EAST LINES – Online il nuovo report Med-Or sul Medio Oriente
È online il quinto numero di East Lines, l'approfondimento mensile curato da Med-Or Italian Foundation sul Medio Oriente, questo mese dedicato alla Libia
Dopo anni di stallo tra le autorità rivali di Tripoli e Bengasi, alcune recenti iniziative lasciano intravedere una possibile riattivazione del processo politico in Libia. In questo quadro si inserisce il rinnovato attivismo della United Nations Support Mission in Libya (UNSMIL) e dell’Italia, impegnate nel tentativo di sbloccare l’impasse elettorale attraverso un approccio che combina iniziativa diplomatica e ingegneria istituzionale. Ne è esempio la visita a Tripoli del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir), avvenuta il 29 aprile in parallelo al vertice “4+4” ospitato a Roma sotto egida ONU, che ha riunito quattro rappresentanti della Libia orientale e quattro di quella occidentale. L’iniziativa si inserisce nella roadmap promossa dall’inviata speciale Hanna Tetteh, che punta a riattivare il percorso elettorale attraverso la ricostituzione della High National Election Commission (HNEC). La riunione ha rappresentato un primo passo in questa direzione, segnando l’ avvio di un tentativo più strutturato di rilancio del processo politico.
La competizione tra le due autorità rivali si traduce in una governance frammentata e in un progressivo deterioramento delle condizioni di vita della popolazione, segnato da inflazione, carenze nei servizi essenziali e crescente insicurezza. Per l’Italia e per l’Europa, tale fragilità rappresenta un fattore di rischio strutturale. La Libia costituisce infatti un nodo strategico nel Mediterraneo, rilevante tanto per la sicurezza regionale quanto per la gestione dei flussi migratori e per la stabilità energetica. Una Libia stabilizzata e dotata di istituzioni funzionanti potrebbe, dunque, rappresentare un partner energetico affidabile e contribuire in modo significativo alla sicurezza degli approvvigionamenti europei; al contrario, l’
attuale instabilità impedisce qualsiasi affidamento continuativo, esponendo i partner esterni a un’elevata incertezza strategica. In questo contesto, segnali come l’unificazione del bilancio nazionale e i tentativi di gestione condivisa della National Oil Corporation rappresentano sviluppi incoraggianti ma ancora insufficienti. Anche in uno scenario di aumento della produzione o dei prezzi degli idrocarburi, i benefici tendono a concentrarsi nelle mani delle élite dominanti, alimentando circuiti di rendita piuttosto che rafforzare le istituzioni.
Questa debolezza istituzionale contribuisce a sua volta a intensificare la competizione tra attori esterni, che trovano nel vuoto di governance libico uno spazio di influenza crescente. In tale quadro, il rinnovato attivismo statunitense può rappresentare un elemento di potenziale stabilizzazione, ma rischia di rimanere inefficace se limitato a un approccio di “dealmaking” tra élite, privo di un reale sostegno al processo politico e alla costruzione istituzionale. Permangono inoltre differenze di posizionamento tra i principali attori internazionali coinvolti, anche tra gli stessi alleati americani. Ne è un esempio la Turchia, che sembra intenzionata a perseguire una linea autonoma, improntata soprattutto ai suoi interessi energetici nel Mediterraneo orientale. In parallelo, la crescente presenza di attori come Russia e Cina rafforza la dimensione multipolare del dossier libico, introducendo ulteriori margini di frammentazione e riducendo la capacità dei partner occidentali di costruire un approccio strategico condiviso.
Con questo approfondimento dedicato alla Libia inauguriamo il quinto report di East Lines, il ciclo di analisi mensili curato da Med-Or Italian Foundation sui principali dossier geopolitici e geo-economici del Medio Oriente.
Clicca QUI per scaricare il report PDF.