Africa Corps, il banco di prova del Mali
Le sconfitte militari in Mali mettono in discussione il ruolo dell'Africa Corps e le ambizioni di Mosca nel Sahel
Con l’umiliante cacciata da Kidal, lo scorso 26 aprile, i russi nel Sahel sono passati sotto le forche caudine dei ribelli Tuareg. In quella città nel nord del Mali, anziché aiutare l’esercito maliano a respingere gli insorti, i mercenari dell’Africa Corps sono stati costretti a scappare dopo i primi colpi di artiglieria, scortati dagli stessi Tuareg contro i quali combattevano. Ma la riconquista di Kidal non è stato l'unico colpo inferto ai militari al potere a Bamako e ai loro alleati di Mosca. Il giorno prima, i jihadisti del Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin, il GSIM, braccio saheliano di Al Qaeda, hanno preso d’assalto Kati, città guarnigione della giunta militare a circa venti chilometri dalla capitale, uccidendo il generale Sadio Camara, ministro della Difesa, numero due del regime militare e, dal 2020, figura chiave nel passaggio delle alleanze dalla Francia alla Russia. In altre parole, a Kidal come a Kati i maliani non hanno potuto contare sul sostegno dei loro partner russi che in quella vasta regione africana hanno tuttora il compito di proteggere il governo e di svolgere quelle missioni che fino a pochi anni fa erano affidate ai soldati francesi.
L’Africa Corps è la creata dal Ministero della Difesa di Mosca per sostituire la compagnia militare privata Wagner dopo la morte del suo fondatore, Yevgeny Prigozhin, ucciso nell’esplosione del suo aereo nell’agosto 2023, due mesi dopo l’ammutinamento contro il presidente Vladimir Putin. Ora, nel novembre 2023, era stata proprio la Wagner a conquistare la roccaforte Kidal, issando sulla cima dell’ex città coloniale una bandiera nera con il teschio e le tibie incrociate. Una vittoria che era stata subito rivendicata dal generale golpista Assimi Goïta, il quale si era affrettato a celebrare la “sovranità ritrovata” del Mali sull’intero territorio.
Da allora i rapporti di forza sono notevolmente cambiati, sebbene negli ultimi mesi al contingente dell’Africa Corps si siano aggiunte nuove reclute, portando il numero di truppe russe nel Mali a una cifra compresa tra 2.000 e 2.500 uomini, all’incirca lo stesso numero delle forze che prima di loro contava la Wagner. Ma se queste godevano di un certo grado di autonomia, la forza dell’Africa Corps è controllata da membri del GRU, i servizi segreti militari russi, ossia dal Cremlino. Ed è probabilmente questa nuova e più complessa catena di comando a far sì che i nuovi partner russi in Mali ottengano così scarsi risultati contro gli insorti. Infatti, nonostante importanti consegne di equipaggiamento e un maggiore supporto aereo, in particolare tramite droni armati ed elicotteri, il contingente del Ministero della Difesa russo fatica a contrastare la strategia di soffocamento dei jihadisti del GSIM. Tanto che all’interno dello stato maggiore maliano, in molti cominciano a nutrire scetticismo sulla sua efficacia. Soprattutto se paragonata a quella dei mercenari di Wagner che erano più autonomi e sicuramente più reattivi.
Durante i quasi quattro anni di presenza in Mali, tra il dicembre 2021 e il giugno 2025, i “musicisti”, come si facevano chiamare i combattenti della Wagner, hanno compiuto innumerevoli stragi di civili. Alcuni sono stati bruciati vivi, altri torturati prima di essere giustiziati. Senza contare la quantità di donne che i russi hanno violentato. Tra il 27 e il 31 marzo 2022, Moura, nel centro del Paese, è diventato un villaggio martire, con almeno 500 persone, tra cui bambini e anziani, trucidate da mercenari russi e dai soldati maliani.
Ora, quando conducono battaglie sul campo, le forze dell’Africa Corps compiono le stesse atrocità dei mercenari della Wagner che hanno ufficialmente sostituito nel giugno 2025. A spiegare questa continuità di crimini di guerra c’è anche il fatto che molti “musicisti” hanno esteso il loro impegno nel Sahel firmando contratti con l’esercito russo. Tanto che i ribelli Tuareg e i jihadisti del GSIM non fanno nessuna distinzione tra l’Africa Corps e la Wagner, poiché i due gruppi di mercenari hanno lo stesso comportamento, gli stessi metodi e la stessa mentalità criminale. Con l’arrivo dell’Africa Corps i russi hanno soltanto cambiato nome a milizie che non sono soldati addestrati alle leggi di guerra, ma criminali legittimati dal Ministero della Difesa russo.
Sebbene più confinati nelle loro basi e meno mobili dei mercenari del Gruppo Wagner, anche quelli dell’Africa Corps conducono pattuglie congiunte con le forze armate maliane sul campo, durante le quali entrano nei villaggi o negli accampamenti nomadi. È soprattutto durante queste operazioni al di fuori delle loro aree operative che attaccano i civili. Basti citare quanto è accaduto il 23 giugno scorso in un villaggio sulle rive del fiume Niger, tra Timbuctù e Gao, nel Mali settentrionale. Quel giorno, due giovani pastori Tuareg sono stati fermati e subito fucilati da una pattuglia dell’esercito maliano e dai mercenari russi nei quali si erano imbattuti. A uno dei due pastori è stata mozzata la testa e posta sulla sabbia, con intorno le braccia e le gambe, anch’esse mozzate e disposte a formare una svastica.
I Tuareg, spesso accomunati a jihadisti e separatisti dai soldati russi, vengono facilmente etichettati come “terroristi” e quindi presi di mira. I russi possono anche piazzare trappole esplosive sui cadaveri, lasciandoli sul posto per uccidere chiunque venga a recuperarli. L’8 luglio 2025, vicino a Ber, a un bambino di circa dieci anni è stata strappata una mano da un giocattolo con dell’esplosivo, lasciato deliberatamente da membri dell’Africa Corps. Il 26 novembre, i resti di almeno tre corpi carbonizzati sono stati ritrovati nella zona del lago Faguibine, a ovest di Timbuctù, dopo il passaggio di un convoglio russo. Lo scorso 29 marzo, in una piccola città nel distretto di Bla, gli abitanti hanno scoperto i corpi di sette uomini arrestati nei due giorni precedenti dall’esercito e dall'Africa Corps. Due di loro avevano la gola tagliata e gli altri presentavano ferite da arma da fuoco. Il 14 maggio, almeno quindici membri della stessa famiglia Fulani, tra cui donne e bambini piccoli, sono stati sommariamente giustiziati nella regione di Ségou.
Ma i mercenari dell’Africa Corps non si accontentano di massacrare persone. Ammazzano regolarmente anche il bestiame, un mezzo di sussistenza essenziale per le comunità seminomadi. A metà giugno, vicino alla città di Aguelhok, sono state trovate circa trecento pecore crivellate di proiettili dopo il passaggio di una pattuglia russa. Questa strategia della terra bruciata ha un solo obiettivo: terrorizzare la popolazione e costringerla all’esilio nei paesi vicini. Per i crimini commessi dai mercenari russi è difficile immaginare che giustizia verrà mai fatta. I loro responsabili agiscono in totale impunità, nell’anonimato e nell’ombra, con l’approvazione della giunta del generale Goïta. L’unica conseguenza è l’intensificarsi del desiderio di vendetta e, di conseguenza, dell’escalation della violenza.
Nonostante le loro carenze, per l’esercito maliano è difficile fare a meno degli alleati russi. Dal blocco delle importazioni di carburante da parte dei jihadisti del GSIM nel settembre 2025, seguito all’inizio di maggio di quest’anno dal totale accerchiamento di Bamako volto a impedire l’ingresso di persone e merci, l’Africa Corps ha comunque contribuito a proteggere alcuni convogli diretti alla capitale per sostenere la giunta. In risposta alle critiche sulla sua affidabilità in un momento in cui il Mali sembrava sull’orlo del collasso, il suo team di comunicazione ha intensificato i post sui social media dalla fine di aprile, con l’obiettivo di presentare una forza russa vittoriosa al servizio dei maliani. Ma con questa operazione, la Russia è ora costretta a riconoscere la presenza delle sue truppe nel Sahel, ciò che il Cremlino aveva riconosciuto solo a metà per quanto riguardava la Wagner. All’epoca, in caso di problemi, si poteva scaricare la colpa sul comando dei mercenari. Con l’Africa Corps che è sotto il diretto controllo del Ministero della Difesa di Mosca, non funziona più così.
In Niger, come nel vicino Burkina Faso, dove sono schierati tra i 150 e i 200 mercenari russi, l’Africa Corps s’è rivelata ancora meno risolutiva che in Mali contro gli attacchi degli insorti. Se Mosca non riuscirà a salvare l’Alleanza degli Stati del Sahel composta da tre partner di regimi golpisti - Niger, Mali e Burkina Faso - il progetto espansionistico russo in quell’area africana rischia di fallire. Tanto più che comincia a profilarsi un riavvicinamento strategico tra Washington e Bamako, sancito dalla recente visita nella capitale maliana di un alto diplomatico americano per la ripresa di una strategia comune contro gli islamisti.