Approfondimenti

Evoluzioni e dinamiche del conflitto in Ucraina

Dal tragico quarto anniversario di guerra, alle ultime dinamiche belliche e diplomatiche alla luce della guerra in Iran

Mentre il Medioriente è in fiamme e l'attenzione mondiale dei media e dell'opinione pubblica è naturalmente diretta al conflitto in Medioriente tra Iran e Israele, il conflitto, e le relative trame diplomatiche, per quanto concerne l'Ucraina, procedono senza soluzione di continuità. Lo scorso 24 febbraio è innanzitutto caduto un sinistro, tragico anniversario, quello dei quattro anni di guerra in Ucraina. L'offensiva russa scattò infatti nello stesso 24 febbraio di quattro anni fa, nell'ormai lontano 2022, in un contesto di guerra ad intensità variabile che si trascinava già dal 2014, con l’annessione della Crimea e la guerriglia nel Donbass. Una guerra che ha plasmato in modo profondo gli equilibri di potenza mondiale, che ha trasformato un ordine internazionale già in forte mutamento nei primi due decenni del secolo, che ha ridimensionato i parametri della sicurezza collettiva e messo a prova la tenuta euroatlantica - in ultima istanza potenziandola tramite l’entrata di Svezia e Finlandia - che ha creato nuove alleanze e allineamenti, e che ha destabilizzato in modo sostanziale gli assetti dell'area centro-orientale europea. Un conflitto che ha altresì ridefinito le modalità belliche del Ventunesimo secolo, con un inedito mix di tattiche da primo conflitto mondiale, come la guerra d'attrito nelle trincee, alternate ai più innovativi sistemi d'arma come i droni, i missili ipersonici e gli attacchi cyber. Un conflitto che ha pressoché totalmente rivoluzionato la catena degli approvvigionamenti energetici dell’Unione Europea, con gli idrocarburi statunitensi che hanno sostituito in modo massivo l’import di quelli russi, rendendo gli Stati Uniti una forza primaria anche sul piano dell’export di energia sui mercati europei, seppellendo così le politiche, sia energetiche che di alleanza forgiate con la Russia dalla Germania di Angela Merkel, al tempo applaudita come figura politica di riferimento dell’Europa. Un conflitto che ha altresì irradiato trasformazioni profonde nel sistema di alleanze della Russia, pensiamo solo alla aumentata vicinanza militare con l'Iran tramite l'acquisto protratto di droni iraniani poi usati massivamente nel teatro bellico dell’Ucraina, o all’abbraccio sempre più stretto con la Cina, unico contropotere alternativo alla superpotenza americana. Un conflitto che nella sua ultima fase, ha altresì visto un mutamento sostanziale nel rapporto tra il Cremlino e la nuova amministrazione statunitense con l’amministrazione Trump II: mutamento che taluni osservatori vedono addirittura come una nuova alleanza, o quantomeno un nuovo allineamento russo-statunitense. Una guerra che non solo ha eguagliato la tragica durata del primo conflitto mondiale, ma che è evidentemente destinata ad andare ben oltre i quattro anni conclusisi al tempo nel 1918, visto che non si intravede all'orizzonte una realistica finestra d’opportunità per una tregua o, tantomeno, per una finale conferenza di pace.

Le recenti evoluzioni tra diplomazia e dinamiche alla luce della guerra in Iran

Partiamo dal piano della guerra, che (quasi) sempre nella storia delle relazioni internazionali ha preceduto le dinamiche diplomatiche. Secondo l’Institute for the study of war[1] la Russia ha registrato a febbraio la sua più lenta avanzata sul fronte ucraino degli ultimi due anni, mentre gli ucraini hanno ottenuto alcuni progressi localizzati, specie nell’area di Dnipropetrovsk. Il rallentamento è in parte dovuto alla decisione del potente tycoon Elon Musk di interrompere l'accesso russo ai terminali internet Starlink. Sempre secondo l’istituto, Mosca, nel frattempo, non ha però interrotto una seppur lenta avanzata verso est, approssimandosi alle importanti e contesissime città di Kramatorsk e Sloviansk, nella regione di Donetsk. Il terminal petrolifero russo di Sheskharis è stato colpito da un attacco di droni di Kiev, portando Mosca a sospendere i carichi di petrolio da tale sito petrolifero. Dinamiche e azioni belliche molto simili a quelle che stiamo vedendo in questi giorni in Iran: uso massivo di droni, guerre di missili, attacchi alle installazioni petrolifere. Da questi riflessi e analogie, ci soffermiamo ora, in conclusione, riflettendo su alcune possibili conseguenze per i protagonisti del conflitto che è appena entrato nel suo quinto anno. Putin e la realpolitik della diplomazia russa, ha già fatto sapere di volersi porre come negoziatore nella complessa situazione mediorientale, nel tentativo di contribuire a qualche tipo di escalation. Il Cremlino, parallelamente all’essersi posto come uno tra i maggiori alleati di Teheran, è infatti riuscito negli ultimi anni a mantenere buoni rapporti con molti Paesi del Golfo durante gli anni del conflitto in Ucraina, rafforzando in particolare i rapporti con l’Arabia Saudita e con gli Emirati Arabi Uniti. Con Riad in particolare, Mosca ha sovente coordinato anche le politiche energetiche per la gestione del prezzo del petrolio e per massimizzare i ricavi delle esportazioni (all’interno dell’OPEC +), meccanismi che plausibilmente legheranno ancora Riad e Mosca. Sul piano della realtà geopolitica, delle alleanze e degli allineamenti invece, Mosca sta assistendo a un progressivo sgretolamento di quella rete di alleanze costruite negli anni in Medioriente (e oltre, se pensiamo alla fine del dittatore venezuelano Maduro): la sfera sciita, dalla Siria, con il rovesciamento dell’ex alleato Bashar Al Assad, all’alleato Maduro in Venezuela, sino al regime degli Ayatollah in Iran, oggi sotto i colpi delle forze armate di Stati Uniti e Israele. Uno smantellamento degli alleati mediorientali subito da Mosca senza sostanziali reazioni, avendo concentrato tutte le sue forze nel conflitto nel sud dell’Ucraina. Se guardiamo alla Siria, la Russia ha ripreso i contatti con il nuovo potere di Damasco con una certa nonchalance, guidati da un pragmatismo diplomatico e, molto plausibilmente, anche forti della nuova intesa stretta con l’amministrazione Trump, forgiata dal legame personale tra i rispettivi leaders.

Tornando alla corrente situazione in Ucraina, un nuovo ciclo di colloqui trilaterali tra Ucraina, Russia e Stati Uniti, inizialmente previsto ad Abu Dhabi per il 5 e 6 marzo, cambierà per ovvie ragioni sede, possibilmente in Svizzera o in Turchia, due nazioni che si sono molto spese sul piano diplomatico in questi quattro anni di conflitto. Aldilà delle potenziali sinergie diplomatiche, Zelensky, in un’ottica realista, ha espresso la reale preoccupazione circa una possibile riduzione dei rifornimenti militari dall’Occidente, come già occorso in seguito al 7 ottobre 2023 con la guerra a Gaza, ostacolati oggi dalle nuove esigenze belliche di Stati Uniti e Israele nel conflitto in Iran. Una preoccupazione evidentemente fondata se si presta attenzione alle parole espresse il tre marzo da Trump nell’incontro alla Casa Bianca con il cancelliere tedesco Merz, colloquio nel quale ha di nuovo incolpato l’amministrazione Biden di aver concesso troppe munizioni e sistemi d’arma all’Ucraina, in quella che ha ripetuto essere una guerra che non sarebbe mai dovuta iniziare.


[1] Ukraine war briefing: Russia’s army records slowest advance since 2024 amid Starlink cut, data shows,

https://www.theguardian.com/wo...

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