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Come si rafforza il rapporto tra Algeria e Tunisia

di Alessandro Giuli

Attraverso la recentissima “Dichiarazione di Cartagine” Tunisia e Algeria hanno rinsaldato i loro tradizionali rapporti commerciali e politici, a conferma della relazione speciale tra Tunisi e Algeri. Ma a conferma anche dell’impegno algerino nel rafforzare la propria proiezione internazionale. L’analisi di Alessandro Giuli

Nell’arco di pochi giorni l’Algeria ha incassato due risultati di prima grandezza nella sua proiezione d’influenza internazionale: la vittoria della Coppa Araba-Fifa 2021 (18 dicembre) e la conferma di una vantaggiosa special relationship regionale proprio con il Paese sconfitto nella finale del campionato di calcio, la Tunisia, che pochi giorni prima (15 e 16 dicembre) aveva ospitato con ogni riguardo la visita di Stato del presidente algerino Abdelmajid Tebboune. L’appuntamento ha incorniciato due anni d’intensificazione nei rapporti tra i due Stati, afflitti da simili problemi socio-sanitari e decisi a “rilanciare la cooperazione bilaterale in molteplici campi d’interesse, per pervenire a una integrazione economica e a prospettive comuni”, come ha dichiarato Tebboune accanto all’omologo padrone di casa, Kaïs Saïed.

Meno genericamente: attraverso la recentissima “Dichiarazione di Cartagine” Tunisia e Algeria hanno rinsaldato giuridicamente i loro tradizionali rapporti commerciali, valutabili intorno a 1,2 miliardi di dollari, firmando 27 documenti fra convenzioni, memorandum e protocolli che consolidano una convergenza storica nella medesima sfera d’influenza maghrebina. Ma gli accordi riguardano anche altri settori strategici come la giustizia, la sicurezza, l’energia, l’industria farmaceutica, l’educazione e la formazione, la pesca, l’informazione e la cultura. Sullo sfondo, c’è sempre Algeri a far da traino finanziario mediante le sue esportazioni di idrocarburi verso Tunisi (1,032 miliardi di dollari per 3,8 miliardi di metri cubi d’approvvigionamento contro un volume d’importazioni pari a 228,20 milioni di dollari). Oltretutto, in base agli accordi di “permeabilità” delle rispettive frontiere, la Tunisia continuerà a beneficiare anche del passaggio lungo il proprio territorio di TransMed, il gasdotto che veicola il gas algerino verso l’Italia: un partenariato stimabile intorno ai 173 milioni di dollari.

Contestualmente, il presidente Saïed ha ottenuto un prestito pari a 300 milioni di dollari dal valore più che simbolico, considerando la delicata posizione del Capo di Stato che il 25 luglio scorso ha esautorato il Parlamento in pieno shock pandemico e si è ritrovato fra le mani una preziosa linea di credito proprio in occasione dell’undicesimo anniversario della rivolta popolare che ha portato alla rimozione dal potere di Zine el-Abidine Ben Ali e avviato così il ciclo delle Primavere arabe. Per Palazzo Cartagine è una boccata d’ossigeno non indifferente, considerando la grave crisi in cui si dibatte: il Pil inchiodato alla media dello 0,6 da quasi un decennio, la valuta nazionale in caduta dell’8 per cento rispetto al dollaro nel 2021, l’inflazione al 6 per cento e poche prospettive di rilancio per la vitale industria del turismo. Risultato: un progressivo indebitamento con il Fondo monetario internazionale che anche quest’anno, come già nel triennio trascorso, ha ricevuto da Tunisi una richiesta d’aiuto da 4 miliardi di dollari ancora giacente sul tavolo degli uffici tecnici. In tale quadro, l’Algeria emerge come interlocutore privilegiato di Saïed, che ha appena annunciato una proroga della sospensione costituzionale fino alle elezioni fissate per dicembre 2022.

Per valutare adeguatamente la portata geopolitica del patto in questione, è utile misurare la reazione del Marocco, la potenza regionale maggiormente impegnata nel frenare il protagonismo algerino. In un’intervista concessa all’emittente Euronews Arabic, il presidente emerito Moncef Marzouki ha sostanzialmente dichiarato che Tabboune con il suo prestito sarebbe riuscito nell’intento di sciogliere il vincolo di neutralità tunisina intorno al conflitto in corso intorno al Sahara marocchino. Rabat intravede dunque a Cartagine il terminale di una potenziale alleanza che collegherà Tunisia e Algeria all’Arabia Saudita e agli Emirati arabi, con un potente baricentro nell’Egitto di Al Sisi.

Il cerchio si chiuderebbe con il riavvicinamento del maggior competitor dei sauditi: quel Qatar che ha ospitato la fase finale della Coppa Araba (30 novembre-18 dicembre) cogliendo l’occasione per arricchire i successi della propria diplomazia sportiva. Come dimostra anche la recentissima visita dell’ambasciatore di Doha, Abdulaziz Bin Ali Ahmed Naama, al ministro algerino della Sanità, Abderrahmane Benbouzid, nel corso della quale i due hanno preannunciato un pacchetto di accordi per rafforzare “le prospettive di cooperazione e investimenti bilaterali”.

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