India e Giappone nell'Indo-Pacifico: un partenariato sempre più strategico
Il 16° India-Japan Annual Summit traccia l'evoluzione della relazione tra Tokyo e Delhi: dalla cooperazione economica a un'intesa sempre più ampia su sicurezza, tecnologie critiche e resilienza, senza rinunciare all'autonomia strategica.
Il vertice India-Giappone, evento centrale della visita ufficiale di tre giorni del Primo Ministro giapponese Sanae Takaichi in India a inizio luglio, conferma il consolidamento di una delle partnership più rilevanti della regione. In un contesto segnato dalla competizione tra Stati Uniti e Cina, dalla frammentazione delle catene del valore e dalla crescente centralità della sicurezza economica, Tokyo e Delhi hanno rafforzato una relazione che oggi va ben oltre la cooperazione economica ed entrambi i governi hanno ribadito la volontà di ampliare la cooperazione in settori chiave come difesa, tecnologie avanzate, energia e sicurezza marittima.
L’incontro ha prodotto risultati concreti: una dichiarazione congiunta sulla sicurezza economica, l'avvio di un dialogo strategico sull'intelligenza artificiale, il rafforzamento della cooperazione su semiconduttori, minerali critici e supply chain, oltre a nuovi passi avanti nella collaborazione nel settore della difesa e della maritime domain awareness. Più che i singoli accordi, tuttavia, è significativo il quadro complessivo che emerge: la relazione tra India e Giappone è ormai orientata alla costruzione di capacità comuni nei settori ritenuti essenziali per la competitività e la sicurezza del prossimo decennio.
L'evoluzione del partenariato riflette soprattutto il mutamento dell'ambiente strategico asiatico. Negli anni Duemila la relazione era trainata dagli investimenti giapponesi e dai grandi progetti infrastrutturali. Oggi, invece, la competizione tecnologica, la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento e la crescente assertività cinese spingono Tokyo e Delhi a considerare la cooperazione economica come uno strumento di sicurezza nazionale. Difesa, semiconduttori, intelligenza artificiale e minerali critici diventano così tasselli di una stessa strategia volta ad aumentare la resilienza dei due Paesi. Il Giappone ha inoltre avviato da tempo iniziative di diversificazione delle forniture di terre rare per ridurre la dipendenza dalla Cina.
La Cina rimane il convitato di pietra del partenariato. Né Tokyo né Delhi hanno interesse a promuovere una politica di aperto contenimento, anche perché entrambe mantengono rapporti economici rilevanti con Pechino. Tuttavia, la fase attuale delle relazioni tra Giappone e Cina è segnata da un marcato irrigidimento, nel cui contesto si collocano le dichiarazioni del premier Takaichi sul ruolo di Taiwan in uno scenario di crisi regionale, contribuendo a una crescente percezione di minaccia a Tokyo. La pressione cinese nel Mar Cinese Orientale e nel Mar Cinese Meridionale, insieme alle tensioni bilaterali, ha progressivamente allineato le percezioni di sicurezza di Giappone e India. L’obiettivo non è isolare la Cina, ma evitare che la sua centralità economica si traduca in leva strategica. È in questo contesto che acquista rilievo la convergenza tra le strategie dei due Paesi. Il Giappone considera ormai la sicurezza economica parte integrante della propria politica di sicurezza, mentre l'India punta a rafforzare la propria base industriale e tecnologica attraverso iniziative come Atmanirbhar Bharat ("India autosufficiente"), volte a ridurre le dipendenze esterne nei settori strategici. La complementarità è evidente: Tokyo offre capitale, tecnologia e know-how; Delhi capacità produttive, mercato interno e crescente peso geopolitico.
Anche sul piano regionale il summit conferma il ruolo centrale dell'India nella strategia indo-pacifica giapponese. L'aggiornamento della Free and Open Indo-Pacific promosso dal governo Takaichi rafforza la proiezione di Tokyo verso l'Oceano Indiano, individuando in Delhi il partner indispensabile per garantire un Indo-Pacifico aperto, stabile e connesso.
Le convergenze, tuttavia, non devono far dimenticare le differenze. Il Giappone rimane pienamente inserito nell'architettura di sicurezza statunitense e interpreta la crescente assertività cinese principalmente in termini di deterrenza. L'India continua invece a privilegiare una strategia di autonomia, collaborando con Washington e con il Quad senza rinunciare alla propria libertà di manovra nei rapporti con Mosca, ASEAN e, quando necessario, con la stessa Cina.
È questa asimmetria a definire la natura del rapporto. India e Giappone non stanno costruendo un’alleanza militare, ma una cooperazione fondata sulla convergenza degli interessi e sulla costruzione di resilienza regionale. In questa prospettiva, il Quad e gli altri formati multilaterali non sono strumenti di blocco, ma dispositivi di bilanciamento flessibile.
Il vertice conferma così una tendenza consolidata: l’asse Tokyo-Delhi non evolve verso un’alleanza sul modello della NATO, né costituisce un fronte apertamente anti-cinese. La sua forza risiede nella capacità di coordinare interessi convergenti mantenendo autonomia decisionale. In un Indo-Pacifico sempre più competitivo, questa formula appare più sostenibile di modelli rigidi di alleanza e sempre più centrale negli equilibri regionali.