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Il Genius Loci dell'Algeria e la Cooperazione Culturale con l'Italia

di Alessandro Giuli

Un progetto di successo nella Valle dell’Aurès, promosso dal MAECI in collaborazione con il Politecnico di Milano

Fra le tracce impresse dalla diplomazia culturale italiana in Maghreb spicca da tempo l’attività del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI). In modo particolare si segnala il lavoro svolto in Algeria nel 2021, e ancora in essere, relativo al “Recupero del ‘Genius Loci’ del sito di Ghoufi Valle dell’Aurès, Wilaya di Batna”, la cui valorizzazione è stata affidata al Politecnico di Milano. Già di suo, l’espressione “Genius Loci” rinvia a un universo di senso antico: il commentatore tardoantico dell’Eneide, Servio, ci ricorda che “nullus locus sine genio est”; ovvero che in ogni luogo naturale si ravvisa l’impronta materiale o simbolica d’una “intelligenza” immateriale, d’una presenza animata e animante che oggi identifichiamo nel complesso delle stratificazioni storico-artistiche, archeologiche e paesaggistiche che definiscono e configurano una precisa identità. Per meglio comprendere il concetto, basti pensare all’Articolo 9 della Costituzione italiana – “La Repubblica promuove lo sviluppo e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione” – per ritrovarlo così sottostante all’iniziativa del MAECI e riconoscibile nella sua iniziativa come una sorta di proiezione ortogonale in omaggio alla quale il Ministero in questione s’impegna a “sostenere le Missioni archeologiche e di conservazione nel mondo, quale strumento di promozione e mantenimento di relazioni basate sul dialogo, cooperazione e salvaguardia della pace. Tali Missioni costituiscono un’attività scientifica e di studio di grande rilievo e rappresentano, allo stesso tempo, un prezioso strumento di formazione di operatori locali e di trasferimento di tecnologie in settori come quelli dell’archeologia, del restauro e della tutela del Patrimonio culturale”.

Ciò premesso, felicissima appare pertanto la scelta del MAECI di definire il progetto algerino come recupero del Genius Loci, essendo la zona di Ghoufi uno snodo millenario d’incontro fra popoli e culture, attraversata com’è dalla via carovaniera che collegava (e ancora oggi idealmente collega) il Mediterraneo al cuore desertico interno su cui sorge l’abitato di Biskra, ove si scorgeva il limes dell’Impero romano. Come testimoniato direttamente dai protagonisti dell’impresa, “il sito archeologico di Ghoufi, nella Provincia (wilaya) di Batna, nel Nord-Est dell’Algeria, è situato nei pressi di un fiume a carattere torrentizio, vicino alla strada panoramica RN31, da cui si percepisce la profondità (da 500 a circa 1200 m) del canyon e la bellezza del luogo con il suo peculiare paesaggio culturale. Da Ghoufi, uno dei contrafforti meridionali del massiccio dell’Aurès, la vista è spettacolare: un colpo d’occhio unico, sulla profonda gola scavata dall’Oued El Abiod. In fondo al canyon un microcosmo: architetture vernacolari semitrogloditiche, palmeti, frutteti e giardini creano una grande oasi proprio nella zona montuosa dell’Atlante presahariano. L’area è un’affascinante mescolanza di caratteristiche naturali e di paesaggio costruito dall’uomo, stratificazioni archeologiche, testimonianze di un’evoluzione millenaria e di una perfetta integrazione tra ‘natura e architettura’. Qui antichi insediamenti, prima eneolitici e successivamente berberi (in falesia), si allineano lungo importanti vie di transito…” (Susanna Bortolotto, Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano; e Redha Attoui, Département d’Architecture Université Badji Mokhtar Annaba, in “Archeologia e Calcolatori”, 2020).

L’assunto di partenza è la necessità di fronteggiare alcune urgenze relative a territori fragili “in transizione” e vulnerabili, nei quali ai cambiamenti e ai depauperamenti naturali si accompagnano spopolamento antropico e perdita d’identità culturale. È appunto questo il caso di Ghoufi, in cui alla progressiva scomparsa di insediamenti berberi fa da controparte l’esposizione al dissesto idrogeologico. In particolare, ricordano Bortolotto e Attoui, “la zona dell’Aurès possiede un rilevante patrimonio culturale e ambientale costituito da siti archeologici, insediamenti antichi e oasi ad essi connessi, costituite, lungo i corsi d’acqua, da piantagioni di palma da datteri”. Ed è proprio la funzione rilevantissima, sia nell’edilizia sia nell’artigianato, del legname proveniente dalle palme che si è appuntata tra l’altro l’attenzione degli specialisti: “Oggi si assiste ad un depauperamento di questa importante risorsa: in molte zone del Paese i palmeti, ritenuti non più così vantaggiosi dal punto di vista economico, sono in stato di degrado determinando così problemi non solo di natura paesaggistica, ma anche di natura idrogeologica e microclimatica di vasti territori che per secoli sono stati infrastrutturali appositamente per lo sfruttamento ecosostenibile delle aree coltivate. Così, anche l’edilizia locale composta di pietra, argilla e legno di palma di quei vasti territori (tra cui Ghoufi), la cui bellezza e rilevanza storica potrebbero giustificare un loro riconoscimento come Patrimonio dell’Umanità, è oggi in stato di fatiscenza e rischia di essere perduta per sempre”. Al riguardo, è ritenuto considerevole il lavoro svolto dalle Università di Annaba e di Biskra per ricerche finalizzate allo sfruttamento dei residui del legno di palma, “al fine di produrre pannelli utili per la coibentazione biosostenibile. Tali prodotti, in fase di sperimentazione, potranno essere utili sia alla nuova edilizia, sia a quella esistente storica che richiede anche interventi di adeguamento e rifunzionalizzazione”. Da notare, al riguardo, che il legno di palma e quello di ginepro svolgono anche un prezioso ruolo antisismico.

Simile cura viene rivolta ai caratteristici granai (“kalaat” o “guelaa”) disseminati nell’area “nella loro doppia funzione di depositi e di fortezze per le comunità in caso di attacco nemico. Tale territorio mantiene tuttora peculiarità morfologiche e idrografiche che giustificano la scelta insediativa berbera anche a fronte del fatto che ad oggi i luoghi sono stati abbandonati in più fasi: a seguito delle delocalizzazioni delle popolazioni autoctone durante il colonialismo francese, in merito a situazioni di instabilità dovute ai recenti fenomeni legati al terrorismo seguiti da una grave alluvione”. Ma il paesaggio in questione è già tutt’altro che muto: nella profonda gola sottostante il massiccio, “sono stati consolidati alcuni sentieri che portano ai villaggi e ai giardini del fondovalle, sono stati collocati alcuni servizi primari all’accoglienza, tra questi anche un ostello. Ma la scommessa è aprire il sito al pubblico preservandone l’integrità e salvaguardando la peculiarità dei luoghi con le straordinarie architetture dei suoi insediamenti berberi integrandoli ad un distretto culturale” centrato su un parco archeologico ancora in itinere. L’obiettivo di fondo è insomma quello di recuperare il canyon alla fruibilità pubblica assieme alle parallele valli di Oued Abdi e Oued Ahmar Khaddou e al parco naturalistico dell’Aurès confidando che l’Algeria possa inserire il Genius Loci di Ghoufi fra i nuovi siti “a candidatura UNESCO”.

In questa direzione, l’attività del Politecnico si sta sviluppando attraverso la ricerca, la documentazione cartografica, l’analisi delle fasi edilizie e delle tecniche costruttive, la ricostruzione del tessuto di vie carovaniere e di transumanza berbera, la programmazione di restauri e la mappatura delle criticità. Il progetto ambisce a creare anche “strategie di sostenibilità e di ‘auto-economia’ – applicata ai villaggi, ai palmeti, ai frutteti – che potranno portare all’elaborazione di un masterplan volto a risollevare sia gli aspetti economici dell’area indicata, sia quelli archeologici, architettonici e naturalistico-ambientali”. Obiettivo finale: “Proporre un piano di fattibilità per la conservazione, tutela e valorizzazione di questa particolare realtà territoriale, cogliendo l’opportunità di attivare anche nuove linee di ricerca e di finanziamenti, al fine di implementarne la sua portata anche grazie all’attuazione (2020-2022) del programma Erasmus Plus tra il Politecnico di Milano e l’Università di Biskra”.

Su queste basi potrà dunque nascere quel “distretto culturale” sopra citato, in cui la memoria recente della lotta per l’indipendenza algerina germinata nella zona dell’Aurès si fonde con una storia naturale e umana degna di una “narrazione adatta a suscitare l’interesse non soltanto per i loro abitanti, ma anche per comunità allargate ai diversi livelli”; in un “processo corale in cui le comunità locali si potranno sentire protagoniste dei progetti di rilancio dei propri territori”. In sintesi: del proprio Genius Loci.

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