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I Paesi africani e la crisi in Ucraina

di Alessandro Giuli

Nelle posizioni espresse durante l’Assemblea generale straordinaria delle Nazioni Unite dai paesi africani sembrano riflettersi soprattutto scelte di politica interna. L’analisi di Alessandro Giuli

Deve far riflettere il fatto che un terzo degli Stati africani si sia rifiutato di condannare l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, arrivando a quasi la metà se si contano gli assenti. Il 2 marzo scorso, all’Assemblea dell’Onu, il Continente ha consegnato 17 schede bianche: Algeria, Angola, Burundi, Centrafrica, Guinea Equatoriale, Mali, Madagascar, Mozambico, Namibia, Repubblica del Congo, Senegal, Sudafrica, Sudan, Sud Sudan, Tanzania, Uganda, Zimbabwe; mentre altri 8 Paesi non hanno partecipato al voto: Burkina Faso, Camerun, Eswatini, Etiopia, Guinea, Guinea Bissau, Marocco e Togo. L’Eritrea si è invece allineata alla posizione russa assieme alla Bielorussia, alla Corea del Nord e alla Siria.

Di là dalla linea di tendenza generale, può essere utile soffermarsi su alcune singolarità riscontrabili in macro aree come il Maghreb (qui soltanto la Tunisia, dopo un iniziale tentennamento, ha stabilito di votare la risoluzione di condanna) e il Sahel. Laddove cioè il dinamismo di Mosca ha trovato di recente terreno più fertile, dopo le prove generali effettuate in Libia e Centrafrica. Se non stupisce il Mali, che di recente ha accolto i contractor putiniani del Gruppo Wagner, un certo interesse può destarlo la scelta di Rabat. Disertando il voto delle Nazioni Unite, il Marocco si è limitato a rimarcare attraverso il proprio Ministero degli Affari Esteri che il Regno “continua a seguire con preoccupazione l'evolversi della situazione tra l’Ucraina e la Federazione Russa. Deplora l'escalation […] ribadisce il suo forte attaccamento al rispetto dell’integrità territoriale, della sovranità e dell’unità nazionale di tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite, e ricorda che, in conformità con la Carta delle Nazioni Unite, i Membri dell’Organizzazione devono risolvere le loro controversie con mezzi pacifici e secondo i principi del diritto internazionale, al fine di preservare la pace e la sicurezza nel mondo”. Rabat aggiunge che contribuirà finanziariamente agli sforzi umanitari delle Nazioni Unite e dei paesi limitrofi. Nulla di più. Una plausibile ragione di tale contegno risiede nel desiderio di non compromettere del tutto i rapporti diplomatici con Mosca nel momento in cui il dossier sul Sahara occidentale vede il Marocco impegnato a contenere l’Algeria in un contenzioso storico che ha portato all’istituzione di una nuova zona militare al confine orientale per affrontare eventuali minacce proveniente da Algeri, con cui i rapporti diplomatici sono interrotti da agosto 2021. Ma si potrebbe anche aggiungere che dietro l’astensione marocchina si annida un messaggio bifronte: i primi destinatari sono i partner euro-occidentali ritenuti troppo freddi finora nel sostenere Rabat contro gli indipendentisti del Fronte Polisario; l’altro interlocutore è proprio la Russia, che più volte nell’Assemblea generale dell’Onu si è astenuta dal votare risoluzioni sgradite al Marocco (il prossimo voto è previsto ad aprile) e che, assieme a India e Cina, è stata oggetto di visite distensive da parte del re Mohammed VI alla ricerca di partenariati economici bilaterali.

La stessa Algeria, pur essendo strategicamente legata a Mosca sul piano militare ed economico (ma le sue importazioni cerealicole dipendono anche da Kiev), mostra alcuni tratti di autonomia. All’astensione sul voto all’Onu ha fatto riscontro un’immediata disponibilità ad accogliere il Ministro degli esteri italiano Luigi Di Maio, accompagnato dall’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi, per rafforzare la cooperazione in campo energetico alla luce del conflitto in Ucraina, essendo ormai il primo fornitore di gas all’Italia con 1,5 miliardi di metri cubi. L’algerina Sonatrach sarebbe disposta ad aumentare le forniture attraverso il gasdotto Transmed e fornire GNL ai Paesi europei non serviti da gasdotti collegati direttamente con l’Algeria.

Più articolata ancora – se possibile – la situazione in Sahel, epicentro di un crescente sentimento anti-occidentale. La Nigeria è alle prese con le discriminazioni subite dai 4 mila compatrioti in fuga dall’Ucraina, per la cui evacuazione il presidente Muhammadu Buhari ha stanziato 8,5 milioni di dollari. Il Ciad ha votato a favore della condanna di Mosca. E così anche il Niger, il cui presidente Mohamed Bazoum sta cercando di difendere l’integrità territoriale del Paese dalle mire del Wagner, anche alla luce del ridispiegamento delle missioni Barkhane e Takuba, intestandosi un’iniziativa di mediazione con gli insorti delle tribù provenienti dalla regione del Tillaberi.

Nel complesso, stante l’assenza di un coordinamento continentale, l’Africa sembrerebbe cedere il passo alla difesa sovranista dei singoli interessi nazionali.

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