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Il discorso di Lapid alle Nazioni Unite e la soluzione dei due stati

di Anna Maria Cossiga

Durante l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il premier ad interim israeliano Yair Lapid è intervenuto pronunciandosi anche sulla complessa questione della soluzione dei due stati. Reazioni e commenti nell’articolo di Anna Maria Cossiga

lev radin / Shutterstock.com

“Un accordo con i palestinesi, fondato su due stati per due popoli, è la cosa giusta per la sicurezza di Israele, per la sua economia e per il futuro dei nostri figli”[1]. Sono queste le parole pronunciate dal premier israeliano ad interim, Yair Lapid, davanti all’Assemblea Generale dell’ONU riunita a New York il 22 settembre scorso.

Un’affermazione come questa, da parte di un primo ministro israeliano, non si sentiva dal 2016, quando Netanyahu, allora primo ministro, si rivolse, in modo non molto diverso, alla stessa Assemblea Generale[2]. In questi ultimi anni, però, la soluzione dei due stati, sebbene ripetuta come un ritornello da più parti, sembra essersi definitivamente impanata.

Il discorso di Lapid ha suscitato non poche critiche da parte dei politici israeliani, impegnati in un’intensa campagna elettorale. Il leader dell’opposizione Netanyahu, ma anche i compagni di governo di Lapid, hanno accusato l’attuale premier di voler creare uno “stato del terrore” al centro di Israele, mettendone in pericolo la sicurezza. Netanyahu si è ascritto il merito di aver cancellato la questione dei due stati dall’agenda internazionale e ha incolpato Lapid di averla fatta ricomparire[3]. La ministra degli interni, Ayelet Shaked, ci ha tenuto a chiarire che il primo ministro “parlava solo a proprio nome e non a quello del governo”[4], mentre l’ex premier Naftali Bennett si è distanziato rapidamente dal suo predecessore affermando che “non c’è posto per un altro stato tra il Mediterraneo e il fiume Giordano”[5]. Tali dichiarazioni delineano la frattura tra le forze politiche in campo e sembrano anche suggerire che la parte data per vincente alle elezioni non ha intenzione di riprendere i colloqui sui due stati.

Di tenore opposto sono, invece, le osservazioni degli Emirati Arabi Uniti, che hanno salutato positivamente il rilancio della soluzione dei due stati, e dell’amministrazione Biden, che ha definito “coraggioso” il discorso di Lapid e si è detto “completamente d’accordo” sulla parte relativa alla sicurezza e al futuro di Israele.

Sembra insolito che un primo ministro uscente di Israele rilanci l’urgenza di uno stato palestinese per il bene del proprio paese, soprattutto in periodo elettorale. La mossa di Lapid è stata interpretata dai detrattori come pura propaganda. Sembra però improbabile che un argomento tanto spinoso in Israele possa aiutare a vincere le elezioni. Si potrebbe suggerire l’ipotesi che Lapid abbia invece voluto lanciare un messaggio agli Stati Uniti e al mondo in un momento particolarmente difficile nei rapporti israelo-palestinesi. I disordini infiammano la Cisgiordania mentre Abu Mazen, che non indice le elezioni dal 2006, vede diminuire vertiginosamente il proprio prestigio e la propria autorità. Non è improbabile che il premier israeliano abbia voluto approfittare, forse per l’ultima volta, della sua carica per scuotere gli animi. La soluzione dei due stati, che per decenni anche la politica israeliana ha appoggiato, non è dietro l’angolo e non sarà facile da attuare. Ma potrebbe essere, a giudizio di molti, la sola percorribile: per il bene di Israele, dei palestinesi e della regione. Forse, Lapid voleva semplicemente ricordarlo a tutti.


[1] https://www.timesofisrael.com/full-text-of-lapids-2022-speech-to-the-un-general-assembly/

[2] https://www.jpost.com/opinion/article-717957

[3] https://www.haaretz.com/israel-news/2022-09-23/ty-article/.premium/praise-condemnation-after-lapid-reaffirms-commitment-to-two-state-solution/00000183-66ec-db37-a383-6effd1570000

[4] https://www.haaretz.com/israel-news/2022-09-23/ty-article/.premium/praise-condemnation-after-lapid-reaffirms-commitment-to-two-state-solution/00000183-66ec-db37-a383-6effd1570000

[5] https://www.jpost.com/opinion/article-717957

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