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Il conflitto in Ucraina e gli esiti del vertice diplomatico di Parigi

Dinamiche ed evoluzioni del conflitto ucraino nell’analisi di Giorgio Cella.

All'ombra dell'attacco degli Stati Uniti al Venezuela, della questione Groenlandia e della crescente instabilità mediorientale con le estese rivolte in Iran, il conflitto in Ucraina procede senza soluzione di continuità, sul piano bellico come su quello diplomatico. Tra guerra di attrito, attacchi di droni, uccisioni mirate - come la più recente che ha ucciso un generale dello Stato Maggiore russo a Mosca -, bombardamenti russi con missili di diverse tipologie - nei giorni scorsi su Leopoli sono stati lanciati i temuti missili ipersonici oreshnik, che hanno centrato un importante centro aeronautico statale[1] - il conflitto procede verso un suo ancora ignoto futuro, sebbene, al tempo stesso, esso sia avvolto da una crescente attività diplomatica volta a una sua risoluzione. La situazione attuale, che si trascina già da mesi, può essere racchiusa nel seguente concetto: la ricerca di una soluzione negoziale raccoglie sempre più supporto internazionale, ma il conflitto tuttora continua e non si intravedono all'orizzonte possibilità per un cessate il fuoco.

La conferenza dei volenterosi e la Dichiarazione di Parigi

Nella scia di questa realtà sopra tratteggiata, si inserisce l’ultimo vertice dei volenterosi (Coalition of the Willing) tenutosi nella capitale francese sotto l’egida del presidente Macron, che nella secolare tradizione diplomatica francese, nonostante il diminuito peso specifico nel quadro delle relazioni internazionali del suo Paese come dell’Europa, tenta di mantenere Parigi capitale diplomatica centrale, inserita nei meccanismi che cambiano le dinamiche internazionali. Un appuntamento diplomatico di alto livello dove si sono riuniti, in un clima costruttivo e di convergenza concettuale e operativa, l’insieme dei Paesi europei e gli Stati Uniti di Trump, rappresentati da Jared Kushner e Steve Witkoff. I punti su cui si è trovato quantomeno una visione comune, con qualche lato sfumato e di incertezza da parte statunitense, sono sempre quelli di più pregnante importanza e priorità: da concetti di principio come la sovranità e l’indipendenza ucraina, a questioni di tipo politico-militare come il raggiungimento di un meccanismo di garanzie di sicurezza per l’Ucraina con un simil articolo 5 della NATO (sollecitato in primis dal governo italiano) con impegni vincolanti nel caso di una ripresa dell’offensiva da parte russa; infine, l’anelito per l’inizio di una fase di cessate il fuoco e i piani per garantirlo una volta raggiunto. Risultato di rilievo fuoriuscito dal vertice di Parigi, e codificato nella relativa dichiarazione[2], è stato l’accordo circa la costruzione di una forza multinazionale europea da schierarsi una volta raggiunta la pace tra Ucraina e Russia: dichiarazione non firmata dai rappresentanti degli Stati Uniti, che hanno però, a detta del presidente ucraino, condiviso i piani circa il monitoraggio futuro della pace. Una apparente maggiore convergenza euroatlantica, dunque, sebbene rimangano in realtà sfumature e divergenze di visione su come giungere a questa agognata pace. Dubbi sullo sfondo permangono altresì, come vedremo in seguito, su quale orientamento negoziale adottare con la Federazione Russa.

La forza multinazionale europea per l’Ucraina post-bellica

Il contingente multinazionale europeo dovrebbe essere composto complessivamente da un numero di militari che va dai quindici ai trentamila uomini. Il maggior numero di questi soldati proverrebbe dalle fila degli eserciti francesi e inglesi; dato che indica la volontà di queste due nazioni - nonostante le difficoltà nel mantenere uno status politico-militare di rilievo nei nuovi equilibri di potenza internazionali - di rimanere protagoniste negli affari globali o, quantomeno, in quelli europei. Secondo quanto emerso, essi sarebbero a capo della componente terrestre e aerea, mentre la Turchia si occuperebbe delle garanzie di sicurezza marittime, concentrandosi sulla sicurezza delle vie di trasporto e commerciali dell’area Mar Nero. Ciò disegna un quadro chiaro anche per la decifrazione della posizione spesso di difficile interpretazione di Ankara: quando bisogna prendere decisioni veramente importanti sul piano delle alleanze e sul piano strategico, non tattico, la Turchia si dimostra ancora salda nella cornice euroatlantica, indipendentemente dagli scossoni e dai mutamenti che tale cornice possa aver ricevuto in questo periodo storico. La Germania di Merz invece, ha per ora escluso un dispiegamento di sue truppe direttamente su suolo ucraino ma è emersa la possibilità di truppe tedesche impiegate in uno Stato della NATO vicino all’Ucraina. Tuttavia, su un piano generale, non è ancora chiaro quanto tale forza multinazionale della Coalizione dei Volenterosi si schiererebbe vicina alla linea di contatto. Si parla, da quanto fuoriuscito dalle agenzie, di un più plausibile dispiegamento di tale dispositivo militare multinazionale nella parte occidentale dell’Ucraina, allo scopo di deterrenza e al fine di assistere e addestrare l’esercito di Kiev.

I distinguo dell’Italia e le riflessioni strategiche di Giorgia Meloni: dalla forza multinazionale dei volenterosi alla riapertura del dialogo con Mosca

Come la Germania, anche Roma ha escluso, tramite le parole della premier Meloni nella tradizionale lunga conferenza di inizio anno, l’eventualità di dispiegare truppe in Ucraina in un futuro post-bellico senza un ombrello delle Nazioni Unite (e in un quadro esterno alla NATO), mantenendo una continuità con quanto sostenuto nei quasi quattro anni di conflitto. Meloni, sebbene non dicendosi contraria all’invio di truppe europee dei volenterosi per rafforzare l’esercito ucraino, non lo considera necessario per l’Italia. La premier ha difatti continuato la sua argomentazione contraria all’invio di truppe italiane con le seguenti parole: “quante sono le truppe che noi dovremmo mandare in Ucraina per essere efficaci sul piano della deterrenza a fronte di un esercito (quello russo, n.d.a.) che ha circa un milione e mezzo di persone?”. Giorgia Meloni ha poi ribadito, anche nel quadro di una ricerca etimologica, l’importanza del concetto di deterrenza, e come alla luce di ciò, l’assistenza politico-militare sinora fornita in ambito europeo all’Ucraina sia stata la scelta corretta, e di come la diplomazia italiana abbia avuto un ruolo di rilievo nell’elaborazione del futuro sistema di garanzie di sicurezza per l’Ucraina che si sta ora delineando in sede europea nell’ambito dei volenterosi. Da ultimo, si segnalano altresì le dichiarazioni di apertura al dialogo verso la Russia di Giorgia Meloni: dichiarazioni che non rappresentano un unicum in ambito euroatlantico, ma si affiancano alla volontà di interlocuzione con Mosca espressi dalla Casa Bianca di Trump in primis e, recentemente, anche dal presidente francese Macron, il quale ha promosso un dialogo con la diplomazia russa, ricevendo tra l’altro un riscontro positivo da parte del Cremlino. La stessa premier ha infatti elogiato la scelta del presidente francese di rilanciare l’interlocuzione con la Federazione Russa, aggiungendo come, sebbene sia “assolutamente prematuro l’ingresso della Russia nel G7 […] sia arrivato il momento in cui anche l’Europa parli con la Russia”. Per fare ciò, tuttavia, Meloni ha caldeggiato la scelta di un inviato speciale europeo (in analogia con quanto fatto dall’amministrazione Trump con i vari special envoy) per i colloqui di pace con la Russia, evitando, come a volte occorso sinora, una disarmonica cacofonia di opinioni e idee da parte di Bruxelles, la quale rischia di indebolire il fronte diplomatico europeo che dovrebbe invece esprimere, ora più che mai, una visione strategica unitaria.


[1] E. Scoccimarro, Missile Oreshnik su Leopoli, Mosca: «Colpito impianto chiave per la difesa aerea ucraina». Perché è un duro colpo per Kiev, https://www.ilmessaggero.it/mo...

[2] Paris Declaration - 'Robust Security Guarantees for a Solid and Lasting Peace in Ukraine', issued by France, European Council, Statements and remarks, 6 January 2026, https://www.consilium.europa.e...

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