Il discorso-manifesto di Milei e le rivendicazioni sulle isole Falkland: la posta in gioco geopolitica
In una America Latina già affetta da grandi cambiamenti politici dettati dalla nuova Dottrina Monroe dell’Amministrazione Trump, si inseriscono le rivendicazioni da parte dell’Argentina di Milei circa la sovranità del conteso arcipelago nell’Oceano Atlantico meridionale. Le tensioni con Londra, gli intrecci geoeconomici e il fattore dei rapporti con Israele
A più di quarant’anni dalla guerra che nel 1982 vide la Gran Bretagna prevalere militarmente sull’Argentina per il controllo delle isole Falkland, si riaccende la disputa per il controllo del conteso arcipelago a largo delle coste orientali dell’Argentina. L’assertivo discorso alla nazione del presidente Milei ha toccato vari punti chiave, facendone quasi un manifesto della sua visione strategica e geopolitica. "Le Isole Falkland sono argentine, per storia e per diritto. Su questo non ci sono discussioni", ha dichiarato Milei all'inizio del suo messaggio, prima di ribadire la rivendicazione storica di Buenos Aires e di mettere in discussione la tesi britannica sul diritto all'autodeterminazione degli isolani. In un’ottica di proiezione di potenza, Milei ha altresì confermato che verranno ripresi i piani per la costruzione di una base navale a Ushuaia, a circa 700 chilometri dalle isole. Il Presidente argentino Javier Milei ha inasprito la retorica contro il Regno Unito: l’ha fatto, in primis, assestando un duro attacco all’ex impero britannico, dichiarando come esso versi oggi in uno stato di declino[1]. Nel suo discorso, Milei non ha risparmiato gli elogi al presidente degli Stati Uniti Trump, il quale negli ultimi mesi non ha a sua volta risparmiato critiche allo storico alleato della special relationship: dalla gestione dell’immigrazione, al mancato aumento per le spese militari richieste da Washington agli alleati, alla posizione di Londra nel conflitto in Iran, fino agli attacchi personali contro l’ex premier Keir Starmer. Milei, da sempre convinto sostenitore di Trump e del movimento MAGA, nonché egli stesso promotore della visione del mondo conservatrice trumpiana per l’America Latina, ha voluto quindi coinvolgere il più possibile il presidente degli Stati Uniti nel suo discorso-manifesto sulla questione della sovranità del conteso arcipelago, specie dopo che recentemente, nel quadro delle tensioni con Londra per via delle varie issues sopramenzionate, lo stesso Trump ha pubblicamente messo in discussione la tradizionale posizione di Washington a fianco di Londra sulla questione delle Falkland[2]. Nel suo discorso, Milei non ha ovviamente mancato di sottolineare questo possibile cambio nella politica estera statunitense ventilato da Trump, rimarcando l’allineamento valoriale, geopolitico e strategico oggi in essere tra Washington e Buenos Aires: "Gli Stati Uniti stanno valutando questo cambiamento di posizione perché sanno che l'Argentina è un partner affidabile, in linea con i valori occidentali, in una posizione strategicamente importante, che può rivelarsi un alleato prezioso nei decenni a venire”[3].
La questione delle isole Malvinas come priorità per la sicurezza nazionale
Milei ha altresì dichiarato, su un piano concettuale che tocca le corde del nazionalismo argentino, che la questione delle Malvinas - la denominazione utilizzata in Argentina - non riguarda un partito politico o una fazione politica specifica, ma concerne la nazione stessa e i suoi più alti interessi, indipendentemente da quale movimento politico guidi la nazione: il tentativo è quello di rendere la questione della sovranità sulle isole contese, quantomeno su un piano ideale e di coscienza nazionale, una priorità collettiva e di national security. Nel discorso alla nazione, la questione Malvinas si è ufficialmente inserita nella sua agenda di governo, con gli indiretti auspici che tale questione possa aumentare il consenso e compattare l’opinione pubblica in supporto al governo Milei.
Il quadro geoeconomico dietro la nuova disputa per le Falkland e gli equilibri nei rapporti con Israele: le dichiarazioni di Ben Gvir e Yair Netanyahu
Una delle cause principali dietro il ritorno della disputa sulle Falkland, concerne il progetto per lo sfruttamento petrolifero a nord del conteso arcipelago denominato Sea Lion, gestito da due compagnie: la Navitas Petroleum e la Rockhopper Exploration. Secondo i media argentini, l'inizio della produzione petrolifera offshore è previsto nei prossimi mesi. Milei ha dichiarato che se Buenos Aires non agirà con fermezza e rapidità oggi, tra pochi mesi queste compagnie avranno la capacità materiale di impossessarsi delle riserve petrolifere che si trovano sotto i mari argentini, aggiungendo che ciò permetterebbe a Londra di approfondire l'occupazione delle isole e lo sfruttamento delle risorse nazionali.
In conclusione, oltre a tutte le spinose dinamiche sin qui analizzate, alcuni osservatori hanno fatto notare una apparente contraddizione, un delicato intreccio, o financo un cortocircuito, nei sistemi di alleanza costruiti da Milei, dato che Navitas Petroleum, uno dei due protagonisti geoeconomici del progetto Sea Lion, in cooperazione con la britannica Rockhopper Exploration, è di nazionalità israeliana. Sembra ordunque emergere un’antinomia di allineamenti di non facile gestione per Milei, che ha sempre tenuto in grande considerazione l’alleanza con Israele. Tale situazione ha invero già determinato reazioni e dichiarazioni interessanti provenienti dall’agone politico israeliano. A tal proposito si riportano qui di seguito le considerazioni espresse dal Ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir[4], il quale ha chiesto al Primo Ministro Benjamin Netanyahu di riconoscere la sovranità di Buenos Aires sulle isole contese e di imporre sanzioni a Londra finché l'occupazione continuerà, accusando la Gran Bretagna di appropriarsi di territorio e risorse petrolifere argentine. Si rammenti che tali dichiarazioni e prese di posizione giungono in una congiuntura particolare di crescente tensione tra Londra e Tel Aviv in merito alle posizioni del governo britannico nei confronti delle politiche di Israele. Si aggiunga anche, da ultimo, l’appoggio a favore delle rivendicazioni dell’Argentina di Milei, sulla scia di quanto affermato da Ben Gvir, da parte del figlio del premier israeliano, Yair Netanyahu, che hanno già scatenato reazioni nel mondo politico britannico. Yair Netanyahu ha infatti scritto (in spagnolo) sulla piattaforma social X che le Isole Falkland appartengono all'Argentina, chiamandole "Isole Malvinas", descrivendo l’arcipelago come un ammasso di scogli situati a migliaia di chilometri dalla Gran Bretagna[5].
Sull’evoluzione, o involuzione, della questione Falkland sin qui analizzata, non sarebbe serio predire scenari, ma risulta chiaro come l’insieme di queste dinamiche possano contribuire a un'aumentata tensione e volatilità in America Latina e come, soprattutto, possano creare delle potenziali criticità nell’architettura della nuova Dottrina Monroe di Trump e negli equilibri di potenza regionali, e come ciò rappresenti una sfida geopolitica di non facile gestione per la diplomazia di Buenos Aires, di Londra, come per quella di Washington e di Tel Aviv.
[1] Milei por Malvinas: las frases más fuertes de su explosiva cadena nacional, https://eleconomista.com.ar/po...
[2] H. Moore, Trump hints US would not back UK over Falkland Islands due to lack of Iran war support, https://www.bbc.com/news/articles/c1kx4m70l4yo
[3] Javier Milei: ‘winds of change’ support Argentina’s claim to Falkland Islands
https://www.theguardian.com/wo...
[4] C. Caraballo, Argentina sues Israeli oil firm as Ben Gvir urges Netanyahu to back its Falklands claim, https://www.euronews.com/2026/...
[5] M. Sio, Netanyahu's son sparks British backlash after backing Argentina's Falklands claim: Report, https://www.aa.com.tr/en/middl...