltà per l’approvvigionamento energetico, il rialzo del prezzo del petrolio e l’impennata dell’inflazione. Per tale motivo lo scorso 25 marzo la premier Meloni che è stata in visita in Algeria ha dichiarato che soprattutto in questo difficile contesto di instabilità energetica è fondamentale “rafforzare i flussi di gas all’Italia”[9]. E secondo gli ultimi dati, a oggi, si constata il 54% di riempimento degli stoccaggi nostrani, 9 punti percentuali sopra la media Ue[10].
Dal punto di vista delle relazioni internazionali e geopolitiche, Algeri considera Roma un player fondamentale anche nell’interlocuzione con l’Unione europea, riducendo contemporaneamente la dipendenza politica da Parigi con la quale continua ad avere rapporti tesi. Le relazioni con la Russia, invece, restano solidi e multidimensionali. Mosca continua a essere un partner chiave per Algeri soprattutto nel settore della difesa, come certifica la recente consegna dei primi due caccia di quinta generazione Su-57 alle forze armate algerine[11]. Tuttavia, un punto di frizione con Mosca è dato dalla presenza delle milizie russe in Niger, in Libia, e in Mali da dove i russi recentemente sono stati costretti ad andarsene. Specialmente nei Paesi saheliani, quindi, queste forze sostengono regimi militari che hanno sposato un’agenda politica ostile agli interessi algerini. Sono preoccupanti le tensioni soprattutto tra l’Algeria e il Mali con cui la crisi si è aggravata nell’ultimo periodo[12]. Il casus belli è stato lo scorso anno un drone dell’esercito maliano abbattuto dall’Algeria. L’incidente ha scatenato una crisi diplomatica e da allora, il Mali e i suoi alleati Niger e Burkina Faso, guidati da regimi militari, hanno richiamato i rispettivi ambasciatori dall’Algeria, la quale ha annunciato, a sua volta, il richiamo dei propri dai tre Paesi. Il Mali si trova ad affrontare una crisi di sicurezza dal 2012 alimentata dalla violenza di gruppi affiliati ad Al-Qaeda e allo Stato Islamico. Dal colpo di stato del 2020 la giunta militare ha espulso le forze francesi e internazionali e ha interrotto la cooperazione in materia di sicurezza con gli Stati Uniti virando verso la Russia con la quale si era alleata. Ma un’escalation militare all’interno del Paese è scoppiata proprio poco tempo fa. Il 25 aprile scorso delle formazioni jihadiste di gruppi terroristi di Al-Qaeda (JNIM) alleate per la prima volta con il separatismo tuareg hanno compiuto un’offensiva massiccia contro la giunta militare al potere sia a Sud, nella capitale Bamako dove è stato ucciso anche il Ministro della Difesa, sia a Nord, a Kidal, dove erano di stanza i russi. E proprio i contractor russi dell’Africa Corps, ex gruppo Wagner passato sotto il diretto comando del ministero della Difesa russo dopo la morte di Prigozhin, sono scappati dal Paese. In realtà, questa compagnia militare privata, supervisionata dall’intelligence militare russa, forniva supporto alla sicurezza di diversi governi africani in cambio di pagamenti o contratti di accesso alle risorse naturali. Ma dal loro arrivo la situazione è peggiorata: secondo il Global Terrorism Index, il Sahel è diventato “il focolaio di terrorismo più letale al mondo[13]”. Questi tentativi di colpi di stato nella fascia saheliana hanno l’obiettivo di generare instabilità in tutta la regione e potrebbero produrre altri due tipi di fenomeni che ci riguardano. Il primo, concerne il terrorismo islamico con la potenzialità di riuscire ad arrivare in Europa; il secondo, la capacità di tali gruppi estremisti di controllare i flussi migratori dall’Africa verso il Vecchio Continente. Dal punto di vista geopolitico, il ritiro dei russi dal Mali ha messo a rischio la reputazione di Mosca come partner in materia di sicurezza. Questo “buco strategico” potrebbe essere colmato proprio dai jihadisti che mirano a erodere progressivamente l’autorità centrale e ad ampliare la propria influenza ben oltre il territorio maliano puntando a un ordine islamista transnazionale che troverebbero nei vicini algerini dei duri nemici da combattere per la loro lunga esperienza in materia di antiterrorismo. Ma il governo di Algeri teme soprattutto che l’espansione dei gruppi jihadisti lungo i confini possa minacciare i propri giacimenti strategici nel Sud del Paese mettendo a rischio la produzione energetica.
L’Algeria, inoltre, ha rapporti molto tesi con un altro storico rivale nella regione, il vicino Marocco, il più filoccidentale dei Paesi dell’Africa settentrionale. Algeri e Rabat hanno interrotto le relazioni diplomatiche dopo la crisi del 2021 e permane una forte rivalità geopolitica per l’annosa questione del Sahara occidentale. Quest’ultimo è una regione autonoma che gli algerini vorrebbero diventasse uno Stato e che invece i marocchini hanno dotato di una sorta di “statuto speciale”, soluzione riconosciuta dall’Onu ma non dall’Algeria. In realtà, la recente approvazione da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite della risoluzione a favore del piano di autonomia marocchino come base per la risoluzione del conflitto ha ulteriormente delegittimato la posizione algerina, incentrata, invece, sul principio di autodeterminazione e sull’indipendenza del Sahara occidentale, soprattutto alla luce dell’astensione di partner storici come Russia e Cina[14]. Anche tali tensioni geopolitiche hanno costretto l’Algeria a riorganizzare la sua rete di esportazione dirottando i flussi di gas che prima passavano dal Marocco interamente verso il gasdotto sottomarino Transmed, diretto in Italia, e ad aumentare le misure di sicurezza sulla rete di GNL per prevenire potenziali ripercussioni.
In questa fase di delicata transizione, all’interno di dinamiche regionali in ricomposizione, il supporto dell’Italia alla stabilità dell’Algeria e di tutta l’area settentrionale del continente africano è fondamentale per preservare non solo la sicurezza energetica ma anche quella dei confini italiani ed europei.
[1] https://www.lapresse.it/economia/2026/03/03/iran-da-dove-arriva-il-petrolio-in-italia/
[2] https://www.ilsole24ore.com/art/gas-transmed-arrivati-20-miliardi-metri-cubi-2025-ecco-quanto-pesa-l-algeria-flussi-italiani-AIPiuy9B?refresh_ce
[3] https://www.middleeasteye.net/news/ousted-head-algerian-intelligence-flees-country-aboard-speedboat
[4] https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/algeria-tra-stabile-equilibrio-interno-e-sfide-internazionali-222955
[5] https://www.fitchsolutions.com/bmi/oil-gas/algeria-faces-constrained-gas-supply-as-domestic-demand-rises-and-exports-24-10-2025
[6] https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/algeria-diversificazione-delle-partnership-e-competizione-regionale-228854
[7] https://mediterraneoglobale.substack.com/p/italia-algeria-un-partenariato-davvero
[8] https://ambalgeri.esteri.it/it/italia-e-algeria/diplomazia-economica/
[9] https://it.euronews.com/my-europe/2026/03/25/meloni-in-algeria-rafforzare-flussi-di-gas-allitalia-ma-potrebbe-non-bastare-a-contenere-c
[10] https://www.ilsole24ore.com/art/gas-piu-flussi-usa-e-algeria-mosse-dell-italia-fronteggiare-l-impatto-guerra-AIR6Gk9C
[11] https://www.agenzianova.com/en/news/Moscow-delivers-first-of-57-to-Algeria--first-African-country-to-deploy-fifth-generation-fighters/
[12] https://www.lemonde.fr/afrique/article/2025/09/05/crise-diplomatique-entre-bamako-et-alger-le-mali-annonce-une-requete-aupres-de-la-cij_6639056_3212.html
[13] https://www.economicsandpeace.org/global-terrorism-index/?utm_source=chatgpt.com
[14] https://www.theguardian.com/world/2025/oct/31/un-approves-resolution-supporting-moroccos-claim-to-western-sahara