Elezioni Israele, la voglia di cambiamento che ha riempito i seggi
Riproponiamo l'articolo pubblicato da "Il Messaggero" il 28 Ottobre 2026
Le aspettavano gli israeliani con il fiato sospeso; ma anche il resto del mondo. Sono le prime elezioni dopo il massacro del 7 ottobre 2023, quando miliziani di Hamas provenienti da Gaza uccisero 1.200 persone e ne rapirono 250.
Lo shock di quella giornata è ancora vivo nella popolazione dello stato ebraico, e lo è soprattutto per i parenti delle vittime e per gli ostaggi sopravvissuti, che hanno chiesto ai loro concittadini di ricordare le atrocità avvenute quando avranno in mano la scheda.
Gli israeliani vogliono votare più di quanto abbiano mai voluto farlo. Le fonti israeliane riferiscono anche che all'aeroporto Ben Gurion sembrava fosse in corso una festa, tante erano le persone che tornavano dall'estero apposta per votare e chi li accoglieva. La voglia degli israeliani di far sentire la propria voce alle urne è evidente. È la richiesta di un cambiamento?
Gli elettori vogliono liberarsi di Neatnyahu e del suo governo, il più a destra della storia israeliana? Certamente molti tra gli elettori sono stanchi di Bibi, che governa indisturbato da una ventina d'anni; che non è riuscito a prevenire la strage del 7 ottobre e che non vuole assumersene la responsabilità.
Probabilmente alcuni, soprattutto i veterani, sono stanchi dei fronti ancora aperti a Gaza, nonostante la tregua, in Libano, in Iran e in Cisgiordania.
Eppure, nel cosiddetto "blocco anti Bibi", capeggiato dall'ex Capo di Stato Maggiore Gadi Eisenkot, in molti hanno idee non tanto diverse da quelle di Netanyahu; anche la maggior parte di loro sono falchi e danno alla sicurezza del paese primaria importanza. Insomma, i fronti aperti probabilmente resterebbero aperti.
Anche gli arabi israeliani sono corsi numerosi alle urne, con grande preoccupazione dell'attuale premier. Non gli sono mai piaciuti gli arabi che vanno a votare. Certo questi elettori arabi desiderano un cambiamento, un cambiamento vero, almeno per loro, che veda la fine di un Netanyahu che mai si è dimostrato amico.
E dire che, del tutto teoricamente, i partiti arabi potrebbero addirittura entrare al governo se né il blocco Netanyahu e né quello Eisenkot raggiungesse i 61 seggi per ottenere la maggioranza. Ma è una probabilità piuttosto bassa, perché Eisenkot ha dichiarato che non farà mai un governo con loro.
E dunque perché tanti israeliani, e arabi israeliani, corrono a votare? Secondo noi, rincorrono il sogno di un Israele diverso. Ma, per ciascuno, quel "diverso" non ha lo stesso significato.