Approfondimenti

I chiari di luna della presenza militare US in Europa

Si moltiplicano le voci circa un parziale ritiro delle forze statunitensi dal suolo europeo da parte dell’amministrazione Trump. Il punto di Giorgio Cella

Negli ultimi mesi, i media internazionali hanno più volte suonato il campanello d’allarme per i potenziali propositi dell’amministrazione Trump relativi a una sostanziale riduzione delle proprie forze armate dall'Europa; una mossa che provocherebbe naturalmente alterazioni negli equilibri di sicurezza in tutto il continente europeo e di quelli della stessa Alleanza Atlantica. Secondo le indiscrezioni, un'opzione potrebbe vedere il ritiro di un terzo dei circa 85.000 soldati statunitensi di stanza in Europa. Ciò risulterebbe ancora più preoccupante se si considera il periodo corrente, attraversato dal clima di alta tensione in essere tra Europa e Russia nel quadro dell’irrisolta situazione conflittuale in Ucraina, con i suoi vari spill over di instabilità nella regione del Baltico e in quella dei Balcani, sulla quale torneremo prossimamente. Sia il Segretario alla Guerra Pete Hegseth che il Sottosegretario alla Guerra per la Politica del Pentagono Elbridge Colby, si sono ripetutamente espressi circa l'importanza di conferire priorità strategica alla potenza cinese in ascesa, promuovendo l’idea di una NATO ristrutturata, una NATO 3.0., nella quale l'Europa si faccia progressivamente carico della propria difesa, con una ridotta dipendenza dalla superpotenza statunitense. Aldilà di un più generale ripensamento strategico, la decisione maturata negli ultimi mesi ai vertici del potere politico-militare statunitense, avrebbe altresì ricevuto un’accelerazione per via dell’atteggiamento poco cooperativo degli alleati europei NATO per quanto concerne la guerra in Iran, col rifiuto di concedere le proprie basi per le operazioni militari contro Teheran, così Hegseth: “These allies, they put America’s sons and daughters, our sons and daughters, at risk by denying them the predictable access, basing and overflight that never should have been in question at all[1]”

Muovendoci di latitudine, spostando ora lo sguardo sul quadrante Asia-Pacifico, si registrano anche in quell’emisfero geopolitico dinamiche e timori relativi all’imprevedibilità decisionale dell’amministrazione Trump: molti dei tradizionali alleati regionali di Washington infatti - tra cui Australia, Corea del Sud, Giappone, Filippine e, last but definitely not least, Taiwan - temono che, in una prospettiva di medio-lungo periodo, anche nella loro macro-regione, possa occorrere un qualche tipo di disimpegno del personale militare statunitense analogo a quello potenzialmente pianificato per il continente europeo.

Le parole dell’ambasciatore statunitense alla NATO Whitaker al Warsaw Security Forum

«We still love you». Con questo amichevole messaggio espresso durante il Warsaw Security Forum di settimana scorsa, il Rappresentante Permanente degli Stati Uniti presso la NATO, Matthew Whitaker, ha voluto rassicurare le leadership europee: “I keep telling our European allies… the United States isn't stepping back.[2]” Presente nello stesso panel[3] anche il Commissario europeo per la Difesa e lo Spazio Andrius Kubilius che, oltre ad accogliere lo slancio sinergico di Whitaker, ha dichiarato che l’Europa deve essere in grado di sviluppare una deterrenza sufficiente per respingere qualsivoglia aggressione: “Europe needs to take responsibility in our hands[4]”. La visione comune tra le due sponde dell’Atlantico, qui incarnate rispettivamente da Whitaker e Kubilius, ha trovato infine un'altra sintonia sul fronte cruciale - specie nella prospettiva di Washington - dell’obbiettivo della spesa militare NATO del 5% del PIL, qui riassunta nelle dichiarazioni dell’ambasciatore statunitense: “The proof is in where we're sitting today, here in Poland, spending 4.7% on core defence and leading really the alliance to a stronger, more capable military[5]”. Sebbene vi siano senz’altro piani per un qualche tipo di disimpegno statunitense dal vecchio continente, o meglio, per un ribilanciamento dell’Alleanza Atlantica - che non nasce certamente con l’amministrazione Trump, si rammenti in merito il Pivot to Asia dei tempi della presidenza Obama - la partnership euroatlantica sembra per ora rimanere, nel suo complesso, strutturata e interdipendente.


[1] S. Lawal, Could US pull one-third of troops from Europe? What that would mean, https://www.aljazeera.com/news/2026/9/19/could-us-pull-one-third-of-troops-from-europe-what-that-would-mean

[2] A. Skujins, ‘We still love you’: NATO envoy seeks to reassure Europe over US military, pullbackhttps://www.euronews.com/2026/10/12/we-still-love-you-nato-envoy-seeks-to-reassure-europe-over-us-military-pullback

[3] European Commissioner Andrius Kubilius Attends Warsaw Security Forum Panel In Warsaw, Poland, https://www.youtube.com/watch?...

[4] Ibidem

[5] Ibidem

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