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L’importanza di essere Niger

di Luciano Pollichieni, Asia Jane Leigh

Grazie alla congiunzione di una favorevole situazione diplomatica e alla sua posizione strategica, il Niger è diventato un partner chiave per l'Europa nel Sahel. Nonostante ciò, il presidente Bazoum continua ad aver bisogno del sostegno internazionale per far fronte ai problemi interni del Paese e alla minaccia rappresentata da diversi gruppi jihadisti.

Durante l’ultimo forum sulla sicurezza in Africa, il Niger ha rivestito un ruolo centrale. Il presidente Mohammed Bazoum ha espresso la volontà di portare un cambiamento nelle azioni di antiterrorismo nel Sahel, sottolineando la necessità di correggere le disfunzioni dello Stato per risolvere i conflitti nella regione. Bazoum ha parlato di “jihadizzazione” della criminalità e criminalizzazione del jihadismo, sottolineando come il contrasto della criminalità organizzata debba far parte di ogni possibile strategia antiterroristica.

Solo pochi anni fa il paese era considerato il paradigma di crisi statale e deficit economico in Africa: povero, con un basso indice umano e fondamentalmente irrilevante. Oggi invece, con migliaia di soldati impegnati in operazioni di antiterrorismo, militari da dieci diversi paesi sul suo territorio, una grande disponibilità di fonti energetiche ed un Presidente eletto democraticamente, l’ex ministro degli interni Mohammed Bazoum, il paese punta a conquistare un ruolo di primo piano nella geopolitica africana. L’instabilità che colpisce sia il Nord Africa che il Sahel ha messo il Niger al centro di molte turbolenze, ma ha anche aumentato la sua rilevanza geopolitica per il resto del mondo. Dopo essere stata colpita da attentati da parte di diversi gruppi jihadisti, Niamey gioca oggi un ruolo cruciale nelle iniziative di antiterrorismo nella regione, come confermato anche dalle parole dell’ambasciatrice statunitense alle Nazioni Unite Linda Thomas-Greenfield che ha definito il Niger come “uno degli alleati più stretti degli Stati Uniti nella lotta all’estremismo violento”.

Il Niger è il settimo collaboratore della missione MINUSMA delle Nazioni Unite in Mali e fa parte del G5 Sahel e della Multinational Joint Taskforce (MJTF), che attualmente combatte i gruppi jihadisti nigerini nella regione del Lago Ciad. Le autorità nigerine, inoltre, sono ben consapevoli del ruolo del loro paese nella rotta migratoria del Mediterraneo Centrale e, in particolare, dell’importanza di Agadez come nodo strutturale dei flussi migratori. È per questo motivo che dal 2016 il Niger è diventato uno dei cinque paesi africani con cui l’UE ha stabilito partenariati formali in materia di migrazione - nel contesto del Migration Partnership Framework (MPF) - e perché, tra il 2014 e il 2020, l’UE ha sostenuto il Niger con oltre un miliardo di euro con lo scopo di contrastare la migrazione irregolare e la tratta di esseri umani.

Le rinnovate ambizioni nigerine sono legate alla nuova leadership del presidente Bazoum, erede politico del suo predecessore Mahamadou Issoufou, il quale punta a lasciare il segno nella storia del paese, mantenendo comunque una certa continuità con il passato. Sotto la sua nuova guida, Niamey ha manifestato la volontà di assumere un atteggiamento più proattivo e di acquisire maggiore indipendenza in termini di strumenti e strategie. Due sono i programmi chiave in relazione al contrasto al terrorismo. In primo luogo, Bazoum in persona ha sottolineato l’importanza di migliorare il dialogo e la mediazione con le comunità rurali di pastori e agricoltori, valorizzando il ruolo dello Stato attraverso la fornitura di servizi di base e rendendo così più difficile il reclutamento alle organizzazioni jihadiste. In secondo luogo, il nuovo governo ha annunciato un ambizioso piano di investimenti dal valore di 5 miliardi di dollari per modernizzare l’esercito, un progetto che Bazoum ritiene un passo fondamentale al fine di creare un nuovo tipo di relazione con i partner europei. Questa nuova postura è stata ulteriormente messa in luce durante la visita di Bazoum in Germania del luglio 2021, durante la quale il presidente ha affermato che il Niger non pretende che i membri dell’UE risolvano i problemi interni del paese, ma che è necessaria assistenza tecnologica così che il Niger possa implementare le proprie soluzioni.

Questo diverso approccio alla sicurezza regionale riflette anche le nuove ambizioni geostrategiche del Niger. Le recenti turbolenze diplomatiche nel Sahel hanno rappresentato, infatti, un punto di svolta per il ruolo di Niamey nelle relazioni Africa-UE. Ciò è risultato particolarmente vero con il golpe militare in Mali lo scorso agosto e con il conseguente peggioramento dei rapporti diplomatici tra Bamako e Parigi. Il rovesciamento del governo di transizione del Mali ha spinto Parigi ad accelerare la ricalibrazione della sua presenza militare nella regione, decisa già durante la riunione del G5 di Pau del 2020, la qual mira a fare del Niger il principale hub militare francese nel Sahel. Questa strategia ha provocato un peggioramento nei rapporti tra il Mali e il Niger, ma, nonostante ciò, l’ultimo vertice G5 Sahel del luglio 2021 ha confermato il rafforzamento della partnership tra Niamey e Parigi. Durante l’incontro, infatti, il presidente del Niger Bazoum è stato l’unico capo di stato del Sahel ricevuto di persona da Emmanuel Macron. Dopo il cambio di strategia francese, anche altri paesi europei hanno rafforzato i loro legami con Niamey e poche settimane dopo la riunione del G5, il presidente Bazoum ha incontrato Angela Merkel a Berlino, dove la cancelliera ha esplicitamente promesso un sostegno continuo a Niamey.

Da una prospettiva economica, invece, Niamey mira a riprendere il suo ruolo precoloniale di perno del commercio tra Sahel, Mediterraneo e Medio Oriente. L’Algeria, ad esempio, ha recentemente rilanciato il Trans-Sahara Gas Pipeline Project, che dovrebbe partire dalla Nigeria, passare per il Niger per poi collegarsi ai mercati europei e, anche se gli analisti energetici hanno espresso un certo scetticismo su questa iniziativa, il suo rinnovamento rappresenta un segnale della considerazione guadagnata da Niamey nei circoli diplomatici e commerciali del Maghreb.

La nuova leadership di Niamey sta dando inoltre grande importanza alla disponibilità di risorse energetiche del paese, in particolare l’uranio, con l’obbiettivo di internazionalizzare la propria economia e rilanciare il mercato interno. I giacimenti di uranio del Niger hanno rivestito un ruolo cruciale nelle sue relazioni con la Francia. Sia l’energia nucleare civile francese che la sua force de frappe nucleare, sono state, infatti, costruite grazie all’uranio nigerino. Mentre per molti anni questo minerale è stato estratto principalmente dalla società francese AREVA, la recente nascita della Sociéte des Mines d'Azelik (SOMINA) ha rappresentato l’ingresso formale nell’industria mineraria locale delle aziende cinesi e coreane. Niamey punta ovviamente a utilizzare maggiormente i suoi giacimenti di uranio per migliorare l’approvvigionamento energetico del mercato interno ma, allo stesso tempo, aspira a un futuro più verde, come dimostrato dal lancio del nuovo parco solare di Gorou Banda, uno dei progetti chiave per ridurre la dipendenza del Niger dai combustibili fossili.

Nonostante gli ambiziosi piani del governo e le condizioni favorevoli, ci sono ancora molte sfide da affrontare per il Niger. Come affermato dallo stesso presidente Bazoum, la corruzione continua a minare la competenza delle autorità pubbliche, nonché la qualità del rapporto Stato-cittadini, e l’accesso dei giovani all’istruzione è ancora da migliorare. Più di recente, la diffusione del COVID-19 nella regione è stata soggetto di preoccupazione da parte delle autorità nazionali e delle organizzazioni internazionali. Ad oggi il Niger, infatti, ha vaccinato solo 457 mila persone su una popolazione di 24 milioni (circa 1,9% della popolazione). Nel paese, inoltre, mancano le attrezzature mediche necessarie per curare le persone colpite dalla pandemia e la situazione generale è aggravata dalla difficoltà di tracciare il virus e dalla presenza di notevoli flussi di migranti irregolari, che non hanno la possibilità di rispettare i protocolli per evitare la diffusione del COVID.

Rispetto al passato, l’equilibrio geopolitico è favorevole alle ambizioni di Niamey, che può ambire a raggiungere un ruolo di guida regionale e a risolvere le problematiche interne al paese. In una regione sempre più instabile, il paese utilizzerà il suo mandato presidenziale all’interno del G5 Sahel per rafforzare la sua immagine di partner affidabile e indispensabile per la stabilità della regione, ma certamente anche per portare avanti la sua agenda nazionale. È indubbio che il Niger sia destinato a diventare un attore chiave per gli interessi degli attori globali nel tempo a venire, e anche i partner internazionali devono essere pronti a fare la loro parte.

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