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Lo Sri Lanka rialza la testa

La fragile economia dello Sri Lanka sembra dare primi, confortanti segni di ripresa. Il punto di Guido Bolaffi

Lo Sri Lanka a quasi due anni da quando “In May 2022 became the first Asian lower-middle income country to default on its sovereign debt”, prova oggi a rialzare la testa. E la sua ancorché fragilissima economia, dopo mesi e mesi di agonia, sembra dare primi, confortanti, segni di risveglio. A tal punto che secondo la Banca Mondiale “Sri Lanka’s economy, that have contracted by 3,8% last year, is expected to grow by 1,7% in 2024”.

Primi passi di una rinascita sottolineata con prudente ma giustificata soddisfazione dal Presidente Ranil Wickremesinghe, il quale, riferiva l’agenzia Reuters nell’articolo Sri Lanka targets debt restructuring framework by June, avrebbe affermato: “Our economy plummeted like a meteorite but we managed to recover at rocket pace [...] We are in the middle of a V-shaped recovery. Now we have to continue on the path. It will not be easy”.

Che per questa meravigliosa isola – indicata dagli atlanti geografici antecedenti al 1948, anno della sua indipendenza, col nome di Ceylon – il vento stia cambiando appare in tutta evidenza dall’inchiesta condotta dal giornalista Marwaan Macan-Markar, che, dopo aver visitato l’isola in lungo e in largo, ha riassunto le sue impressioni in un pezzo pubblicato a inizio marzo dal quotidiano Nikkei con il titolo Sri Lanka cultivates sustainable fashion for an economic revival.

Nel quale, tra le altre cose, raccontava che “In the small town of Arayampathy on Sri Lanka’s eastern cost, that was part of the turf contested by government troops and Tamil separatist in the country’s three-decade civil war, now years after the guns fell silent the farming and fishing community is an unlikely contender to shape the future of global fashion”.

Nello Sri Lanka l’industria dell’abbigliamento, fondamentale comparto produttivo dell’isola, sta cambiando volto. Infatti, “Across the Sri Lanka garment sector is knowing a successful green buildup. And also if this industry – which accounts for nearly 50% of Sri Lanka’s foreign exchange income – commands only a small global market share, it supplies big-name brands like Gap, Patagonia, Hugo Boss and Victoria’s Secret”.

Una scelta del “green chic” che secondo Yohan Lawrence, segretario generale della massima organizzazione imprenditoriale del settore, deriva dal fatto che “More and more factories have started on this journey to make up for scale by offering sustainable manufacturing products [...] by investing in innovation and environmental sustainability”.

Ma c’è anche un’altra innovazione che contribuisce a ridare fiato alla disastrata economia dello Sri Lanka. Quella del turismo di qualità, che Chalaka Gajabahu, presidente dell’ufficio nazionale del turismo, interrogato da un giornalista di Nikkei descrive così: “The focus is on quality over quantity. When compared to the Maldives, the arrival numbers are quite similar, but in the Maldives the average tourist spends a minimum of $500 to $600 a day, whereas in Sri Lanka it ranges from $160 to $180 a day”.

Una linea che sembra pagare. Come indicano i dati riportati da Munza Mushtaq nel suo Sri Lanka eyes tourism boom in 2024 via slick ads, digital nomads, “The South Asian Island welcomed over 1.48 million visitors last year - roughly double that of 2022 [...] Buoyed by glowing tourism features in international magazines like Forbes and Conde Nast Traveler, the country is hoping for at least 2.3 million in 2024”.

Ma questi pur positivi segnali di riavvio economico sono ancora ben poca cosa per un paese con milioni di abitanti ridotti al lastrico dalla crisi economica del 2022. E ancora costretti, per usare le parole di Christie Miedema, attivista della ONG olandese Clean Clothes, “to face a life in the darkness”.

Un problema tanto più serio in vista delle elezioni generali del prossimo settembre, quando il Governo, che non gode di un alto favore popolare, dovrà fare i conti con i molti che useranno le urne per dare voce al loro malcontento.

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