Il Kazakistan nei nuovi equilibri mondiali: la multivettorialità di Astana tra Occidente ed Eurasia
La recente visita del presidente kazako Tokayev a Bruxelles segna una nuova fase di una più stretta cooperazione geoeconomica con l’Unione europea. Di poche settimane fa la visita di Putin ad Astana per il progetto di una centrale nucleare russa in Kazakistan. La politica multivettoriale di Tokayev tra discontinuità e adattamento
La visita di Tokayev a Bruxelles e la rafforzata sinergia commerciale e geoeconomica con Bruxelles
Durante la visita del Presidente del Kazakistan Kassym-Jomart Tokayev a Bruxelles, sono stati firmati documenti strategici con l'UE e sono stati siglati 30 accordi commerciali con aziende europee. Ciò conferma come l'UE sia divenuta il principale partner commerciale e di investimento del Paese centroasiatico. Tokayev ha concluso la sua visita a Bruxelles con un forum di alto livello in cui imprenditori e ministri del grande Paese centroasiatico si sono incontrati con aziende europee e firmato accordi commerciali per un valore di circa 10 miliardi di euro. Tale dirimente incontro è avvenuto a distanza di poco più di un anno da quando, durante lo storico vertice di Samarcanda, in Uzbekistan, gli esponenti dell'UE e dei paesi dell'Asia centrale avevano creato le sinergie propizie a creare una nuova era di cooperazione. In quell’occasione Ursula von der Leyen, affiancata da Antonio Costa, aveva rilasciato dichiarazioni entusiaste circa l’inizio di un nuovo capitolo nell’amicizia tra Vecchio Continente e Asia Centrale, annunziando altresì un pacchetto di investimenti da 12 miliardi di euro per la regione.
Il core business della visita si è concentrata questa volta sull'interconnessione, sulla connettività e sulle infrastrutture, in quanto il Kazakistan si trova sul Middle Corridor[1], che collega l'Europa con la Cina e il resto dell'Asia orientale. L'obiettivo dichiarato di Astana è infatti quello di posizionarsi come una arteria di trasporto chiave nella logistica eurasiatica, nonché dell’heartland, nonché globale. Per dare slancio e concretezza a tale ambizione, il Kazakistan ha investito oltre 35 miliardi di dollari in infrastrutture logistiche e di trasporto negli ultimi tre lustri. Nel summit di Bruxelles sono stati firmati cinque accordi volti a rimuovere alcuni dei rimanenti ostacoli alla crescente circolazione di merci e persone che passano tramite il corridoio, tra cui un significativo accordo sull'aviazione. Questo accordo va a rafforzare la connettività tra UE e Astana, consentendo a qualsivoglia compagnia aerea europea idonea di operare voli tra il Paese centroasiatico e una qualsiasi nazione dei 17 Stati membri dell'UE che non abbia già accordi bilaterali in essere circa i servizi aerei con il Kazakistan.
Il substrato geopolitico nel rafforzamento della partnership commerciale con l’UE
Sebbene non sia stato palesato in modo diretto l’aspetto di interazione geopolitica e di mutamento delle alleanze, ciò emerge tuttavia in modo indiretto dalle considerazioni espresse dallo stesso Tokayev. Quest’ultimo ha fatto notare come oggigiorno sono quasi 4.000 le aziende europee operanti in Kazakistan, per poi affermare come il Kazakistan sia pronto a sostenere l'Europa nella sua trasformazione industriale con tutte le risorse in suo possesso: una dimensione di particolare significato se si tiene in considerazione il contesto internazionale attuale, segnato da una volatilità geopolitica e dalla relativa instabilità delle catene di approvvigionamento. Rincarando la dose, il presidente kazako ha infine affermato come il suo Paese, nell’ottica della accelerata competizione globale in corso tra grandi potenze, sia pronto a fornire all'Europa 21 delle 34 terre rare di importanza strategica in suo possesso. Se dietro tali sinergie si scorge uno shift verso occidente e la volontà di costruire una autonomia nazionale sempre più solida, il rapporto con Mosca rimane tuttora una realtà, come vedremo di seguito, all’interno della multivettoriale e pragmatica politica estera del Kazakistan di Tokayev.
La visita di Putin in Kazakistan: Rosatom e la diplomazia dell’atomo
La visita di Stato del presidente russo ad Astana (fine maggio 2026) si è concluso con un accordo per la costruzione della prima centrale nucleare moderna del Kazakistan presso il lago Balkhash, presso il villaggio di Ulken. Rosatom, l’agenzia statale russa per il nucleare civile, realizzerà l’impianto, composto da due reattori, che produrranno circa 2,4 GW con un piano di realizzazione che dovrebbe terminare tra il 2035 e il 2036. Il progetto ha un valore di circa 15 miliardi di dollari, e punta a rafforzare il ruolo di Mosca nella futura architettura energetica dell’Asia centrale: tale slancio occorre in un periodo, e in un contesto dove, per via delle ricadute del conflitto in Ucraina, la Russia rischia di vedere la propria influenza ridotta nel medio termine, si pensi solo alla situazione del Caucaso meridionale (specificamente in Armenia e i relativi recenti risultati elettorali). Contestualmente, sono stati siglati altri accordi economici bilaterali, tra cui uno swap valutario, nell’intento di a ridurre l’esposizione al dollaro e a sostenere i flussi commerciali. Sul piano energetico e di più generale trade off, l’impianto offre ad Astana una più solida realtà per la decarbonizzazione e la sicurezza delle forniture, contribuendo così alla crescita industriale kazaka. Allo stesso tempo tuttavia, queste dinamiche introducono una dipendenza tecnologica e operativa di medio-lungo periodo dagli standard russi (fornitura, manutenzione, pezzi di ricambio, gestione del ciclo di vita). A ciò si sommano i potenziali rischi legati a eventuali sforamenti di tempi e costi, alla gestione dei rifiuti e all’impatto e accettabilità sociale e ambientale dell’opera nell’area lacustre di Balkhash.
L’intesa, evidentemente, come già accennato, reca implicazioni di carattere geopolitico non irrilevanti. Realizzando ad Astana un’infrastruttura critica costruita e finanziata da Mosca, la Russia consolida una leva strategica in un Paese post-sovietico che, al pari di molte altre realtà dell’Europa centro-orientale o caucasica o centroasiatica, si trova a dover bilanciare i rapporti e gli allineamenti con Cina, Occidente e Federazione Russa. L’accordo in questione va quindi a toccare anche la dimensione della geografia energetica regionale, in un quadro di politica estera nel quale Astana vuole - come abbiamo osservato, in un approccio marcatamente multivettoriale - portare i rapporti con l’UE ad alti livelli di interazione e cooperazione strategica. Difficile prevedere quanto questi giri di valzer possano durare, ma è evidente che elementi come l’evoluzione del contesto bellico in Ucraina e la compattezza dell’occidente di fronte alle varie sfide esistenziali in corso, incideranno sulla posizione geopolitica che molti Stati dell’universo post-sovietico hanno adottato.
[1] Il Middle Corridor (Trans-Caspian International Transport Route) è una importante rotta commerciale che collega la Cina e il Sud-est asiatico all'Europa. Aggira la Russia e il Canale di Suez, passando per il Kazakistan, il Mar Caspio, l'Azerbaigian e la Georgia.