Il meeting di Washington sui minerali critici
Il 4 febbraio 2026, si è tenuto a Washington D.C. il primo “Ministerial Meeting on Critical Minerals” a cui hanno preso parte 54 paesi e la Commissione Europea confermando la centralità di un tema tanto delicato quanto strategico come quello dell’approvvigionamento delle materie prime critiche.
Il 4 febbraio 2026 si è tenuta negli Stati Uniti, a Washington D.C., la prima edizione del “Ministerial Meeting on Critical Minerals”. Promosso dal Dipartimento di Stato statunitense, il forum ha affrontato il tema, oggi cruciale e strategico, delle materie prime critiche (CRMs), con particolare attenzione al rafforzamento e alla diversificazione delle relative catene di approvvigionamento. All’iniziativa hanno partecipato 54 Paesi[1] – tra cui l’Italia, rappresentata dal Ministro degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani –, oltre alla Commissione Europea[2].
La conferenza ha complessivamente evidenziato l’importanza cruciale di questi elementi nel mercato globale delle risorse e, di conseguenza, nelle agende politico, economico e securitarie dei principali player globali.
A causa di determinate proprietà chimico-fisiche, le CRMs risultano, infatti, essenziali per i settori industriali più avanzati e strategici. Secondo il Critical Raw Materials Act dell’Unione Europea del 2024, sono 34 gli elementi inseriti nell’elenco di materie prime critiche – differentemente dai 60 identificati dal Dipartimento dell’Interno USA che nella lista 2025 ha introdotto 10 nuovi minerali. Di queste, 17 vengono indicate come materie prime strategiche (alluminio/bauxite/allumina, litio, elementi delle terre rare leggere, silicio metallico, gallio, manganese, germanio, grafite, bismuto, titanio metallico, boro, metalli del gruppo del platino, tungsteno, cobalto, elementi delle terre rare pesanti, rame e nickel). Ad esse si aggiungono carbone da coke, fosforo, antimonio, feldspato, scandio, arsenico, spatofluore, magnesio, barite, stronzio, berillio, tantalio, afnio, niobio, elio, fosforite e vanadio. [3]
Tali materiali, risultano caratterizzati da un alto rischio di approvvigionamento che ne determina la principale criticità per via della loro distribuzione disomogenea in un numero estremamente esiguo di paesi, rispetto ai quali si è creata una rischiosa forma di dipendenza. Questo rende gli approvvigionamenti di CRMs a rischio da possibili restrizioni all’esportazione, cartellizzazione e altre forme di manipolazione del mercato. Ne deriva, quindi, che alla costante crescita della domanda globale segua una vera e propria corsa per il loro approvvigionamento, in cui sono coinvolti i maggiori player internazionali.
In questo senso, considerevole è la posizione assunta dalla Repubblica Popolare Cinese. Pechino, infatti, si attesta tra i leader del settore, controllando approssimativamente il 60% della produzione globale di minerali critici e l’85% della loro capacità di lavorazione. Precursore indiscusso nell’approvvigionamento delle CRMs (l’inizio dei primi investimenti sostanziali risale al 2009), il Dragone ha adottato una strategia articolata nello sviluppo della produzione interna, ma anche, e soprattutto, nell’utilizzo della leva economica per il controllo dei principali siti di estrazione del mondo.
Dal punto di vista strategico, uno dei minerali di maggior interesse è il litio in virtù della sua applicazione nel settore energetico (soprattutto per quel che concerne il funzionamento delle batterie di nuova generazione). Tra le riserve principali si notano quelle localizzate in Cile, Australia e Argentina. Proprio nei due paesi sudamericani, che insieme alla confinante Bolivia formano il cosiddetto “Triangolo del Litio”, è in crescita il ruolo della Repubblica Popolare Cinese (che detiene in ogni caso il 56% della capacità di lavorazione globale del minerale) e degli Stati Uniti.
Anche il cobalto è un materiale essenziale per lo sviluppo della filiera tecnologica e digitale. La sua durabilità e resistenza (cruciali per la cosiddetta stabilità termica) rendono anche questo minerale fondamentale per le batterie di ultima generazione. Localizzato prevalentemente tra Repubblica Democratica del Congo (che ospita oltre il 50% delle riserve), Australia ed Indonesia, è proprio la DRC ad avere la maggior capacità di produzione (approssimativamente il 70%) rendendola, di fatto, oggetto delle attenzioni dei principali player regionali e globali.
Altro minerale critico nella Repubblica Democratica del Congo è la columbite-tantalite, meglio nota come coltan, miscela da cui vengono estratti il niobio e il tantalio, materiali indispensabili nell’ambito della strumentistica elettronica. È soprattutto la concentrazione di tantalio, in particolare, a determinare il valore del coltan, ed è proprio un’elevata presenza di questo minerale ad aver fatto crescere l’attenzione per il paese africano.
Tra le CRMs con il più alto tasso di rilevanza figurano, infine, le Terre Rare (REE) – gruppo di 17 elementi (distinti in REE leggere e pesanti) dotati di proprietà chimico-fisiche (in particolare magnetiche e conduttive) che li rendono essenziali per la produzione di tecnologie strategiche (come i magneti permanenti che ricoprono la quota di mercato maggiore). Anche nel caso delle REE è significativo il ruolo della Repubblica Popolare Cinese, la quale detiene più di un terzo (35%) delle riserve mondiali di REE (seguono Vietnam, Russia e Brasile, ciascuno con circa il 17%) e, soprattutto, il 71% della produzione mondiale (gli Stati Uniti, secondi produttori al mondo, detengono solamente il 14.5%). Da notare, inoltre, la crescente attenzione rivolta all’Artico, una regione che, secondo alcune stime, potrebbe avere giacimenti in grado di coprire il 30% del fabbisogno mondiale.
In questo contesto, dominato prevalentemente dalla Cina, Stati Uniti ed Unione Europea si sono impegnati negli ultimi anni a diversificare e stabilizzare le supply chain globali, a favorire investimenti nel settore e a promuovere standard comuni per l’estrazione e la lavorazione.
Proprio su tali basi si inserisce il forum di febbraio, in occasione del quale Washington ha annunciato una serie di iniziative dedicate. Tra queste si segnalano: il lancio della piattaforma FORGE, destinata a sostituire la Minerals Security Partnership (MSP) del 2022 e a rendere più efficace il coordinamento tra gli Stati Uniti e i paesi interessati; l’introduzione di soglie minime di prezzo per i minerali, finalizzate a salvaguardare l’integrità dei meccanismi di formazione dei prezzi; nonché la creazione di una riserva strategica di minerali critici (Project Vault). Da notare anche l’accordo trilaterale, siglato a margine, tra USA, Giappone e UE per rafforzare le supply chain e per sviluppare ulteriori accordi con i paesi interessati.
Parallelamente, anche Bruxelles ha sviluppato una propria strategia in materia data l’alta dipendenza dagli attori esterni[4][5]. Nel 2020 l’UE ha adottato uno specifico Action Plan sulle Materie Prime Critiche, istituendo nello stesso anno la European Raw Materials Alliance (ERMA) con l’obiettivo di garantire un accesso affidabile, sicuro e sostenibile alle materie prime critiche. Nel marzo 2024 è stato poi adottato l’European Critical Raw Materials Act (ECRMA), con cui l’Unione si è impegnata a raggiungere entro il 2030 la capacità di estrarre il 10%, trasformare il 40% e riciclare il 25% delle materie prime strategiche consumate, limitando, al contempo, al 65% la quota di importazioni di ciascuna CRM, in qualunque fase della lavorazione, proveniente da un singolo paese terzo. Su tale base, nel dicembre 2025 è stato adottato il RESourceEU Action Plan, per ridurre la dipendenza esterna fino al 50% entro il 2029 e per mobilitare fino a 3 miliardi di euro nel 2026 per iniziative correlate[6].
[1] Angola, Argentina, Armenia, Australia, Bahrein, Belgio, Bolivia, Brasile, Canada, Isole Cook, Repubblica Ceca, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Dominicana, Ecuador, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Guinea, India, Israele, Italia, Giappone, Giordania, Kazakistan, Kenya, Lituania, Malaysia, Messico, Mongolia, Marocco, Nuova Zelanda, Norvegia, Oman, Pakistan, Paraguay, Perù, Filippine, Polonia, Qatar, Repubblica di Corea, Romania, Arabia Saudita, Sierra Leone, Singapore, Svezia, Thailandia, Paesi Bassi, Ucraina, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito, Uzbekistan e Zambia
[2] https://www.esteri.it/en/sala_...
[3] https://single-market-economy....
[4]Ad esempio, la Cina, che fornisce il 100% del fabbisogno di Terre Rare dell’UE, la Turchia con il 98% delle forniture di boro ed il Sudafrica con il 71% di platino