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Italia e Marocco: un partenariato strategico per il Mediterraneo allargato e l’Africa

di Armando Barucco

L’intervento dell’Ambasciatore Armando Barucco, sulle relazioni tra Italia e Regno del Marocco e l’importanza dell’accordo di collaborazione tra Med-Or, la Luiss di Roma e la Mohammed VI di Rabat.

Affacciato su due mari e due continenti, il Regno del Marocco si è caratterizzato nel corso di una storia millenaria come un crocevia di imperi, commerci e commistioni culturali. Gli empori fenici sono divenuti le grandi città maure e poi romane della Mauritania Tingitana. Le rovine di quest’ultime hanno visto il passaggio degli imperi arabi e delle dinastie arabo-berbere, la cui continuità nel tempo, fatta salva la parentesi del protettorato francese (1912-1956), fa del Marocco uno degli Stati più antichi del mondo.

La sintesi tra Islam e istituzione monarchica incarnata dal Sovrano, allo stesso tempo capo dello Stato e Amir al-Mouminine, ossia guida dei credenti e discendente del Profeta, è un elemento fondamentale per comprendere i tratti caratteristici del Marocco d’oggi. Un Regno teso tra la tradizione millenaria di una versione particolarmente moderata della dottrina malikita dell’Islam, e una modernità che abbina le relazioni con l’Europa ad una profondità africana secolare. Il Marocco capace di conquistare l’Impero Songhai assoggettandone i territori maliani nel XVI secolo è ora uno dei pochi Stati del continente che fa della cooperazione sanitaria verso l’Africa sub-sahariana una linea strategica, e un motivo di orgoglio, della propria politica estera.

Decisioni che fanno parte di una precisa visione del Paese come ponte verso le opportunità che un continente unito dall’Area di libero scambio africana (AfCFTA) potrà offrire in termini di connessioni e infrastrutture. Un soft-power africano incarnato nella cooperazione sud-sud, in un sistema bancario, assicurativo, industriale e delle telecomunicazioni sempre più radicato nei paesi vicini, ma anche in una tradizione culturale e religiosa unica.

Il Regno di Mohammed VI si pone in perfetta continuità con un percorso storico d’eccezione, con un’interpretazione positiva della tensione tra modernità e tradizione che ha dato vita ad un percorso di riforme sociali sfociato nella riforma costituzionale del 2011. La figura del Sovrano come incarnazione dello spirito di unità nazionale e arbitro tra le istituzioni dello Stato è il filo conduttore nelle risposte offerte dal Marocco a due delle più grandi sfide dell’ultimo decennio: le primavere arabe e la crisi sanitaria. In entrambi i casi, la solidità dell’apparato istituzionale ha permesso a Rabat di navigare con intelligenza la complessità sociale, confermando il Regno come un esempio di stabilità e di tolleranza. Non è un caso che la politica religiosa del Marocco sia stata istituzionalizzata in un meccanismo di coordinamento e orientamento, responsabile anche della formazione degli ulema marocchini e africani e presieduto dal Sovrano.

Le azioni intraprese nel corso dell’emergenza sanitaria mostrano la volontà di Rabat di rendere ancora più dinamico il Paese lungo due assi prioritari: generalizzazione delle tutele sociali, e consolidamento dell'economia nazionale. Uno sforzo di sistema all’avanguardia, molto simile a quello italiano, che ha consentito di dispiegare iniziative economiche di assoluto rilievo e di avviare una campagna vaccinale con oltre 20 milioni di dosi distribuite e quasi il 30% della popolazione completamente vaccinata.

Risale ad aprile l’adozione di un “Nuovo Modello di Sviluppo”, per molti versi speculare al nostro Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e con un evidente parallelismo sotto il profilo dei contenuti con le priorità italiane europee: ambiente, digitalizzazione, istruzione, resilienza socio-economica, tutele sociali.

Non solo: il Marocco continua ad aprirsi ai mercati e ai partner internazionali con fiducia, offrendo una stabilità d’eccezione e misure di incentivo e agevolazione allo stabilimento delle imprese straniere. Le misure attuate negli ultimi vent’anni – come la creazione del porto di Tanger MED, ora primo porto container del Mediterraneo, o lo sviluppo di aree di accelerazione industriale dedicate alla componentistica e all’“automotive” e allo sviluppo delle nuove tecnologie – possono giovarsi di un rinnovato sguardo di lungo periodo.

Di grande interesse poi lo sviluppo energetico, con una strategia nazionale che mira ad aumentare entro il 2030 la produzione di energie rinnovabili ad oltre il 50% della potenza installata. Una visione che coniuga l’adozione di programmi integrati per l’energia solare, idroelettrica ed eolica, facendo del Marocco un partner fondamentale per il “Green Deal” europeo e per gli obiettivi di de-carbonificazione. Un terreno, quello energetico, estremamente fertile per il comparto industriale italiano. Enel Green Power è presente dal 2016 con un importante investimento da 850 MW in quattro parchi eolici, mentre ENI ha confermato il proprio impegno esplorativo offshore nell’area atlantica di Tarfaya.

Se le rinnovabili e il gas & oil possono essere considerati ambiti “classici” dell’industria energetica, il Marocco è già ora la nuova frontiera della produzione dell’idrogeno verde e di ammoniaca verde per fini industriali. Ciò con grande apertura e disponibilità al coinvolgimento sempre più forte e strutturato del sistema economico-produttivo italiano.

L’Italia ha saputo guardare con saggezza a queste dinamiche e al ruolo di stabilizzatore giocato dal Marocco in scacchieri fondamentali per lo sviluppo economico e la sicurezza, come il Mediterraneo e il Sahel. Con la firma della Dichiarazione congiunta sul partenariato strategico multidimensionale – fortemente voluta dai Ministri degli Esteri Di Maio e Bourita – le relazioni italo-marocchine hanno fatto un radicale salto di qualità, che nel solco del Trattato di Amicizia e di Cooperazione del 1991 ha aperto la strada a un percorso di collaborazione condiviso e paritario.

La collaborazione politico-diplomatica e di intelligence; la gestione delle sfide regionali e internazionali; la lotta contro il terrorismo e la criminalità internazionale; il consolidamento delle relazioni economiche, commerciali e finanziarie; la lotta contro i flussi migratori irregolari e la tratta di esseri umani; il rafforzamento della cooperazione culturale e scientifica. Sono questi solo alcuni degli impegni reciprocamente assunti, che negli ultimi due anni si stanno dettagliando grazie ad un continuo lavoro di coordinamento e impulso condotto dal sistema-Italia in Marocco (Ambasciata, rete consolare, agenzia ICE).

Se le basi della collaborazione sono solide, molto rimane da sviluppare in termini di potenziale del partenariato bilaterale e di opportunità per il sistema economico italiano. La sfida che deve ora essere affrontata con grande dinamismo è la progressiva creazione di un’infrastruttura di sostegno e accompagnamento al nostro sistema economico-produttivo, che sta mostrando sempre maggiore interesse verso il Regno. Una veritiera rete di relazioni tra i principali enti economici, ma non solo. Poiché la ricchezza delle relazioni italo-marocchine è innanzitutto una ricchezza di scambi personali, e di sentire comune che affonda le proprie radici nell’esperienza della comunità italiana in Marocco e di quella marocchina in Italia, tra le più grandi comunità extra-europee con circa 500.000 persone e la meglio integrata con oltre 64.000 imprese individuali.

In questo scenario s’inseriscono alcune delle recenti iniziative assunte dal sistema-Italia, come l’avvicinamento tra le due Confindustrie o la crescente collaborazione tra Cassa Depositi e Prestiti e l’omologo ente marocchino.

Il percorso di avvicinamento ai prossimi appuntamenti istituzionali non può infine prescindere da un tema fondamentale, quello della formazione. L’essenza della politica estera è il rapporto con l’“altro”. E come ha insegnato per secoli l’ordine dal quale proviene non casualmente Papa Francesco, l’essenza di ogni progetto educativo è permettere agli studenti, che sono prima di tutto persone, di riuscire a vedere il mondo anche con gli occhi degli “altri”.

Il rafforzamento degli scambi tra think tank, università ed istituzioni di formazione italiane e marocchine assume un valore strategico per il futuro della nostra relazione con il Regno.

Un numero sempre crescente di cittadini italiani rintraccia ormai la propria storia famigliare in Marocco. Un numero sempre crescente di marocchini guarda all’Italia con sincera amicizia e ammirazione, come nel caso degli oltre 3.100 studenti iscritti nelle nostre università.

In Marocco è presente il Policy Center for the New South, presieduto dal dr. Karim El Aynaoui, uno dei maggiori think tank dell’area MENA e partner storico di MED-Dialogues, la principale conferenza mondiale dedicata alle sfide del Mediterraneo allargato. Una presenza non casuale, ma frutto della volontà delle élite marocchine di far valere nei fora di alto livello una propria autonoma capacità di elaborazione delle tendenze in atto nel mondo.

Il lavoro di avvicinamento e coinvolgimento di queste realtà portato avanti dalla Fondazione Med-Or è parte del “soft-power” mediterraneo dell’Italia. Facendosi interprete di una tradizione di dialogo tra eguali, il rapporto con la società civile veicolato dalla Fondazione non potrà che contribuire a creare un legame privilegiato tra l’Italia e le élite del Regno attuali e future.

Esiste, in altri termini, una “voglia” d’Italia e di scambi di esperienze e conoscenze forte e radicata di cui il sistema-Italia deve farsi interprete in tutte le sue componenti: politiche, accademiche, economiche e scientifiche. Un “senso comune” da sviluppare assieme lungo la strada per il progresso e per società più giuste, prospere e sostenibili, a cui stiamo cercando di dare espressione con le numerose iniziative in corso, tra cui quella promossa dalla Fondazione Med-Or riveste un ruolo molto importante. Un vero e proprio investimento nella fiducia di relazioni sempre più strette e di una cooperazione crescente tra Marocco, Italia e Europa davanti alle sfide del Mediterraneo allargato e del mondo post-Covid.

Anche per questa ragione tengo a ringraziare il Presidente Marco Minniti, il Rettore Andrea Prencipe e il dr. Karim El Aynaoui, e tutti coloro che hanno contribuito, sotto l’egida e l’impulso della Fondazione Leonardo Med-Or, alla conclusione dell’accordo tra l’Università Mohammed VI e la Luiss. Sin dalla prima conversazione con il Presidente Minniti ho assicurato tutto il sostegno possibile a questo progetto che segna l’avvio di una cooperazione strutturata ad alto livello tra tre istituzioni di eccellenza nell’insegnamento universitario e post-Universitario in Marocco e in Italia.

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