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Egitto, Algeria, Nigeria. Affinità e contrasti dei colossi africani

Un confronto tra le tre potenze militari africane nell’analisi di Ginevra Leganza

Egitto, Algeria, Nigeria. Tre colossi africani armati. Tre potenze militari, sia pur con assetti e profili storici diversi, che svettano oggi per centralità crescente nei rapporti di forza.

L’ultimo Global Firepower Index (GFP) evidenzia questo dato, isolando i 3 stati all’interno dei 38 paesi africani censiti, e collocandoli tra i primi 40 a livello globale. Personale attivo, riserve, mezzi bellici, bilancio della difesa: sono alcune delle dimensioni da combinare con la capacità logistica, l’accesso alle risorse, la posizione geografica del paese.

Non è per calcolo casuale, infatti, che in cima al ranking dei paesi più militarizzati sia l’Egitto prospiciente il Mediterraneo, e dunque proiettato verso una dimensione navale. Così come non è fortuita la posizione dell’Algeria, impegnata oggi in un programma di deterrenza e nel presidio di circa 6 mila chilometri di confine: i più estesi dell’Africa. Ancor meno, da questo punto di vista, risulta inaspettata l’identità del terzo gigante. La Nigeria capace di guadagnare ben otto posizioni in un solo anno. La sua localizzazione, del resto – a sud del Sahel – è già di per sé eloquente. E già in parte spiega un’ascesa che è anche il prodotto di un conflitto armato interno. Dall’opposizione al più noto attore Boko Haram, ai pastori Fulani, sino alle ganghe fautrici di rapimenti.

La peculiarità nigeriana

Ricapitolando, quindi, il vantaggio del Cairo poggia oggi su 440 mila militari attivi, su carri armati M1 Abrams, aerei Rafale, fregate e sistemi di difesa assai evoluti. S’intensifica nell’intreccio di alleanze che, da Washington ai soci minori (Parigi, Mosca, Berlino dal 2013), garantiscono aiuti. E tuttavia rischia di indebolirsi a causa della guerra di logoramento contro cellule Isis nel Sinai come per l’importante coinvolgimento dell’esercito in settori civili.

L’Algeria, dal canto suo, punta alla primazia nel Mediterraneo occidentale con aerei da caccia Su-35, sottomarini Kilo armati di missili da crociera Kalibr, sistemi antiaerei S-300 e S-400. Risponde a una politica di tensione con il Marocco, al crollo della sicurezza saheliana, alla caducità dei confini sahariani, troppo porosi.

Ed ecco allora che, a differenza del Cairo e di Algeri, Abuja combatte soprattutto in casa propria. Il terzo gigante armato – 31° al mondo – non conta com’è noto su visioni del mondo o circostanze geografiche particolari. Esso trae anzitutto forza dal proprio serbatoio umano. Il Nord Africa lascia spazio, qui, alla forza centripeta e demografica (più di 220 milioni di abitanti), che si traduce in 162 mila uomini in servizio, con una aeronautica in espansione. “Mentre alcune nazioni africane come l’Egitto e l’Algeria potrebbero avere un vantaggio tecnologico rispetto alla maggior parte del continente – scrive la testata finanziaria 24/7 Wall St. – ci sono altre nazioni che le battono in pura manodopera”. La Nigeria, nello specifico, conta 4,2 milioni di cittadini che raggiungono l’età “bellica” ogni anno, nonché il più grande afflusso di cittadini in età militare dall’Africa.

Le spese militari nigeriane, d’altre parte, sono le più generose dell’Africa subsahariana, al punto che nel 2023 aumentano del 20 per cento. Come riporta Afrik.com, negli ultimi diciassette anni, dinanzi alla sola minaccia di Boko Haram, la potenza aerea ha contato su un prestito di 618 milioni di dollari per l’acquisto di nuovi velivoli d’attacco M-346 e munizioni.

Sempre contro le minacce interne – da Boko Haram ai banditi – sono concentrati gli sforzi di intelligence. Ma se in Nigeria gli effetti della cellula terroristica principale sono chiari (oltre 35 mila sono stati i morti dal 2009), il banditismo, da par suo, rappresenta una spina nel fianco quasi più difficile da estirpare. Una minaccia endemica nel nordovest, dove i diversi focolai attenuano l’impatto delle controffensive, determinandone una dispersione di forze.

Un podio ponderato

Tra gli scalini di questo podio, insomma, si celano modelli ma soprattutto fattori ambientali diversi. Paradigmi bellici che invitano a leggere la classifica in senso ponderato per quanto, da un punto di vista più ampio, un dato segni il filo rosso dal Maghreb al Sahel. L’intera spesa militare africana ha infatti mostrato una crescita costante negli ultimi anni. Secondo il rapporto Sipri 2025, essa ha raggiunto gli oltre 52 miliardi di dollari nel 2024, con un aumento rispetto al 2023 del 3 per cento. Quali che siano le sue ragioni – e regioni – tale aumento è di certo un continuum da nord a sud (benché, anche in questo caso, il nord funga da traino: nell’ultimo anno la sola Algeria ha speso 21,8 miliardi di dollari).

In controluce, il ranking africano restituisce quindi più una cartografia che una graduatoria. Egitto, Algeria e Nigeria non incarnano tre rami di una stessa potenza, ma tre risposte diverse a vincoli geografici, minacce asimmetriche, ambizioni regionali. Tre paradigmi, certo, solo in parte commensurabili.

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