Connettività e autonomia strategica: il ruolo dell'Eastern Maritime Corridor nella proiezione indo-pacifica dell'India
Tra le incertezze di Chabahar, le opportunità dell'IMEC e il partenariato con la Russia, Delhi punta a diventare uno snodo centrale delle reti euroasiatiche.
Il progressivo spostamento del baricentro economico mondiale verso l’Indo-Pacifico sta ridefinendo le geografie della connettività globale. In questo scenario, il Golfo del Bengala emerge come uno degli spazi strategici più rilevanti del XXI secolo, al crocevia tra Asia meridionale, Sud-est asiatico ed Eurasia. È in questo contesto che si inserisce l’Eastern Maritime Corridor (EMC), il progetto volto a collegare i porti della costa orientale indiana con Vladivostok, nell’Estremo Oriente russo, attraverso una rotta marittima più diretta rispetto ai tradizionali collegamenti che transitano dal Canale di Suez e dai porti europei.
A prima vista, l’EMC appare come una semplice iniziativa logistica. In realtà, il suo significato è profondamente geopolitico. La riduzione dei tempi di trasporto tra India e Russia da oltre quaranta a circa ventiquattro giorni risponde certamente a esigenze economiche, ma riflette anche la crescente necessità di rendere più resilienti le catene di approvvigionamento in un contesto internazionale caratterizzato da instabilità e frammentazione. Le tensioni nel Mar Rosso, gli attacchi alle rotte commerciali e l’aumento dei costi assicurativi e logistici hanno evidenziato la vulnerabilità dei principali chokepoints marittimi globali, spingendo Delhi a cercare percorsi alternativi per garantire l’accesso a risorse energetiche e materie prime strategiche provenienti dalla Russia.
L’EMC deve inoltre essere letto alla luce della più ampia strategia indiana di diversificazione delle direttrici commerciali. Negli ultimi anni, l’India ha investito nel porto iraniano di Chabahar, considerato un tassello fondamentale dell’International North-South Transport Corridor (INSTC), il progetto che collega l’Oceano Indiano alla Russia attraverso Iran e Asia Centrale. Tuttavia, il confronto aperto tra Stati Uniti e Iran, il regime sanzionatorio nei confronti di Teheran e le incertezze politiche che gravano sulla regione hanno ridotto la prevedibilità di questa direttrice. In questo quadro, l’Eastern Maritime Corridor rappresenta una forma di “assicurazione strategica”: una rotta alternativa che consente all’India di mantenere un accesso privilegiato al mercato russo senza dipendere esclusivamente da infrastrutture esposte a rischi geopolitici.
La centralità dell’EMC emerge ancora più chiaramente se confrontata con l’altra grande iniziativa di connettività sostenuta da Nuova Delhi: l’India-Middle East-Europe Economic Corridor (IMEC), annunciato durante il G20 del 2023. Se l’IMEC rappresenta la direttrice occidentale della proiezione economica indiana verso il Medio Oriente e l’Europa, l’EMC costituisce il suo complemento orientale verso la Russia e il Pacifico. Insieme, i due progetti delineano una visione strategica nella quale l’India aspira a trasformarsi in un hub centrale delle reti commerciali euroasiatiche, mantenendo al contempo una posizione di autonomia rispetto alle grandi potenze.
Questa impostazione riflette la tradizionale dottrina indiana della “strategic autonomy”, oggi reinterpretata attraverso una politica di multi-allineamento. Da un lato, Delhi approfondisce la cooperazione con Stati Uniti, Europa e monarchie del Golfo attraverso iniziative come l’IMEC; dall’altro, continua a preservare il rapporto privilegiato con la Russia, fondamentale per la sicurezza energetica e per l’approvvigionamento di risorse minerarie strategiche. In tale prospettiva, l’EMC non rappresenta soltanto una rotta commerciale, ma uno strumento di politica estera che consente all’India di bilanciare relazioni e interessi spesso divergenti.
Sebbene il progetto sia nato nel 2019 come Chennai–Vladivostok Maritime Corridor, l'evoluzione della strategia marittima indiana suggerisce una progressiva estensione del concetto di Eastern Maritime Corridor all'intera costa orientale. In questa prospettiva, Chennai mantiene la sua funzione di porta d'accesso politica e commerciale verso l'Estremo Oriente russo, rappresentando il terminale originario del progetto e uno dei principali poli manifatturieri dell'India meridionale. Parallelamente, porti come Paradip, Visakhapatnam e il sistema Kolkata-Haldia sono destinati a svolgere un ruolo crescente nella gestione dei flussi energetici, minerari e manifatturieri collegati al corridoio. Paradip, grazie alla sua specializzazione nelle rinfuse e nella movimentazione di materie prime strategiche, potrebbe affermarsi come il principale hub industriale della direttrice orientale, mentre Kolkata-Haldia fungerebbe da piattaforma di redistribuzione verso il Nord-Est indiano e i mercati del Golfo del Bengala. L'integrazione di questi nodi con le reti ferroviarie, stradali e fluviali nazionali sarà determinante per trasformare il corridoio da semplice collegamento marittimo a strumento di sviluppo economico e integrazione regionale.
In definitiva, l’Eastern Maritime Corridor rappresenta molto più di una nuova rotta tra India e Russia. Esso è il riflesso di una più ampia trasformazione della geopolitica della connettività, nella quale le infrastrutture commerciali diventano strumenti di influenza strategica. Insieme all’IMEC e, in parte, all’INSTC, l’EMC testimonia il tentativo dell’India di costruire una rete di collegamenti multipli capace di ridurre le vulnerabilità geopolitiche e rafforzare la propria centralità nell’ordine indo-pacifico emergente. In un contesto segnato dalla competizione tra grandi potenze e dalla frammentazione delle catene globali del valore, la capacità di controllare e diversificare le rotte della connettività sarà sempre più una componente essenziale del potere nazionale.