Approfondimenti

America Latina

Di seguito l’approfondimento di Francesco Zinni, pubblicato nel nostro Report Annuale 2026

Il 2025 ha segnato una svolta per l’America Latina, non tanto per dinamiche interne alla regione, quanto per la decisione degli Stati Uniti di rimettere l’emisfero occidentale al centro della propria visione strategica. Questo riposizionamento ha influenzato in modo trasversale i principali dossier regionali — dalle traiettorie politiche ed economiche dei paesi all’influenza cinese, dalla gestione dei flussi migratori al contrasto al crimine organizzato — costringendo molti governi latinoamericani a una rivalutazione delle proprie posizioni e dei propri margini di manovra.

L’operazione Absolute Resolve, che il 3 gennaio 2026 ha portato alla cattura di Nicolás Maduro, rappresenta finora l’espressione più compiuta di questa svolta, testimoniando la propensione dell’amministrazione a ricorrere alla forza per ristabilire la propria egemonia sul continente. Alla dimensione militare si è affiancato l’uso mirato di strumenti economici — in particolare dazi e sanzioni — come leve di pressione politica. A farne le spese sono stati attori regionali di primo piano, fra cui il Messico, il Brasile e la Colombia, mentre nei confronti di alleati considerati affidabili, come l’Argentina, Washington ha adottato un approccio più accomodante sul piano economico-finanziario.

Il contributo si articola in due parti. La prima è dedicata all’analisi dei trend più rilevanti che hanno attraversato la regione nel corso del 2025. La seconda parte propone invece un focus su un numero selezionato di Paesi, organizzati per sottoregioni — Messico, America Centrale, America del Sud e Caraibi. La scelta dei paesi analizzati combina fattori quali il loro peso economico e geopolitico e il loro ruolo nei principali dossier regionali. La struttura è pensata per offrire una lettura coerente delle principali traiettorie regionali, senza pretese di esaustività. La conclusione individua alcuni temi chiave da monitorare nel corso del 2026.

Trend Regionali

Il Rinnovato Interventismo Americano nella Regione

La seconda amministrazione Trump ha segnato un profondo riorientamento della politica estera statunitense verso l’emisfero occidentale. La nuova direzione si è manifestata fin dall’inizio del 2025, con minacce nei confronti di Paesi storicamente alleati, quali Panama e Messico, inizialmente sottovalutate da analisti e responsabili politici della regione. Il cambio di passo è avvenuto a partire da agosto, con il dispiegamento della più grande forza militare americana nei Caraibi dagli anni Novanta. Ne è seguita una campagna di strike contro imbarcazioni ritenute legate al traffico di droga, fortemente criticata sotto il profilo legale e della rilevanza operativa, che ha portato alla morte di almeno 126 persone[1]. Lo stesso dispiegamento ha costituito il presupposto tattico per l’operazione Absolute Resolve che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro.

L’intervento è, ad oggi, l’espressione più compiuta del Corollario Trump, concepito come evoluzione della storica Dottrina Monroe, che teorizza la volontà di riaffermare il primato statunitense nella regione. Testimoniando l’inclinazione americana all’uso della forza per perseguire i propri obiettivi strategici, ha avuto un effetto immediato sull’intera regione, contribuendo a rafforzare un atteggiamento di maggiore cautela nei confronti di Washington, sia da parte di alleati storici come Messico e Colombia, sia da parte di regimi ostili come Cuba e Nicaragua.

Al di là della minaccia militare, l’amministrazione Trump ha fatto ricorso a strumenti economici e politici per esercitare un’influenza senza precedenti recenti nella politica interna di diversi Paesi della regione. Trump è intervenuto direttamente nelle campagne elettorali di Cile e Honduras minacciando un peggioramento dei rapporti con gli Stati Uniti qualora i candidati conservatori da lui sostenuti non avessero vinto. Particolarmente significativo è il caso del Brasile, dove la Casa Bianca ha sfoderato un arsenale di dazi e sanzioni per tentare di influenzare l’esito del processo per tradimento dell’ex presidente Jair Bolsonaro.

Pochi privilegiati hanno evitato il bastone di Rooseveltiana memoria e hanno beneficiato delle carote americane. Il presidente Bukele ha firmato un accordo del valore di 6 milioni di dollari per il trasferimento di cittadini venezuelani espulsi dagli Stati Uniti presso il famigerato carcere CECOT[2]. Ben diversa è la scala del sostegno economico riservato dall’amministrazione statunitense all’Argentina di Javier Milei. Nell’aprile 2025, in un contesto segnato da una forte pressione statunitense, il Fondo Monetario Internazionale ha approvato un programma Extended Fund Facility da 20 miliardi di dollari a favore dell’Argentina[3]. A questo intervento è seguito, nell’ottobre dello stesso anno, un ulteriore bailout da 20 miliardi di dollari promosso direttamente da Washington[4].

Il Vento Elettorale Soffia a Destra

Nel corso del 2025, un numero significativo di Paesi latinoamericani ha tenuto elezioni che hanno visto l’affermazione di candidati di destra. Alla base di questo trend vi è innanzitutto un forte sentimento anti-incumbent, riconducibile a una crescente insoddisfazione per la difficoltà delle amministrazioni in carica ad affrontare temi quali sicurezza, criminalità e immigrazione. Un esempio significativo è quello del Cile, dove José Antonio Kast è stato eletto presidente con una piattaforma elettorale incentrata sul contrasto all’immigrazione e al crimine organizzato, nonostante il paese rimanga uno dei più sicuri della regione, con un tasso di omicidi di 5,4 per 100.000 abitanti[5].

Il crescente desiderio di soluzioni anche drastiche nel dibattito regionale sulla sicurezza ha contribuito a rafforzare la popolarità del modello Bukele. Negli ultimi anni, il presidente salvadoregno ha ottenuto un drastico calo dei livelli di criminalità, ricorrendo tuttavia a pratiche autoritarie, inclusa la sospensione di importanti garanzie costituzionali. Ad oggi, circa l’1,9% della popolazione è in prigione, fra cui presunti membri delle principali gang locali (MS13 e Barrio 18), ma anche oppositori politici e giornalisti[6]. Politici quali Xiomara Castro, in Honduras, e Daniel Noboa, in Ecuador hanno preso spunto dall’esempio salvadoregno mettendo la lotta al crimine organizzato al centro delle proprie priorità di governo. In entrambi i casi, i risultati sono stati deludenti. Inoltre, in Ecuador, la preoccupazione dell’elettorato che l’azione di governo potesse assumere un carattere illiberale ha portato a una grave sconfitta per Noboa nel referendum del 16 novembre.

La variabile inedita del ciclo elettorale del 2025 è stata la crescente influenza degli Stati Uniti. Il presidente Trump è intervenuto direttamente in più contesti, sostenendo apertamente candidati conservatori. Il caso più emblematico, per portata e visibilità, è stato quello delle elezioni di medio termine in Argentina. Il sostegno statunitense, concretizzatosi in un maxi bailout da 20 miliardi di dollari, si è inserito in una fase segnata dal rischio concreto di una crisi valutaria e dall’indebolimento del consenso del governo Milei[7]. L’intervento ha contribuito a stabilizzare il contesto economico-finanziario nelle settimane precedenti al voto, favorendo un’inversione della dinamica elettorale.

Attualmente, Messico e Brasile, che insieme concentrano circa metà della popolazione e del PIL dell’America Latina, rimangono governati da esecutivi di centro-sinistra, così come la Colombia, altro paese di grande valore strategico. Tuttavia, sia il Brasile che la Colombia terranno elezioni presidenziali nel 2026, l’esito delle quali potrebbe confermare il recente successo elettorale delle destre.

L’Influenza Economica della Cina

Sul piano economico, la Cina continua a rappresentare un partner fondamentale per l’America Latina, indipendentemente dal rinnovato attivismo statunitense nella regione. Pechino è oggi il primo o il secondo partner commerciale per la maggior parte dei Paesi a sud del Messico, con un peso spesso superiore a quello degli Stati Uniti. La relazione si fonda principalmente sull’export di materie prime — energetiche, agricole e minerarie — e su una presenza cinese consolidata in settori strategici quali infrastrutture, energia, telecomunicazioni e logistica. Nel complesso, gli investimenti cinesi nella regione hanno superato i 200 miliardi di dollari, confermando una profondità economica difficilmente reversibile nel breve periodo[8].

Parallelamente, è cresciuta tra i governi latinoamericani la consapevolezza degli squilibri strutturali che caratterizzano il rapporto economico con Pechino. Circa l’84% delle esportazioni regionali verso la Cina è costituito da materie prime, mentre oltre il 60% delle esportazioni cinesi verso l’America Latina riguarda beni industriali a medio-alto valore aggiunto[9]. Questo modello ha rafforzato la dipendenza da settori poco dinamici e limitato l’inserimento della regione nelle fasi più avanzate delle catene globali del valore.

In questo contesto, l’approccio statunitense alla competizione con la Cina tende a porre i Paesi latinoamericani di fronte a una scelta binaria, in particolare nei settori considerati strategici. Washington ha esercitato pressioni affinché governi e imprese limitassero il coinvolgimento cinese in ambiti come le telecomunicazioni, il digitale e le grandi infrastrutture, senza però essere in grado di offrire alternative credibili. In economie sempre più intrecciate con quella cinese, questo riduce il margine di manovra anche per governi apertamente filo-occidentali e rende difficile, nel medio periodo, un ridimensionamento sostanziale della presenza di Pechino nella regione.

Il Crimine Organizzato

Nonostante il contrasto alla criminalità organizzata sia stato uno dei temi centrali del dibattito politico regionale, il 2025 ha evidenziato la difficoltà di incidere in modo strutturale sui livelli di violenza e sulle economie illegali legate al narcotraffico. Un fattore chiave in questo quadro è la natura fluida, frammentata e internazionale dei gruppi criminali. Economie criminali sempre più articolate vedono la partecipazione di attori che spaziano dalle gang locali fino a organizzazioni di respiro transnazionale, come i cartelli messicani di Sinaloa e Jalisco Nueva Generación, o i brasiliani Primeiro Comando da Capital e Comando Vermelho.

Parallelamente, prosegue il processo di diversificazione delle economie criminali. Il narcotraffico resta centrale, ma ad esso si aggiungono altre importanti fonti di guadagno. In contesti urbani in tutta l’America Latina, le estorsioni si presentano come un metodo semplice ed efficace per generare entrate e consolidare il proprio controllo sul territorio. In Colombia, Perù ed Ecuador gruppi armati e criminali hanno rafforzato il controllo su aree legate all’estrazione illegale di oro e altri minerali. In Messico, accanto alla produzione e al traffico di fentanyl, diversi gruppi hanno intensificato attività quali il furto di carburante. I crimini ambientali continuano a ricevere attenzione insufficiente da parte delle autorità, nonostante l’America Latina si confermi la regione con il maggior numero di omicidi ai danni di attivisti ambientali.

I gruppi criminali operanti nella regione dispongono inoltre di tecnologie sempre più sofisticate, tra cui veicoli subacquei per il trasporto di droga e droni. Questi ultimi, in particolare, sono stati impiegati in contesti che vanno dal Catatumbo, in Colombia, al Michoacán, in Messico, sia per il traffico di stupefacenti sia per operazioni di ricognizione a supporto delle attività di contrabbando. Opportunamente modificati per trasportare e lanciare dispositivi esplosivi, vengono utilizzati anche per colpire gruppi rivali e forze di sicurezza statali. La crescente importanza dei droni è testimoniata dalla creazione, nel cartello di Jalisco Nueva Generación, di un’unità di piloti specializzata nel loro impiego, chiamata Fuerzas Especiales Mencho.

Il mutamento dell’approccio statunitense al contrasto del crimine organizzato nella regione si è tradotto nell’adozione di strumenti di natura securitaria e coercitiva. La designazione di gruppi criminali, fra cui il CJNG, il cartello di Sinaloa, il Tren de Aragua e le gang MS13 e Barrio 18, come organizzazioni terroristiche, insieme al ricorso a strumenti militari e sanzionatori per incentivare la cooperazione di paesi alleati e avversari, ha avuto effetti significativi in singoli casi, ma senza produrre risultati chiari in termini di smantellamento delle economie illegali. La drastica riduzione del narcotraffico nei Caraibi a seguito della campagna di strike condotta dagli Stati Uniti ha portato rapidamente all’apertura di rotte alternative. Anche le recenti pressioni verso il Messico per l'estradizione di leader dei cartelli difficilmente produrranno risultati diversi dall’ulteriore frammentazione dei gruppi criminali e dall’aumento della violenza.

Analisi per Paesi e Regioni

Messico

A causa della forte interdipendenza economica con gli Stati Uniti e del suo valore strategico, il Messico è stato tra i Paesi più direttamente esposti al rinnovato attivismo del suo ingombrante vicino del nord.

La crescita ha risentito dell’incertezza legata all’imposizione dei dazi statunitensi, che ha frenato consumi e investimenti. L’amministrazione Trump ha imposto dazi del 25% su diversi beni non coperti dall’USMCA, ma ha colpito anche prodotti formalmente inclusi nell’accordo, come automobili, acciaio e alluminio. Considerata l’entità del commercio bilaterale — circa 935 miliardi di dollari — e il peso dell’export verso gli Stati Uniti, pari a quasi un terzo del PIL, la preoccupazione delle autorità messicane appare del tutto comprensibile[10].

La presidente Claudia Sheinbaum ha dimostrato una notevole abilità nel gestire il delicato rapporto con Washington. Il suo approccio è stato improntato al dialogo, con l’obiettivo di ridurre il rischio di escalation. Ad oggi è riuscita a evitare interventi militari statunitensi sul territorio messicano e a contenere, almeno in parte, il rischio di misure più aggressive sul fronte dei dazi. La cooperazione sul tema migratorio ha rappresentato uno degli ambiti più visibili di questo riavvicinamento pragmatico. La drastica riduzione dei flussi migratori verso gli Stati Uniti è dovuta in larga misura alla cooperazione delle autorità messicane. Al tempo stesso, il Messico si è trovato a gestire il ritorno di un numero crescente di propri cittadini e di altri migranti latinoamericani dagli Stati Uniti, una sfida logistica e sociale che il governo ha affrontato con risorse limitate.

Sul piano interno, la presidente rimane uno dei politici più popolari della regione, con un tasso di approvazione stabilmente intorno al 70%. Le riforme volte a migliorare la condivisione di intelligence e il coordinamento tra forze di sicurezza federali e locali hanno portato a risultati significativi. Nel 2025 il tasso di omicidi si è ridotto di oltre il 30%, attestandosi a 17,5 omicidi ogni 100.000 abitanti, il livello più basso dal 2016[11]. Tali progressi, tuttavia, non hanno soddisfatto le autorità statunitensi, che insistono sulla necessità di affrontare il tema delle connessioni tra criminalità organizzata e politica.

America Centrale

El Salvador

Nel 2025 il presidente Nayib Bukele ha ulteriormente rafforzato il proprio controllo sulle istituzioni dello Stato. Un’evoluzione che ha contribuito a restringere lo spazio di azione della società civile, come dimostra la sospensione delle attività di Cristosal, la principale organizzazione per i diritti umani del Paese.

Sul piano della sicurezza, il governo continua a rivendicare risultati significativi nel contrasto alle pandillas. Il tasso di omicidi è sceso a 1,3 per 100.000 abitanti, rendendo El Salvador il paese più sicuro dell’emisfero occidentale[12]. Il consenso interno resta alto: oltre l’80% dei salvadoregni si dichiara favorevole al governo. Investigazioni condotte da El Faro e ProPublica hanno tuttavia contribuito a incrinare l’immagine di Bukele come alfiere della lotta al crimine organizzato, rivelando che il presidente ha intrattenuto in più occasioni rapporti negoziali con la MS-13 e che ciò contribuisce a spiegare, almeno in parte, la riduzione dei crimini violenti.

I rapporti con gli Stati Uniti restano stretti. Bukele si è proposto come partner privilegiato di Washington nella regione sul piano securitario e migratorio. Questa postura ha contribuito a ottenere l’endorsement della Casa Bianca alla decisione del parlamento salvadoreno di aggirare i vincoli costituzionali che avrebbero impedito a Bukele di ricandidarsi alla presidenza.

Sul fronte economico, nel 2025 El Salvador ha registrato una crescita del PIL del 4%, trainata da grandi progetti infrastrutturali, dall’aumento del turismo e da un livello record delle rimesse familiari, che hanno superato i 10 miliardi di dollari (pari a circa il 27,3% del PIL)[13]. Nonostante la buona performance, l’economia salvadoregna rimane strutturalmente fragile a causa di un’eccessiva dipendenza dalle rimesse, di un deficit commerciale in crescita e di un elevato livello di debito pubblico (89% del PIL). A ciò si aggiunge una marcata vulnerabilità rispetto a possibili cambiamenti nelle politiche migratorie e commerciali statunitensi.

Panama

Nel 2025 Panama ha assunto una rilevanza crescente nel calcolo strategico statunitense, soprattutto in relazione al controllo del Canale e delle infrastrutture critiche ad esso associate. Sotto la spinta dell’amministrazione Trump, il governo panamense si è ritirato dalla Belt and Road Initiative e ha raffreddato i rapporti politici con Pechino, evitando incontri bilaterali di alto livello. Nonostante ciò, una parte rilevante dell’élite economica del Paese continua a mantenere legami economici significativi con la Cina.

Il presidente Raul Mulino ha cercato di venire incontro alle rischieste americane difendendo tuttavia la sovranità nazionale sul Canale. In più occasioni ha ribadito che la neutralità resta il principio cardine per garantire la sicurezza di un’infrastruttura definita “bene pubblico globale”.

Sul piano interno, il 2025 è stato segnato anche da tensioni sociali legate alla riforma del sistema previdenziale. Scioperi e proteste, in particolare nel settore dell’edilizia, dell’istruzione e nelle regioni agricole, hanno messo alla prova la tenuta del governo. Mulino ha adottato una linea più dura rispetto alle amministrazioni precedenti, arrivando a sospendere temporaneamente alcune garanzie costituzionali in aree specifiche del Paese. Le proteste si sono progressivamente esaurite senza che il governo fosse costretto a fare concessioni sostanziali.

America del Sud

Argentina

Nel 2025 Javier Milei ha proseguito nell’attuazione del proprio programma di riforme, incentrato su una drastica riduzione della spesa pubblica e sul contenimento dell’inflazione. Pur in un quadro macroeconomico segnato da una crescita superiore alla media regionale, nell’ordine del 4,5%[14], le manovre economiche hanno avuto effetti significativi sulla spesa sociale e sul potere d’acquisto degli argentini, alimentando un diffuso malcontento. Il governo ha attraversato un momento di difficoltà fra settembre e ottobre, quando la crescente opposizione all’interno del parlamento, la sconfitta alle elezioni provinciali di Buenos Aires e il rischio di una crisi valutaria avevano fatto presagire una grave crisi di legittimità.

La stretta vicinanza politica con l’amministrazione Trump ha svolto un ruolo determinante nel sostenere la tenuta economica del Paese. In prossimità delle elezioni di medio termine di ottobre, Washington ha avallato un pacchetto di sostegno finanziario da 20 miliardi di dollari, finalizzato a stabilizzare il mercato valutario argentino e a ridurre il rischio di una crisi del peso[15]. Già nell’aprile 2025 il sostegno americano era stato essenziale affinché l’Argentina ottenesse un prestito di 20 miliardi di dollari dal Fondo Monetario Internazionale[16]. Negli Stati Uniti, il sostegno all’Argentina, fortemente voluto da Trump, ha alimentato un dibattito critico, sia tra gli esperti, che ne contestano la scarsa rilevanza strategica, sia tra gli agricoltori americani, esposti alla concorrenza diretta delle esportazioni argentine in Asia.

Sul piano dei rapporti con la Cina, l’esecutivo di Milei ha adottato una linea prudente. Nel 2025 Buenos Aires ha ridotto la cooperazione con Pechino in ambito spaziale e militare, segnalando una volontà di riallineamento politico con gli Stati Uniti. Al tempo stesso, la presenza economica cinese resta rilevante e strutturata in settori chiave, tra cui petrolio, trasporti, energia elettrica e telecomunicazioni, confermando la difficoltà di ridurre, almeno nel medio periodo, il peso di Pechino nell’economia del Paese.

Bolivia

Con la vittoria di Rodrigo Paz al ballottaggio presidenziale del 19 ottobre, la Bolivia ha chiuso un lungo capitolo della propria storia politica, ponendo fine a quasi vent’anni di governi guidati dal Movimiento al Socialismo (MAS). L’insediamento del nuovo presidente ha segnato l’avvio di una fase di discontinuità, caratterizzata da un riallineamento in ambito economico e di politica estera.

Sul piano macroeconomico, il nuovo governo eredita una situazione fortemente deteriorata. Il deficit ha raggiunto il 12,6% del PIL, in crescita rispetto al 10% del 2024, e il PIL ha registrato una contrazione del 2,4% nella prima metà del 2025[17]. Paz ha presentato un ambizioso programma di riforme, tra cui l’eliminazione dei costosi sussidi ai carburanti (il cui valore è pari a circa il 6% del PIL), un piano di transizione verso un regime di cambio più flessibile, interventi di liberalizzazione del commercio e incentivi volti a favorire gli investimenti[18].

La necessità di attuare riforme strutturali potrebbe avere gravi conseguenze sulla popolarità del presidente e sul sostegno del Parlamento, già nel corso del 2026. Dato il chiaro mandato popolare a un approccio moderato, non sarà facile applicare i tagli necessari alla spesa pubblica senza suscitare malcontenti. Nel frattempo, i sindacati, tradizionale zoccolo duro del MAS, torneranno probabilmente a mobilitarsi contro i tagli e la liberalizzazione del cambio.

Di particolare interesse strategico sono le conseguenze del cambio di regime sullo sfruttamento dei giacimenti di litio del Paese. Benché la Bolivia possieda oltre un quinto delle riserve globali, non è finora riuscita, a differenza dei vicini Cile e Argentina, ad attrarre investimenti internazionali significativi. La precedente amministrazione aveva firmato contratti controversi con imprese russe e cinesi, ma la stragrande maggioranza delle riserve resta inutilizzata. Gli Stati Uniti hanno espresso grande interesse per il litio boliviano, vedendo in esso l’opportunità di ridurre la propria dipendenza dalla Cina.

Cile

L’elezione di José Antonio Kast alle presidenziali del 14 dicembre 2025 ha sancito una svolta significativa nell’orientamento politico del Paese. Il risultato elettorale riflette un mutamento delle priorità dell’elettorato, con un ridimensionamento delle istanze riformatrici che avevano caratterizzato l’elezione del suo predecessore.

Negli ultimi anni, il Cile ha registrato un forte aumento del numero di immigrati venezuelani in fuga dal regime venezuelano. Su una popolazione di 20 milioni di abitanti, circa 2 milioni sono immigrati, di cui si stima che 340.000 si trovino in condizione di irregolarità[19]. Sebbene il presidente uscente Gabriel Boric abbia correttamente sottolineato come il tasso di omicidi sia in calo dal 2022 e simile a quello degli Stati Uniti, il dato rimane circa il doppio rispetto a dieci anni fa[20]. L’incremento del crimine violento, spesso associato alla criminalità organizzata legata ad alcune comunità migranti, ha alimentato la percezione di insicurezza e rafforzato, nell’opinione pubblica, l’idea di un legame diretto tra immigrazione e declino della sicurezza.

Sul piano economico, il programma di Kast rappresenta una rottura netta con l’agenda di Boric, che aveva dichiarato di voler trasformare il Cile nella “tomba del neoliberismo”. Tra le proposte più ampiamente condivise figurano la riduzione della burocrazia e un taglio alle tasse per le imprese. Il presidente ha annunciato tagli alla spesa pubblica per 6 miliardi di dollari – pari a circa il 7% del bilancio statale – da attuare entro 18 mesi dall’elezione. A differenza di Javier Milei in Argentina, ha promesso di non intervenire sui programmi di welfare. Tuttavia, l’entità dell’intervento solleva dubbi tanto sulla sua fattibilità quanto sul possibile impatto negativo sulla crescita, stimata al 2,0% per il 2026[21].

In politica estera, Kast ha indicato la volontà di rafforzare l’allineamento del Cile con gli Stati Uniti. Questo orientamento dovrà tuttavia confrontarsi con vincoli economici rilevanti: la Cina resta il primo partner commerciale del Paese (i principali export verso Pechino sono il rame e il nitrato di potassio) e mantiene una presenza significativa anche nei settori delle telecomunicazioni e dell’energia.

Colombia

Nel 2025 la Colombia ha attraversato una fase di forti tensioni con gli Stati Uniti. Il confronto si è concentrato soprattutto sulle politiche del presidente Petro in ambito di sicurezza e di contrasto al narcotraffico. Data l’importanza strategica della relazione fra i due paesi, Washington ha finora privilegiato iniziative volte a colpire Petro senza danneggiare la Colombia, fra cui un pacchetto di sanzioni mirate contro il presidente, i suoi familiari e il ministro dell’Interno Benedetti. Tuttavia, negli ultimi mesi non sono mancate minacce da parte di Trump di condurre operazioni militari mirate in territorio colombiano. Alla luce dell’intervento americano in Venezuela, i toni di Petro si sono fatti considerevolmente più conciliatori, lasciando trasparire la preoccupazione che un’escalation diplomatica possa avere conseguenze indesiderate.

Sul piano interno, i tentativi del governo Petro di avanzare riforme in ambito sociale hanno incontrato una forte opposizione da parte del parlamento e di altri organi istituzionali. Oltre due colombiani su tre considerano la politica di sicurezza “Paz Total” un fallimento. I gruppi armati continuano ad ampliare la propria influenza sul territorio, contendendosi il controllo delle economie illecite. Dall’insediamento del presidente, le estorsioni sono aumentate del 96%, i rapimenti del 79%, e, secondo Human Rights Watch, il numero complessivo di omicidi è salito del 20,9% rispetto al 2016[22][23]. Particolarmente allarmante è l’impennata del reclutamento di bambini soldato, con un aumento del 1000% negli ultimi quattro anni[24]. L’escalation della violenza ha incluso anche l’uccisione di Miguel Uribe, senatore conservatore e candidato alle elezioni presidenziali del 2026.

In risposta alle tensioni con gli Stati Uniti, Petro ha cercato di rafforzare i legami economici con la Cina, annunciando nel maggio 2025 l’ingresso della Colombia nella Belt and Road Initiative e nella New Development Bank, la banca multilaterale di sviluppo istituita dai Paesi BRICS. Benché queste iniziative abbiano mandato un chiaro segnale politico, la loro efficacia in ambito economico resta dubbia. L’export colombiano verso gli Stati Uniti vale 14,3 miliardi di dollari rispetto ai soli 2,4 miliardi di export verso la Cina[25]. Petro ha dichiarato che la decisione di entrare nella BRI punta ad aumentare le esportazioni verso la Cina fino a 10 miliardi di dollari. Si tratta tuttavia di un obiettivo che si scontra con limiti strutturali dell’economia colombiana.

Brasile

Nel settembre 2025 la Corte Suprema brasiliana ha condannato l’ex presidente Jair Bolsonaro a 27 anni di reclusione per aver tentato un colpo di Stato. La sentenza ha avuto un forte valore politico e simbolico in un Paese che, pur avendo attraversato numerose fasi di rottura dell’ordine democratico, raramente ha visto i responsabili chiamati a rispondere sul piano giudiziario. Il processo si è svolto in un clima di forti tensioni sociali e pressioni da parte dell’amministrazione americana. L’imposizione di dazi sull’export brasiliano e di sanzioni ai danni di membri delle istituzioni brasiliane non è tuttavia stata sufficiente a influenzare il risultato a favore di Bolsonaro. Al contrario, ha suscitato un fenomeno di rally around the flag, rafforzando la posizione politica di Lula.

In linea con l’obiettivo del presidente Lula di rafforzare il profilo internazionale del paese, il Brasile ha ospitato nella città amazzonica di Belém la 30ª Conferenza delle Parti sul clima (COP30). La conferenza è stata caratterizzata dall’assenza degli Stati Uniti e dalla ferma opposizione dei paesi produttori di petrolio all’adozione di un cronoprogramma per la graduale eliminazione dei combustibili fossili. I risultati emersi segnano un ulteriore allontanamento dagli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Un esito prevedibile, in un contesto di crescente frammentazione geopolitica in cui la questione climatica si intreccia con rivalità economiche, interessi energetici e calcoli strategici.

Anche il rapporto con i BRICS si è rivelato complesso. Il tentativo di sfruttare la propria membership per controbilanciare il crescente attivismo di Washington si è scontrato con l’evoluzione antioccidentale del gruppo. A Brasilia, l’iniziativa cinese di ampliarne la composizione è stata vista come un tentativo di trasformare un forum di grandi economie emergenti in un polo filocinese. Il desiderio di presentarsi come punto di riferimento dei paesi in via di sviluppo si scontra con la realtà di una media potenza che lotta per mantenere margini di autonomia in un sistema internazionale che tende al bilateralismo.

Sul piano economico, i legami con la Cina restano centrali. Nel 2025 l’export verso Pechino ha raggiunto i 100 miliardi di dollari, a fronte di 37,7 miliardi verso gli Stati Uniti, confermando il dragone come primo partner commerciale di Brasilia[26]. La Cina continua a rappresentare un investitore rilevante in settori strategici come agricoltura, terre rare, tecnologia e manifattura. Nonostante gli sforzi per favorire una maggiore presenza brasiliana in segmenti produttivi a più alto valore aggiunto, l’economia del Paese rimane fortemente dipendente dall’export di materie prime. Il presidente Lula ha più volte sottolineato il rischio che la concorrenza di beni cinesi a basso costo danneggi le ambizioni industriali di attori brasiliani. È significativo notare che, mentre le esportazioni brasiliane verso la Cina sono in larga parte costituite da prodotti agricoli e del settore estrattivo, circa l’80% delle esportazioni verso gli Stati Uniti consiste in beni manifatturieri, caratterizzati da un maggiore valore aggiunto e da una più ampia diversificazione.

Caraibi

Haiti

Nonostante una situazione già gravemente compromessa, negli ultimi mesi la crisi haitiana ha conosciuto un ulteriore e rapido deterioramento. Attualmente, le gang controllano circa il 90% della capitale, Port-au-Prince. Hanno occupato sia l’aeroporto, ormai di fatto chiuso, sia il porto, dove gestiscono i flussi commerciali secondo logiche arbitrarie e coercitive. Al di fuori della capitale, la loro influenza si è estesa a vie di comunicazione essenziali e regioni strategiche come l’Artibonite, cuore agricolo del Paese. Le conseguenze umanitarie sono drammatiche: circa sei milioni di persone, pari a metà della popolazione, si trovano in condizioni di insicurezza alimentare acuta, e oltre 1,3 milioni di haitiani sono stati costretti ad abbandonare le proprie case[27].

Né la Polizia Nazionale Haitiana, né la Missione Multinazionale di Supporto alla Sicurezza (MSS) a guida keniota sono riuscite a contenere l’avanzata delle gang. L’immobilismo del Consiglio Presidenziale di Transizione e il peggioramento del quadro securitario hanno spinto gli Stati Uniti a sostenere la creazione di una Gang Suppression Force, approvata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nel mese di ottobre 2025. La forza sembra avviata a raggiungere l’obiettivo operativo di 5.500 unità, ma ad oggi non ha prodotto cambiamenti significativi sul terreno. Il riconoscimento della gravità della situazione in Haiti non ha tuttavia impedito all’amministrazione americana di annunciare la fine del Temporary Protected Status (TPS), che autorizza circa 340.000 haitiani a vivere negli Stati Uniti[28]. La decisione, duramente criticata da un gruppo bipartisan di legislatori americani, entrerà in vigore a febbraio 2026.

I membri del Consiglio Presidenziale di Transizione, il cui mandato scadrà il 7 febbraio 2026, hanno mostrato una crescente ritrosia a cedere il potere, arrivando, nonostante forti pressioni internazionali, a cercare di costringere il primo ministro Alix Didier Fils-Aimé alle dimissioni. È probabile che la coalizione di gang Viv Ansanm cercherà di sfruttare questa fase di transizione per favorire l’inclusione di figure a essa vicine nel nuovo assetto istituzionale, rafforzando il legame fra potere politico e criminalità organizzata.

Cuba

Il 2025 ha segnato un ulteriore peggioramento del quadro economico e sociale a Cuba. A fronte di una significativa contrazione della produzione industriale e agricola, la sopravvivenza economica del Paese dipende in misura sempre maggiore dalle rimesse inviate dalla diaspora, dagli introiti fortemente ridimensionati del settore turistico, e dal sostegno, interessato e condizionato, di pochi paesi alleati. Tale fragilità strutturale si riflette direttamente sul piano sociale. L’inflazione, unita alla cronica mancanza di beni essenziali, ha determinato un sensibile peggioramento delle condizioni di vita della popolazione, rafforzando il clima di sfiducia nei confronti del governo.

Il crescente malcontento presente in ampi settori della popolazione non ha tuttavia assunto la forma di un’opposizione organizzata, traducendosi invece in una nuova e imponente ondata migratoria. Dal 2022, più di due milioni di cubani, pari a circa il 20% della popolazione, hanno lasciato il Paese, il più ampio esodo dalla rivoluzione del 1959[29]. Questo fenomeno, pur destinato ad avere effetti profondamente negativi sul piano economico e demografico, ha, nel breve termine, giocato a vantaggio delle autorità, contribuendo a ridurre la pressione interna.

In un quadro già segnato da una profonda crisi economica e sociale, la cattura di Nicolás Maduro introduce un elemento di discontinuità cruciale per il regime cubano. L’evento ha avuto conseguenze dirette per Cuba, interrompendo le forniture di petrolio venezuelano da cui l’economia dell’isola dipendeva in modo critico. Il paese non può permettersi di acquistare petrolio a prezzo di mercato e la produzione interna, stimata in circa 40.000 barili al giorno, copre solo un terzo dei consumi[30]. La morte di 32 cittadini cubani nel corso dell’operazione Absolute Resolve testimonia il sostegno offerto da Cuba al regime venezuelano e la chiara consapevolezza della propria dipendenza strategica dall’alleato.

A seguito della cattura di Maduro, vari esponenti dell’amministrazione Trump hanno dichiarato che, senza il petrolio venezuelano, il regime cubano ha i giorni contati. Al tempo stesso, la CIA ha messo in guardia sui rischi di uno scenario di caduta disordinata, sottolineando che sull’isola non esiste un’opposizione strutturata e credibile in grado di guidare una transizione politica.

Venezuela

L’operazione Absolute Resolve, che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro, ex presidente di fatto del Venezuela, rappresenta l’evento di maggiore rilievo geopolitico avvenuto nella regione negli ultimi decenni. L’azione si inserisce nel quadro del cosiddetto “corollario Trump” alla Dottrina Monroe, che sancisce la volontà degli Stati Uniti di ristabilire la propria supremazia nell’emisfero occidentale anche attraverso il ricorso diretto alla forza militare.

Il rafforzamento del dispositivo militare statunitense nella regione era in corso da mesi e ha raggiunto un passaggio chiave con l’arrivo, nel novembre 2025, della portaerei USS Gerald R. Ford. La cattura di Maduro è stata preceduta da una criticata campagna di contrasto al narcotraffico condotta attraverso strike mirati contro imbarcazioni nei Caraibi. Lo stesso Nicolás Maduro era stato accusato da Washington di essere a capo del cosiddetto Cartel de los Soles e di contribuire alla diffusione di fentanyl negli Stati Uniti.

Nella fase immediatamente successiva all’arresto di Maduro, l’amministrazione statunitense ha indicato l’intenzione di mantenere temporaneamente inalterata la struttura del potere chavista, esprimendo soddisfazione per la nomina di Delcy Rodríguez a presidente. Questa scelta ha deluso le speranze di molti in una rapida transizione democratica, mettendo da parte la leader dell’opposizione María Corina Machado. Resta poco chiaro quale strategia gli Stati Uniti intendano adottare per influenzare la traiettoria politica venezuelana. Il presidente Trump sembra convinto che la presenza di una vasta flotta nei Caraibi e la minaccia di ulteriori interventi militari saranno sufficienti affinché la cupola chavista attualmente al potere si allinei alle posizioni americane.

La decisione di non procedere né con un’occupazione militare né di esercitare una pressione immediata per l’organizzazione di libere elezioni riflette il tentativo di evitare un coinvolgimento diretto e prolungato nella gestione politica del paese. Questa scelta punta a contenere i costi politici e strategici dell’intervento, ma lascia aperta una serie di incognite sulla stabilità del sistema venezuelano nel medio periodo. Anche il dibattito sulla gestione delle risorse petrolifere del paese si colloca ormai al di fuori dei tradizionali schemi di diritto e di politica estera. Difficile, in questa fase iniziale, formulare un giudizio sul futuro delle relazioni tra Venezuela e Stati Uniti. È però evidente che il dossier venezuelano è destinato a rimanere al centro delle dinamiche regionali nei prossimi mesi.

Conclusione

Le dinamiche emerse nel 2025 non appaiono circoscritte al breve periodo. Si delinea un quadro segnato dalla volontà americana di intervenire attivamente nella regione e dal ridimensionamento dello spazio di autonomia strategica di molti Paesi latinoamericani.

L’evoluzione della situazione venezuelana resta il fattore di incertezza principale. È presto per dire se l’ordine emerso a seguito della cattura di Maduro si stabilizzerà o se ci saranno ulteriori cambiamenti. Gli sviluppi in Venezuela avranno inevitabili ripercussioni regionali, in particolare a Cuba, dove il regime attraversa la fase più critica dalla caduta dell’Unione Sovietica. In Paesi formalmente alleati degli Stati Uniti come Colombia e Messico, la possibilità di subire iniziative unilaterali americane sotto la bandiera della guerra al narcotraffico appare oggi più concreta rispetto al passato.

Un secondo nodo rilevante riguarda l’assetto delle relazioni economiche nordamericane. La revisione dell’accordo di libero scambio USMCA, che avrà luogo nella prima metà del 2026, costituisce un passaggio cruciale per Messico e Canada, i cui export sono diretti rispettivamente per il 75% e l’80% verso il mercato americano. L’obiettivo di entrambi è rinegoziare un accordo il più possibile simile a quello attuale. Lo spazio di manovra è limitato, e l’ipotesi, avanzata da Washington, di sostituire l’accordo trilaterale con intese bilaterali aleggia come uno spettro sui negoziati.

A completare il quadro, il ciclo elettorale del 2026 potrebbe contribuire a spostare ulteriormente a destra il baricentro politico della regione. In Colombia, una possibile svolta conservatrice modificherebbe l’attuale linea di politica estera, riallineando il Paese con gli Stati Uniti. In Brasile, la competizione tra Lula e Flávio Bolsonaro si preannuncia aperta e dall’esito tutt’altro che scontato, con implicazioni rilevanti non solo sul piano interno, ma anche sul ruolo regionale e internazionale del Paese. Data la posta in gioco, è ragionevole aspettarsi che Washington farà sentire la propria voce in entrambi i contesti.


[1] Lazaro Gamio, Carol Rosenberg e Charlie Savage, “Tracking U.S. Military Killings in Boat Attacks,” New York Times, 28 gennaio, 2026, https://www.nytimes.com/interactive/2025/10/29/us/us-caribbean-pacific-boat-strikes.html.

[2] The Economist. “Nayib Bukele provides Donald Trump with a legal black hole.” 16 Aprile, 2025. https://www.economist.com/the-americas/2025/04/16/nayib-bukele-provides-donald-trump-with-a-legal-black-hole.

[3] IMF. “IMF Executive Board Approves 48-month US$20 billion Extended Arrangement for Argentina.” 12 Aprile, 2025. https://www.imf.org/en/news/articles/2025/04/12/pr25101-argentina-imf-executive-board-approves-48-month-usd20-billion-extended-arrangement.

[4] Ciara Nugent, Kate Duguid, e Michael Scott, “US Treasury Intervenes in Argentina’s Currency Market,” The Financial Times, 9 ottobre, 2025, https://www.ft.com/content/778e4609-772b-4edd-83d2-d8915f1c4628.

[5] Ministerio de Seguridad Pública de Cile. “Bajan Homicidios e Ingresos Iregulares: el Balance que Debes Conocer a un Año del Ministerio de Seguridad.” 28 gennaio, 2026. https://www.gob.cl/noticias/resultados-seguridad-homicidios-ingresos-irregulares/.

[6] Human Rights Watch. “Informe Mundial 2026: El Salvador.” Gennaio, 2026. https://www.hrw.org/es/world-report/2026/country-chapters/el-salvador.

[7] Nugent, Duguid, e Scott, “US Treasury Intervenes in Argentina’s Currency Market.”

[8] Parlamento Europeo. “China’s Increasing Presence in Latin America: Implications for the European Union.” 25 febbraio, 2025. https://www.europarl.europa.eu/thinktank/en/document/EPRS_BRI(2025)769504.

[9] Karin Johnston, “China, Latin America, and the United States,” Konrad Adenauer Stiftung, gennaio, 2025, https://www.kas.de/documents/283221/283270/China%2C+Latin+America%2C+and+the+United+States+-+Geopolitical+Impacts+and+New+Challenges.pdf/fc21fde7-6274-ec8a-1176-ec37115d1b38?version=1.0&t=1737063312216.

[10] Office of the United States Trade Representative. “Mexico Trade Summary.” Gennaio 2025. https://ustr.gov/countries-regions/americas/mexico.

[11] Claudia Sheinbaum, “Conferencia de Prensa Matutina desde Cuernavaca.” 8 gennaio, 2026.

[12] Fiscalía General de la República (El Salvador). “Fiscal General y Gabinete de Seguridad Califican al 2025 Como el Año más Seguro de la Historia de El Salvador.” 5 gennaio, 2026. https://www.fiscalia.gob.sv/fiscal-general-y-gabinete-de-seguridad-califican-al-2025-como-el-ano-mas-seguro-de-la-historia-de-el-salvador/.

[13] FMI. “Staff Statement on El Salvador.” 22 dicembre 2025. https://www.imf.org/en/news/articles/2025/12/22/pr25440-el-salvador-imf-staff-statement-on-el-salvador.

[14] Banca Mondiale. “Global Economic Prospects: Latin America and Caribbean.” Gennaio, 2026. https://thedocs.worldbank.org/en/doc/7ce50b5aa95bef66048680bba9926ec8-0050012026/related/GEP-Jan-2026-Regional-Highlights-LAC.pdf.

[15] Nugent, Duguid, & Scott, “US Treasury intervenes in Argentina’s currency market.”

[16] FMI. “IMF Executive Board Approves 48-month US$20 billion Extended Arrangement for Argentina.”

[17] Brian Seel, “In Bolivia, Tough Debt Decisions Await Paz,” Americas Quarterly, 21 ottobre, 2025, https://americasquarterly.org/article/bolivia-tough-debt-decisions-await-paz/.

[18] FitchRatings. “Fitch Upgrades Bolivia to CCC.” 16 gennaio, 2025. https://www.fitchratings.com/research/sovereigns/fitch-upgrades-bolivia-to-ccc-16-01-2026.

[19] Emilie Sweigart, “Chile: Meet the Candidates,” Americas Quarterly, 17 novembre, 2025, https://www.americasquarterly.org/article/chile-meet-the-candidates-2025-2/.

[20] Ibid.

[21] FMI. “Chile 2026 Projected Real GDP (% Change).” 30 gennaio, 2026. https://www.imf.org/en/countries/chl.

[22] Luke Taylor, “All hell Broke Loose: Colombia Rethinks ‘Total Peace’ Plan as Violence Grips North,” The Guardian, 12 febbraio, 2025, https://www.theguardian.com/global-development/2025/feb/12/colombia-gustavo-petro-total-peace-farc-eln-drug-trafficking-cartel-violence-venezuela.

[23] Human Rights Watch. “Colombia: Presidential Candidate Attacked.” 10 giugno. https://www.hrw.org/news/2025/06/10/colombia-presidential-candidate-attacked-severely-injured.

[24] Elizabeth Dickinson, “Colombia’s Stolen Children,” Foreign Affairs, 8 maggio, 2025, https://www.foreignaffairs.com/north-america/colombias-stolen-children.

[25] Luis Fernando Mejía, “Colombia’s China Pivot Raises U.S. Concerns,” Americas Quarterly, 24 giugno, 2025. https://www.americasquarterly.org/article/colombias-china-pivot-raises-u-s-concerns/#:~:text=Colombia%2DChina%20ties,just%20$2.4%20billion%20to%20China.

[26] Marcela Ayers, “Brazil sees bigger trade surplus in 2026 after beating own forecasts last year,” Reuters, 6 gennaio, 2026, https://www.reuters.com/world/americas/brazil-sees-bigger-trade-surplus-2026-after-beating-own-forecasts-last-year-2026-01-06/.

[27] OIM. “Haiti Sees Record Displacement as 1.3 Million Flee Violence.” 11 giugno, 2025. https://www.iom.int/news/haiti-sees-record-displacement-13-million-flee-violence.

[28] Miriam Jordan, “Federal Judge Temporarily Blocks End of Protection for Haitians in U.S.” The New York Times, 2 febbraio, https://www.nytimes.com/2026/02/02/us/haitians-temporary-protected-status-trump.html.

[29] The Economist. “Cuba’s Leaders Fiddle the Figures.” 3 luglio, 2025. https://www.economist.com/the-americas/2025/07/03/cubas-leaders-fiddle-the-figures

[30] The Economist. “Cuba’s Regime is in Dire Straits.” 14 gennaio, 2026. https://www.economist.com/the-americas/2026/01/14/cubas-regime-is-in-dire-straits.

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