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I rischi della trappola del debito per i paesi in via di sviluppo

di Guido Bolaffi

L’ombra del debito sovrano torna a minacciare la stabilità economica di molti paesi in via di sviluppo. L’analisi di Guido Bolaffi

L’ombra del debito sovrano torna a volteggiare minacciosa sui paesi in via di sviluppo. Riaprendo, dopo un lungo silenzio, un capitolo della difficile liberazione dalla povertà di enormi regioni del Pianeta. Anche di quelle dell’Asia meridionale, che nel giro degli ultimi decenni erano faticosamente riuscite a liberarsi dall’indigenza assoluta del passato assicurando alle loro popolazioni livelli di reddito mediamente accettabili.

Come emblematicamente testimonia il caso dello Sri Lanka che “Became the first country in Asia to default on its foreign debt in more than two decades after running out of foreign reserves, leading to widespread shortages of essentials including fuel, medicine and food. The island owes more than $50bn in overseas debt, the largest share to private bondholders, followed by multilateral lenders and countries including Japan, China and India”.

Una situazione, spiegava il Financial Time nell’articolo Sri Lanka eyes China help to ease financial plight dello scorso 29 maggio, doppiamente complicata. Per le negative implicazioni sulla sovranità di una nazione che si trova ad essere “in debito” verso altre nazioni (tema sul quale per chi fosse interessato ad approfondire l’argomento suggeriamo di leggere l’articolo di Raja Menon A fatal friendship with Beijing, pubblicato da Indian Express il 18 aprile scorso).

Ma soprattutto perché - ecco la novità veramente inquietante del problema - le ragioni del default dell’isola, che per la sua vicinanza alla costa indiana era stata in passato appellata come la lacrima dell’India, derivano proprio dal fallimento dei progetti di sviluppo per i quali erano stati invece chiesti ed ottenuti i finanziamenti esteri.

Tanto è vero che secondo il Foreign Policy South - Asia Brief del 26 maggio, “Sri Lanka has come full circle: the roots of its current economic crisis go back to prioritizing infrastructure projects - and taking out huge loans to finance them - at the end of its civil war in 2009”.

Come è possibile che un paese si indebiti con l’estero per finanziare programmi che anziché creare sviluppo, ed il loro ripianamento, siano invece causa di una sua nuova, maggiore insolvenza?

Per trovare una risposta a questa vera e propria “trappola del debito” basta leggere l’impegnativa ricerca della World Bank Debt Transparency in Devepoling Economies pubblicata a novembre dello scorso anno, dalla quale veniamo a sapere che: “The analysis shows that publicly available tallies of debt stocks in low-income countries can vary by as much as 30 percent of a country’s GDP because of divergent definitions and standards in local and international databases. The report also reveals that 40 percent of low-income countries have not published any data about their sovereign debt for more than two years [...] Today, 44 percent of low-income countries face high risk of debt distress and 12 percent are already experiencing it.

Countries that cannot access international bond markets increasingly rely on off-budget transactions, opaque collateralized debt instruments, and non-market-based domestic issuances, or they run arrears that go unreported [...] Low-income countries are starting to use central bank repurchases and foreign-currency swaps to support external borrowing rather than as tools of monetary policy.

These operations do not show up in government debt statistics, and the databases of international financial institutions do not capture them either. There is also a proliferation of debt being taken on by state-owned enterprises, joint ventures, and other private sector entities that often carry various forms of government guarantee, including through future revenue streams, further complicating the understanding of actual size of public debt and other fiscal space implications [...]

These challenges leave low-income developing countries open to the danger of inadequate debt transparency - such as the risk of debt distress and delayed debt restructurings - and threatens the ability of counties to overcome the pandemic and generate green, resilient and inclusive recovery. Additionally, without clarity of the extent of their indebtedness, governments would be unable to make sound decisions about borrowing”.

Più chiaro di così!

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