Il valore geopolitico del viaggio in Africa e l'agenda di sviluppo del capitale umano
Riproponiamo l'articolo pubblicato da "Il Messaggero" il 16 Aprile 2026
La scelta delle tappe del viaggio di Papa Leone XIV in Africa (Algeria, Camerun, Guinea Equatoriale ed Angola) ha una duplice valenza. Da un lato, ribadisce la centralità del "continente giovane" per la Santa Sede; dall'altro, delinea il filone dottrinale e geopolitico che il Pontefice ha voluto dipanare sin dall'inizio del suo magistero. In questo senso, l'agenda delle visite offre conferme sulle priorità e sugli obiettivi strategici del pontificato Prevost.
Partiamo da un dato da tenere sempre in considerazione: in Africa, la Chiesa Cattolica è una potenza demografica e sociopolitica. Il numero dei fedeli è passato dai 185 milioni del 2013 ai 288 milioni del 2024. Questa dinamica non è solo figlia della crescita demografica del continente, ma anche di un'intensa attività di mediazione e dell’implementazione di una dottrina sociale che vede il Vaticano impegnato in prima linea. Progetti nati come interventi puramente umanitari si sono evoluti in una vera agenda di sviluppo del capitale umano, che ha ricevuto un forte impulso sotto Francesco I e che Leone XIV intende ora consolidare.
Per comprendere la portata di tale influenza politica, bastano alcuni esempi: nella Repubblica Democratica del Congo, Paese al centro della competizione Cina e Stati Uniti, la Chiesa è da decenni il principale attore nel welfare e garante degli equilibri politici, arrivando a porsi come vera e propria forza politica di opposizione se necessario. La CENCO (Conferenza Episcopale Nazionale del Congo) è oggi il più autorevole osservatore elettorale del Paese; dopo aver scongiurato una guerra civile nel 2016, si è schierata nell’ultimo anno contro la riforma costituzionale proposta dal presidente Tshisekedi per garantirsi un terzo mandato. Nelle relazioni intercomunitarie invece, attori quali la Comunità di Sant’Egidio continuano ad operare come mediatori di primo piano in conflitti quiescenti ma persistenti, come quello nella Casamance (Senegal). In tempi recenti, di fronte alle accuse di "genocidio contro i cristiani" sollevate dal presidente americano Donald Trump contro il governo della Nigeria, figure come l'arcivescovo di Sokoto, Matthew Hassan Kukah, sono intervenute con fermezza per smentire queste semplificazioni, salvaguardando il complesso sistema della convivenza tra musulmani e cristiani nel paese. In sintesi, pochi attori possono vantare una conoscenza del continente così profonda e una presenza così capillare come quella del Vaticano.
Il viaggio apostolico di Leone XIV in Africa oltre a rafforzare la centralità del continente nelle cartografie vaticane traccia una linea di continuità con il suo predecessore. La tappa in Algeria, inaugurata con l’omaggio al Maqam Echahid, il monumento ai martiri dell’indipendenza, e proseguita con la storica visita alla Grande Moschea di Algeri, conferma la volontà di alimentare un dialogo interconfessionale e mediterraneo fondato sulla fratellanza e sulla distensione che contempla il diritto all’autodeterminazione come uno dei fondamenti principali di questa interlocuzione. Spostandosi nel cuore dell’Africa cristiana, il Camerun offre invece la misura della dimensione di massa del cattolicesimo locale, con i seicentomila fedeli attesi a Douala, ma la visita non si limita alla celebrazione liturgica. Il Papa affronta qui i nodi della giustizia sociale e del patto intergenerazionale in un contesto dove il governo retto dal novantaduenne Paul Biya appare sempre più distante dalle istanze di una popolazione giovanissima, con un’età media di 18 anni, che invoca inclusione e garanzie per la partecipazione politica. Temi che si fanno ancora più evidenti nella tappa in Guinea Equatoriale che rappresenta l’apice etico della missione. Ricordando l'esplosione di Bata del 2021, causata dalla negligente gestione di un arsenale, Leone XIV trasforma una ferita nazionale dimenticata in un simbolo della "cultura della cura". La preghiera tra le macerie di Nkoantoma diventa l'atto centrale di una denuncia contro l'incuria del potere e la corruzione, chiedendo giustizia per le vite sacrificate sull'altare del malgoverno. L’importanza della corretta gestione della cosa pubblica e dell’attuazione di un’agenda sociale inclusiva sono al centro della tappa conclusiva del viaggio: l’Angola. Questa nazione strategica per il Corridoio di Lobito e ricca di materie prime, rimane afflitta da una povertà estrema che colpisce il 36% dei cittadini. L’orazione al Santuario di Mama Muxima, la vergine patrona dell’Angola, funge quindi da monito contro lo sfruttamento incontrollato delle risorse e l’implementazione di una crescita economica escludente.
Tre tappe diverse per offrire una visione concreta di come Prevost guarda il mondo: collettivo, diviso e variegato una griglia di valutazione che in tempi di guerra come quelli attuali potrebbe essere applicata a diverse latitudini e non solo all’Africa. Insomma, più che periferia uno specchio, con il viaggio apostolico Leone XIV vuole chiedere: chi avrà il coraggio di fare i conti con l’immagine riflessa al suo interno?