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Il futuro incerto di Pakistan e Laos

di Guido Bolaffi

Non solo lo Sri Lanka: anche Pakistan e Laos rischiano di ritrovarsi in una drammatica crisi economica. L’analisi di Guido Bolaffi

Lo scorso aprile il canale televisivo indiano WION apriva un eccellente reportage sul drammatico default finanziario (e politico) dello Sri Lanka con questa domanda: Which country could go the Sri Lanka Way?

Facendo con ciò intendere che la crisi in atto nell’isola-gioiello dell’Oceano Indiano rischiava di essere solo l’annuncio di un cataclisma di più ampie dimensioni. Destinato a colpire, replicandosi, altri paesi del continente asiatico. Cosa purtroppo confermata dal fatto che in quella regione del Pianeta sono oggi ben due le nazioni in lizza per questo non certo invidiabile traguardo: il Pakistan ed il Laos.

Due terre, l’una dell’Asia meridionale e l’altra di quella sud-orientale, che nonostante le loro enormi differenze - nell’ampiezza territoriale (rapporto 3 a 1); nel numero di abitanti (235 milioni contro 7,5); nel ruolo internazionale; nella forza militare (il Pakistan ha l’atomica l’altra no); nella capacità economica e nel sistema politico - rischiano entrambi di finire in default.

I guai economici del Pakistan - certamente aggravati dal lungo, duro braccio di ferro in atto tra il Governo del Primo Ministro Shahbaz Sharif e il Pakistan Tehreel-e-Insaf (PTI), il maggiore partito dell’opposizione, capeggiato dall’ex Premier Imran Khan, sulla convocazione di nuove elezioni - risalgono indietro nel tempo. Non a caso, ricordava Michael Kugelman nell’articolo di Foreign Policy As One Political Generation Fades, Who Will Take Their Place?Then-Pakistani Prime Minister Imran Khan made headlines in February for visiting Moscow just as Russian President Vladimir Putin launched his invasion of Ukraine. The trip was planned well in advance, and a main priority was to secure Russian technical and financial support for a gas pipeline intended to carry imported liquefied gas from the port of Karachi to suppliers in Punjab province [because] in recent years Pakistan has increasingly relied on importing natural gas because of diminishing domestic suppliers”.

Una situazione di assoluta emergenza confermata dal fatto che, segnalava Gandharv Walla nel suo Chinese firms threatens to close power plants unless Pak pays US $1.59 billion dues, “Even as Pakistan is facing a huge economic crisis, it could also go powerless soon. This comes as more than two dozen Chinese forms or Independent Power Producers have threatened to cease operations if payments are not made upfront [...] In it more than 30 Chinese companies, which are operating under China-Pakistan Economic Corridor (CPEC) in several areas like energy, communication, railways etc raised their issues”.

Un quadro allarmante riconosciuto dal Governo di Islamabad nella nota di accompagnamento del nuovo programma di austerità fiscale che entrerà in vigore il prossimo 1 luglio e così riassunto da South Asia Brief dello scorso 16 giugno: “Pakistan’s economic crisis has become the worst in South Asia, aside from Sri Lanka’s. Foreign reserves are below 410 billion, enough for barely six weeks of imports”.

La vicenda del Laos, simile nella sostanza a quella del Pakistan, presenta però una dinamica tutta sua.

Infatti, scrive Marwaan Macan-Markar nel pezzo Is Laos next Sri Lanka? pubblicato nell’edizione del 23 giugno di NIKKEI ASIA, “Shortly after a Laotian-language article headlined Lao economy collapses appeared on the Facebook page of US-Funded Radio Free Asia this month, public rage erupted against leader of the one-party state [...] This public display of outrage - also evident across other social media platforms including Tik Tok and You Tube - has not been lost on seasoned observers in the Laos capital Vientiane. They see it as a rare sign of courage by a public long cowed into silence by the Lao People’s Revolutionary Party, the communist party in power since the mid-1970s”.

La verità è che le difficoltà economiche del paese, timidamente ma riduttivamente ammesse dallo stesso Premier Phankham Viphavanh, non sono scoppiate dalla sera alla mattina. Tanto è vero che, riferisce l’autore dell’articolo poc’anzi citato, “The World Bank, International Monetary Fund and other international agencies had warned Laos before the pandemic that it was headed toward an external debt crisis because of depleted foreign reserves [...] According to the World Bank by the end of 2021 the country’s public debt had skyrocketed to 88% of gross domestic product, with an estimated $14.5 billion [...] Laos’ foreign debt is estimated at $1.3 billion to settle annually till 2025: a daunting challenge for a country whose foreign reserves are about the same amount. On the back of that, Moody’s Investors Service downgraded Laos by a notch this month, lowering it to a Caa3 from Caa2”.

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