La nuova avanzata degli Houthi e l’importanza strategica di Bab-el-Mandab
Il punto di vista di Emanuele Rossi
La recente avanzata degli Houthi lungo la costa occidentale dello Yemen ha modificato gli equilibri militari del conflitto e rafforzato la posizione del movimento nel Mar Rosso. La conquista di Mokha, Dhabab e dell’isola di Perim ha portato le forze dell’organizzazione combattente del nord a controllare punti chiave sul versante yemenita del Bab al-Mandab, lo stretto che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden e all’Oceano Indiano. L’offensiva arriva inoltre in una fase in cui la pressione iraniana sullo Stretto di Hormuz ha accresciuto l’importanza delle rotte alternative per le esportazioni energetiche del Golfo.
La rilevanza dell’avanzata va però oltre il territorio conquistato. Negli ultimi anni gli Houthi hanno sviluppato un arsenale più sofisticato, ampliato le proprie reti di approvvigionamento e acquisito una crescente capacità di integrare tecnologie provenienti dall’esterno con produzione e adattamento locali. Missili, droni e sistemi navali senza equipaggio avevano già permesso al movimento di condizionare il traffico nel Mar Rosso senza controllare direttamente il Bab al-Mandab. L’attuale offensiva porta queste capacità più vicino a una geografia particolarmente favorevole al loro impiego.
Il risultato è un cambiamento rilevante per la sicurezza dell’Indo-Mediterraneo, il corridoio che connette l’Indo-Pacifico con il bacino mediterraneo, ossia collega Europa e Asia. Gli Houthi non hanno acquisito con la conquista della costa la capacità di minacciare la navigazione: disponevano già degli strumenti necessari. Il controllo territoriale rafforza piuttosto una capacità coercitiva costruita nel corso di anni, aumentando le opzioni a disposizione del movimento e rendendo più difficile separare il conflitto yemenita dalle dinamiche regionali.
Una capacità militare più matura
La caduta di Mokha offre un’indicazione dell’evoluzione militare degli Houthi. Missili e droni sono stati impiegati per mettere fuori uso il porto prima dell’avanzata terrestre, contribuendo a sopraffare forze governative teoricamente meglio equipaggiate.
È il risultato di un processo maturato durante la fase di relativa calma seguita alla tregua del 2022, che ha consentito al movimento di ricostituire gli arsenali, riorganizzare le forze e accrescere la capacità di assemblare e adattare localmente i propri sistemi. Ed evidentemente, né i recenti bombardamenti americani, né quelli israeliani per risposta al lancio di missili che ha martellato il paese dopo l’attentato del 7 Ottobre 2023, ha depauperato sostanzialmente le riserve di armamenti e i traffici in arrivo agli Houthi
Il sostegno iraniano rimane importante, soprattutto per le tecnologie più sofisticate, ma si combina oggi con componenti commerciali e dual-use, reti di approvvigionamento più articolate e una maggiore disponibilità di know-how. In questa traiettoria si inserisce anche l’intelligenza artificiale.
A inizio settembre Anthropic ha riferito di aver individuato nello Yemen settentrionale una cellula, non formalmente identificata con gli Houthi, che utilizzava Claude Code per sviluppare software di guida, navigazione e controllo destinato a sistemi d’arma. Non vi sono prove che queste attività abbiano contribuito all’attuale offensiva o prodotto sistemi operativi, ma il caso mostra come strumenti commerciali, software open-source e modelli di frontiera possano facilitare attività di programmazione, simulazione e integrazione che richiedono competenze specialistiche.
Per un attore che dispone già di hardware, esperienza operativa e infrastrutture, queste tecnologie possono quindi contribuire ad ampliare la capacità di assorbire e adattare il supporto esterno.
Il valore strategico del Bab al-Mandab
È su questa traiettoria di maturazione militare che va collocata l’avanzata verso il Bab al-Mandab. Lo stretto costituisce uno dei principali passaggi del sistema marittimo internazionale. Secondo i dati UNCTAD relativi al 2023, circa l’8,7 per cento del commercio marittimo mondiale vi transitava, con quote sensibilmente superiori per container, automobili e prodotti energetici. La sua posizione collega direttamente Oceano Indiano, Mar Rosso e Canale di Suez. Un’interruzione significativa di questo traffico indo-mediterraneo obbliga le navi sulla rotta tra Asia ed Europa a circumnavigare l’Africa, aumentando tempi e costi del trasporto.
Gli Houthi avevano già dimostrato dal 2023 di poter influenzare questo sistema senza esercitare un controllo territoriale sullo stretto. Gli attacchi contro il traffico commerciale hanno modificato le decisioni delle compagnie di navigazione e imposto una presenza navale internazionale prolungata. L’importanza delle recenti conquiste non risiede quindi nell’acquisizione di una capacità di interdizione completamente nuova.
Il controllo di Perim e di ulteriori porzioni della costa aumenta però la profondità operativa e le opzioni coercitive del movimento. Per certi versi, la conquista di Bab al-Mandab può aggiungere relativamente poco alla capacità materiale degli Houthi di interrompere il traffico, proprio perché missili e droni permettevano già di farlo da territori precedentemente controllati. Il cambiamento però riguarda soprattutto la posizione dalla quale quella capacità può essere esercitata e il valore politico del controllo diretto dello stretto.
Per questo è più utile ragionare in termini di sea denial che di sea control. Gli Houthi non dispongono delle capacità necessarie per controllare convenzionalmente il Mar Rosso, e la superiorità navale e aerea degli Stati Uniti e di alleati e partner europei e regionali rimane molto ampia. Non è però necessario esercitare il controllo del mare per ottenere effetti tattici dal valore strategico. È sufficiente rendere il transito abbastanza rischioso e costoso da modificare il comportamento degli operatori commerciali, aumentare i premi assicurativi e obbligare gli avversari a impiegare risorse considerevoli nella protezione della navigazione.
È precisamente questa asimmetria ad amplificare il peso degli Houthi. Un movimento privo di una marina convenzionale può produrre effetti sul sistema marittimo che collega l’Oceano Indiano al Mediterraneo. La sicurezza del corridoio che doppia Bab al-Mandab riguarda quindi direttamente Suez, le rotte commerciali euro-asiatiche, i flussi energetici e la resilienza delle catene di approvvigionamento europee. Il Mar Rosso non costituisce, da questo punto di vista, uno spazio strategicamente separato dal Mediterraneo.
Gli Houthi e l’Iran
La nuova posizione Houthi ha conseguenze immediate anche per l’Iran. La pressione sul Bab al-Mandab arriva mentre Hormuz è già al centro dello scontro tra Tehran e Washington, aumentando la vulnerabilità complessiva delle rotte energetiche regionali. La contemporanea esposizione delle infrastrutture terrestri saudite — come mostrato dal recente attacco alla East-West Pipeline — riduce inoltre l’efficacia delle alternative pensate per aggirare i chokepoint marittimi.
Il risultato rafforza la leva di Tehran, ma non implica necessariamente un controllo iraniano diretto sulle decisioni Houthi. L’attuale convergenza di interessi si accompagna infatti a obiettivi propri del movimento: consolidare la posizione nello Yemen, indebolire il campo governativo e aumentare la pressione sull’Arabia Saudita, anche per migliorare la propria posizione rispetto alle intese politiche discusse con Riyadh negli ultimi anni. Il grado di coordinamento operativo con Tehran resta quindi una variabile importante, ma non esaurisce le motivazioni dell’offensiva.
Gli interessi possono convergere senza che le priorità coincidano o che ogni operazione risponda a una catena di comando iraniana. Allo stesso tempo, la crescente capacità degli Houthi di produrre, adattare e utilizzare autonomamente parte dei propri sistemi può accrescere il loro valore per l’Iran. Un partner più capace di sostenere le proprie operazioni richiede meno assistenza diretta per esercitare pressione sugli avversari comuni.
La relazione appare quindi più matura rispetto a quella descritta dalla semplice categoria di proxy. Il sostegno iraniano continua a essere importante, in particolare per le capacità tecnologicamente più sofisticate, mentre gli Houthi dispongono di propri obiettivi, una base territoriale consolidata e margini crescenti di iniziativa. L’effetto strategico deriva proprio dalla sovrapposizione tra queste due dimensioni.
Le implicazioni per la sicurezza regionale
L’avanzata lungo la costa yemenita pone innanzitutto un problema per la sicurezza marittima. Le missioni navali rimangono indispensabili per proteggere il traffico e mantenere aperte le rotte, ma agiscono sulla fase finale di un sistema più ampio. La capacità Houthi è sostenuta da reti di approvvigionamento transnazionali, trasferimenti tecnologici, produzione locale e controllo territoriale. Una strategia concentrata esclusivamente sull’intercettazione di missili e droni rischia quindi di lasciare intatte molte delle condizioni che consentono al movimento di rigenerare le proprie capacità.
Per gli attori regionali ed europei questo richiede un approccio più ampio alla sicurezza del Mar Rosso: maggiore intelligence sulle reti di approvvigionamento, interdizione dei trasferimenti militari e dual-use, cooperazione con i paesi del Corno d’Africa, protezione delle infrastrutture energetiche e portuali e rafforzamento delle capacità dei partner regionali. Rimane inoltre la dimensione politica yemenita. Finché gli Houthi dispongono di una base territoriale sufficientemente ampia e stabile, la pressione militare sul mare difficilmente potrà eliminare la capacità del movimento di rigenerare la minaccia.
La questione riguarda anche l’architettura della presenza internazionale nella regione. Stati Uniti, Francia, Italia, Giappone e Cina dispongono di installazioni militari a Gibuti, sulla sponda opposta del Bab al-Mandab. L’importanza crescente dello stretto accentua quindi la necessità di coordinare deterrenza, protezione della navigazione e gestione dell’escalation in uno spazio già caratterizzato dalla presenza simultanea di diverse potenze.
L’evoluzione degli Houthi pone infine una questione più ampia sulla diffusione delle capacità militari. Tecnologia iraniana, componentistica commerciale, software open-source, produzione locale, esperienza accumulata sul campo e reti transnazionali stanno progressivamente ampliando gli strumenti disponibili a un attore non statale. L’eventuale impiego dell’intelligenza artificiale per attività ingegneristiche si inserisce in questa traiettoria, riducendo potenzialmente anche alcuni vincoli legati alla disponibilità di competenze specialistiche.
Non si tratta di una convergenza completa tra capacità statali e non statali. Gli Houthi rimangono dipendenti dall’esterno per tecnologie critiche e non possiedono molti degli strumenti militari, industriali e finanziari di uno Stato. La loro evoluzione mostra però come un’organizzazione sufficientemente radicata, sostenuta da un partner statale e capace di sfruttare tecnologie commercialmente disponibili possa generare effetti strategici sproporzionati rispetto alle risorse impiegate.
Bab al-Mandab rende questa evoluzione particolarmente visibile. La geografia dello stretto amplifica capacità sviluppate dagli Houthi nel corso di anni e permette loro di incidere su interessi economici e di sicurezza che si estendono ben oltre lo Yemen. Per questo l’attuale avanzata non può essere letta soltanto attraverso l’esito della campagna terrestre. Indica la crescente capacità di un attore armato non statale di trasformare radicamento territoriale, innovazione tecnologica e connessioni regionali in una forma durevole di influenza sul sistema marittimo che collega il Golfo, l’Oceano Indiano e il Mediterraneo.