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In Nepal cambia la maggioranza di governo

Nei giorni in cui in Asia meridionale cresceva l’attenzione per le elezioni indiane, in Nepal si giungeva all’ennesimo cambio della maggioranza di governo. Il punto di Guido Bolaffi

Nei giorni in cui nell’Asia meridionale cresceva l’attenzione per le ormai prossime elezioni indiane e, in contemporanea, l’ultimo rapporto dell’Index Quality Air (IQAir) castigava India, Pakistan e Bangladesh - le tre maggiori nazioni della regione (escluso l’Afghanistan di cui non si conoscono i dati) come le più inquinate del Pianeta - il Nepal partoriva l’ennesimo cambio della sua maggioranza di governo.

Il 13 marzo scorso, grazie al lancio dell’Agenzia Nuova Cina (Xinhua) – Nepal’s PM wins vote of confidence after forming new coalition – il mondo è stato informato che “Nepali Prime Minister Pushpa Kamal Dahal Prachanda on Wednesday won a vote of confidence days after he forged a new five-party coalition government [...] The vote of confidence became mandatory after PM broke alliance with Nepali Congress, the largest party in the Lower House, and reintroduced the Communist Party of Nepal-Unified Marxist-Leninist (CPN-UML) into the new coalition and formed 22-member new cabinet”.

Con quest’ultimo voto di voto fiducia - il terzo nel giro di pochi mesi - Dahal Prachanda, leader del partito dei Maoisti di Centro (CNP), sfruttando con straordinaria disinvoltura una delle sue ben note “giravolte” politico-parlamentari, ha ottenuto, con il sì di 157 su 268 membri del Parlamento, di restare in sella come Primo Ministro dell’Esecutivo di Kathmandu.

Una vicenda tanto più singolare visti i precedenti raccontati da Shubhajit Roy, il quale lo scorso 18 marzo, sulle pagine di Indian Express nel pezzo Amid Nepal’s continuing political turmoil, confidence vote for PM Prachanda, scriveva: “Prachanda, 69, won 268 votes in the floor test of January 10, 2023 after receiving support from almost all parties including both the Nepali Congress and CPN-UML. But he had to seek a new vote on March 20, 2023, in alliance with Nepali Congress [oggi estromesso dalla maggioranza] after CPN-UML and monarchist Rastriya Prajatantra Party withdrew their support”.

Questo vero e proprio “guazzabuglio” politico risulta ulteriormente aggravato dalla denuncia fatta mesi fa da Yubaraj Ghimire nell’articolo Nepal’s election sans hope, secondo cui Dahal Prachanda, prima di conquistare la Premiership del Nepal, “Led the insurgency against the state for a decade between 1996 and 2006, and clashed with Nepali Congress leader Deuba who, as Prime Minister for several of those years, offered cash rewards for Maoist heads. The larger number of 17.000 individuals killed during civil war belonged to Deuba’s Nepali Congress. Deuba himself survived an ambush by the Maoists. The two men are now allies”.

Non è perciò un caso se, di fronte a questa ennesima convulsione della politica nepalese, India e Cina, i due potenti ed ingombranti confinanti della Repubblica Federale Democratica del Nepal, abbiano prudentemente evitato, nell’occasione, di schierarsi con nettezza pro o contro.

Infatti, per il governo indiano, riferiva un quotidiano di Delhi, “The extraordinary political instability in Nepal is of concern in India where last Prachanda’s moves are being watched with a mix of caution and admiration. However, while Prachanda retains significant goodwill in New Delhi CPN-UML, his new partner in government, does not”.

Mentre Pechino, attraverso Radio China International (versione italiana), faceva sapere che “Nel corso di una conferenza stampa la portavoce del Ministero degli Esteri cinese Mao Ning, rispondendo ad una domanda di un giornalista sulla costituzione del nuovo gabinetto da parte del PM del Nepal, ha spiegato che il suo governo ha notato che di recente in Nepal è stata formata una nuova alleanza politica e che si è costituito un nuovo gabinetto. La Cina spera sinceramente che le parti in Nepal possano unirsi per promuovere con successo il lavoro del nuovo governo e realizzare così la stabilità politica, lo sviluppo economico e il miglioramento della qualità della vita del popolo nepalese”.

Un invito apparentemente accolto dai nuovi 5 alleati di governo, incaricando una nutrita task force di redigere un documento programmatico titolato Minimum Policy Priorities and Common Resolution. Che, a consegna avvenuta, veniva pubblicato il 20 marzo, punto per punto, da The Kathmandu Post.

Una “lenzuolata” di buoni propositi (se ne contano ben 18), tra cui questa piccola perla: “In order to do away with belief that public office bearers are corrupt and inefficient, the government will work to establish a system of accountability in public administration, judiciary and regulatory bodies, so that those who make mistakes will be punished”.

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