Il nuovo quadro di pace nel Caucaso meridionale
Armenia e Azerbaigian dopo l’accordo di Washington. L'approfondimento di Milena Marzovilla
L’8 agosto 2025, a Washington D.C., Armenia e Azerbaigian hanno annunciato la sottoscrizione di un accordo preliminare di pace, mediato dagli Stati Uniti sotto la guida del presidente Donald J. Trump[1]. In tale contesto, il presidente azero Ilham Aliyev e il primo ministro armeno Nikol Pashinyan hanno firmato una dichiarazione congiunta che si propone di costituire il fondamento giuridico e politico di una progressiva normalizzazione dei rapporti bilaterali[2], ponendo fine a una fase storica caratterizzata da oltre tre decenni di conflitto intermittente, escalation militari e persistenti tensioni regionali[3].
Il documento individua una serie di principi considerati vincolanti per il futuro delle relazioni tra le due parti: il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale, il ripudio dell’uso della forza quale strumento di risoluzione delle controversie, la chiusura formale della fase delle ostilità e il riconoscimento reciproco dei confini internazionali. Tali confini vengono esplicitamente ricondotti alle frontiere amministrative esistenti tra la Repubblica Socialista Sovietica Armena e la Repubblica Socialista Sovietica Azera al momento della dissoluzione dell’Unione Sovietica, in linea con i principi sanciti dalla Dichiarazione di Almaty[4]. In questo quadro, le parti assumono l’impegno a non avanzare rivendicazioni territoriali reciproche e a fondare le relazioni bilaterali sui principi della Carta delle Nazioni Unite. La Dichiarazione di Washington si configura pertanto come il principale riferimento normativo e politico per la futura conclusione di un trattato di pace definitivo.
Un elemento di particolare rilievo dell’intesa riguarda la riapertura delle comunicazioni regionali, individuata come leva strategica per la stabilizzazione politica e la promozione dello sviluppo economico. Il testo sottolinea l’importanza della riattivazione delle vie di collegamento terrestri e prevede l’accesso non ostacolato tra la parte continentale dell’Azerbaigian e la Repubblica Autonoma di Naxçıvan attraverso il territorio armeno, evidenziandone i benefici potenziali per entrambe le parti. In tale contesto si inserisce l’impegno dell’Armenia a cooperare con gli Stati Uniti e con altri partner internazionali per la definizione di un quadro operativo relativo al progetto di connettività denominato Trump Route for International Peace and Prosperity (TRIPP), concepito per integrare il territorio armeno nei corridoi di transito eurasiatici e trans-caspici[5].
Sviluppi politici e diplomatici
Nelle settimane successive al summit di Washington, le autorità di entrambi i Paesi hanno rimarcato il carattere storico dell’iniziativa, sottolineando la volontà di avviare un processo di pace strutturato e duraturo. Il primo ministro Pashinyan ha interpretato l’inizializzazione dell’accordo come un passaggio decisivo verso la conclusione di un trattato di pace formale, mentre il presidente Aliyev ha posto l’accento sul valore politico e strategico del processo, richiamando le opportunità di cooperazione con gli Stati Uniti nei settori del commercio, dell’energia e della sicurezza.
Parallelamente, Baku ha chiarito che la firma definitiva del trattato resta subordinata al pieno adempimento degli impegni concordati[6]. In particolare, il ministro degli Esteri Jeyhun Bayramov ha indicato come condizioni essenziali sia l’attuazione delle disposizioni infrastrutturali, inclusa la piena operatività del collegamento verso Naxçıvan, sia l’introduzione di modifiche di natura costituzionale da parte armena volte a eliminare riferimenti potenzialmente interpretabili come rivendicazioni territoriali. Tale impostazione riflette un approccio volto a subordinare la normalizzazione politica a garanzie giuridiche considerate strutturali e di lungo periodo.
Nonostante la persistenza di elementi di cautela reciproca, il dialogo bilaterale è proseguito attraverso consultazioni tecniche e diplomatiche. Nel gennaio 2026, il ministro degli Esteri armeno Ararat Mirzoyan ha discusso con l’omologo statunitense lo stato di avanzamento del processo di pace e le modalità di attuazione degli accordi. Contestualmente, attori regionali quali la Georgia hanno accolto favorevolmente l’intesa, interpretandola come una base credibile per il rafforzamento della stabilità nel Caucaso meridionale[7].
Sul piano internazionale, la Dichiarazione di Washington ha ottenuto un ampio sostegno. La Russia ha riconosciuto segnali di “movimento positivo” nel ripristino delle comunicazioni regionali[8], mentre la Turchia ha espresso soddisfazione per i progressi compiuti nel processo di pace[9]. Gli Stati Uniti hanno definito l’accordo un traguardo significativo per la diplomazia internazionale, impegnandosi a sostenere investimenti infrastrutturali e accordi bilaterali complementari con entrambe le parti[10].
Sicurezza e dimensione militare
Dal punto di vista della sicurezza, l’accordo di Washington sancisce formalmente la cessazione delle ostilità e introduce principi di non aggressione reciproca. Le parti si impegnano a non consentire l’uso del proprio territorio per azioni ostili contro l’altra e a evitare il dispiegamento di forze armate di Paesi terzi lungo il confine comune, con l’obiettivo di creare un contesto di stabilità funzionale al futuro processo di delimitazione e demarcazione dei confini.
Nei mesi successivi alla firma dell’accordo non si sono registrati scontri armati significativi. Al contrario, sono emersi segnali di cooperazione pragmatica, quali l’ispezione congiunta del tratto ferroviario Yeraskh–Sadarak nel gennaio 2026, finalizzata a valutare la riattivazione del collegamento tra l’Armenia e Naxçıvan[11]. Sul piano multilaterale, restano in discussione iniziative di sicurezza regionale: la Russia ha proposto un formato 3+3 (Armenia, Azerbaigian, Russia + Turchia, Iran, Azerbaigian, Armenia) per promuovere la stabilità[12], e le parti coinvolte (inclusa la Georgia) stanno valutando ulteriori consultazioni. L’Armenia mantiene comunque stretti legami di difesa con la Russia e con la NATO, ma ha già esplicitato che il supporto straniero sul proprio territorio non deve contrastare gli accordi di pace. Non è previsto l’uso di contingenti militari stranieri lungo il confine armeno-azero, in linea con l’accordo.
Sviluppi economici e infrastrutturali
La normalizzazione politica ha prodotto effetti tangibili anche sul piano economico. A partire dal dicembre 2025 sono state avviate le prime spedizioni di carburante azero verso l’Armenia attraverso il territorio georgiano, seguite da ulteriori forniture nei mesi successivi[13]. Le autorità armene hanno interpretato tali flussi come un contributo alla stabilizzazione dei prezzi interni dei carburanti e come un segnale concreto della graduale ripresa delle relazioni commerciali bilaterali.
Il riavvio dei collegamenti logistici ha ricevuto riscontri positivi anche a livello europeo, con valutazioni favorevoli da parte di alcuni Stati membri dell’Unione europea in merito al potenziale di normalizzazione dei rapporti economici regionali: il Ministero degli Esteri tedesco ha lodato il secondo carico di petrolio azero all’Armenia come “segnale che si stanno compiendo passi importanti per normalizzare i rapporti commerciali”[14]. In parallelo, il dibattito sulla riapertura delle comunicazioni ha evidenziato anche alcune incertezze operative: il Primo Ministro armeno Nikol Pashinyan ha infatti richiamato l’attenzione sulla necessità di una decisione da parte della Federazione Russa circa la restaurazione delle linee ferroviarie che collegano l’Armenia con l’Azerbaigian e la Turchia, segnalando al contempo la disponibilità di Yerevan ad assumersi direttamente la responsabilità dei lavori qualora tali interventi non fossero realizzati nei tempi previsti[15].
Contestualmente, è stata concordata con le ferrovie georgiane una tariffa privilegiata per il transito di merci azere (combustibili e altri) verso l’Armenia[16]. Parallelamente, Armenia e Azerbaigian hanno avviato discussioni preliminari su possibili ambiti di interscambio commerciale futuro.
Sul piano finanziario internazionale, le agenzie di rating hanno interpretato il miglioramento delle relazioni bilaterali come un fattore di attenuazione del rischio geopolitico. Moody’s ha indicato la distensione con l’Armenia come un elemento positivo per il profilo creditizio dell’Azerbaigian, in particolare per la riduzione del rischio di escalation geopolitica, mantenendo il rating sovrano a Baa3 con outlook positive[17]. Allo stesso modo, Fitch Ratings ha indicato che il progressivo ripristino della fiducia tra Armenia e Azerbaigian, insieme all’apertura del commercio passante attraverso il territorio azero, è un elemento che può sostenere la crescita economica dell’Armenia e la sua prospettiva finanziaria, con Fitch che ha rivisto l’outlook del rating armene da Stable a Positive pur mantenendo il rating BB-[18].
Sviluppi sociali e questioni umanitarie irrisolte
Accanto ai progressi politici ed economici, permangono rilevanti questioni sociali e umanitarie. La riapertura delle rotte commerciali ha facilitato flussi economici che si traducono indirettamente in accesso a beni essenziali per la popolazione armena, evidenziando la dimensione pratica della cooperazione economica oltre il simbolismo politico. Ciò si riflette, ad esempio, nella riduzione dei prezzi di carburante grazie alle importazioni azere, un fenomeno riconosciuto dalle autorità armene come effetto positivo sia per l’economia domestica sia per i settori produttivi locali[19]. In particolare, il tema dei prigionieri e dei detenuti continua a rappresentare uno degli aspetti più sensibili del processo di normalizzazione. Sebbene l’accordo di Washington non includa disposizioni vincolanti in materia di liberazione dei detenuti, al fine di evitare che tale questione condizionasse l’intero processo negoziale, il tema rimane centrale nel dibattito politico e pubblico armeno. Il primo ministro Pashinyan ha ricordato che, dal 2022, sono state ottenute numerose liberazioni attraverso canali diplomatici separati.
Secondo fonti armene e organizzazioni non governative, l’Azerbaigian detiene attualmente 23 cittadini armeni, inclusi ex leader dell’entità del Nagorno-Karabakh, condannati con accuse di terrorismo. In alcuni casi, come quello di Karen Avanesyan, condannato nel dicembre 2025 a 16 anni di reclusione, tali procedimenti sono stati descritti da osservatori armeni come carenti sotto il profilo delle garanzie giuridiche. Ulteriori preoccupazioni sono state sollevate in relazione a detenuti anziani o affetti da gravi problemi di salute[20].
Resta inoltre aperta la questione dei rifugiati. Oltre 100.000 armeni fuggiti dal Nagorno-Karabakh dopo il conflitto del 2023 risiedono tuttora in Armenia. Le autorità di Yerevan hanno escluso, allo stato attuale, un ritorno di massa nei territori di origine, privilegiando politiche di integrazione interna con il sostegno della comunità internazionale, al fine di evitare che la questione degli sfollati diventi un ulteriore fattore di destabilizzazione del processo di pace[21].
Il corridoio TRIPP: attuazione e implicazioni strategiche
Il progetto TRIPP costituisce il fulcro operativo della fase post-accordo. Il 14 gennaio 2026 Armenia e Stati Uniti hanno pubblicato congiuntamente il “TRIPP Implementation Framework”, documento che definisce le modalità di realizzazione di un corridoio di connettività multimodale attraverso il territorio armeno, destinato a collegare l’Azerbaigian continentale con Naxçıvan e a integrarsi nel corridoio trans-caspico verso l’Europa. Sarà un asse strategico destinato ad apportare benefici reciproci: da un lato rafforzerà il ruolo di collegamento regionale dell’Armenia, attraendo investimenti e nuove rotte commerciali; dall’altro faciliterà esportazioni e collegamenti per l’Azerbaigian e per i mercati statunitensi (import/export di materie prime e beni). In sostanza, mira a tradurre la pace in prosperità economica attraverso infrastrutture condivise.
Il framework ribadisce il rispetto della sovranità degli Stati coinvolti e attribuisce all’Armenia il coordinamento istituzionale del progetto. L’Armenia ha annunciato la creazione di una Società di sviluppo TRIPP. In base a piani resi pubblici, tale società avrà inizialmente il 74% di capitale in mano americana e il 26% armeno, con un’estensione pattuita per 99 anni (alla scadenza del primo periodo di 49 anni lo Stato armeno aumenterà la propria quota al 49%). L’investimento statunitense – quantificato almeno in $140 milioni per la fase di avvio – sarà destinato ad attrezzare il corridoio con linee ferroviarie ad alta capacità, autostrade dedicate, sistemi logistici avanzati e nodi di trasbordo. Gli analisti sottolineano che tali opere creeranno un “hub logistico” in Armenia, simile per certi versi al progetto del TAP per il gas[22].
Dal punto di vista geopolitico, il TRIPP introduce un’alternativa ai tradizionali corridoi di transito attraverso Russia e Iran. All’Armenia spetterà il coordinamento interistituzionale e l’attuazione delle norme interne necessarie (permessi, standard regolatori, procedure doganali dedicate ai flussi AR– Naxçıvan). Questo rafforzerebbe l’indipendenza strategica dell’Armenia, offrendo opzioni di transito commerciali autoprodotte, ma allo stesso tempo innalzerebbe l’influenza statunitense nel Caucaso. Contestualmente, Iran e Russia hanno espresso riserve (ad esempio Teheran teme di essere bypassata), ma Yerevan ha chiarito che nessun attore terzo controllerà unilateralmente il progetto: in una conferenza stampa Pashinyan ha ribadito che TRIPP è un «progetto win–win» per tutti[23], e il Vicepresidente dell'Assemblea nazionale dell'Armenia, Ruben Rubinyan, ha escluso discussioni di partecipazione turca o russa nel corridoio[24]. Nel complesso, il TRIPP simboleggia la transizione dall’era della guerra a quella della cooperazione infrastrutturale, anche se la sua completa realizzazione richiederà ancora tempo e compromessi politici[25].
Conclusioni
Il processo avviato con il trattato di Washington dell’agosto 2025 ha impresso una svolta significativa ai rapporti tra Armenia e Azerbaigian. A distanza di mesi, emergono progressi concreti sul piano diplomatico, economico e infrastrutturale, accompagnati da un cauto miglioramento del clima di sicurezza. Al contempo, permangono criticità rilevanti, in particolare sul versante umanitario e giuridico, che richiederanno un impegno politico continuativo e una gestione prudente delle aspettative.
In un contesto geopolitico complesso e competitivo, la sostenibilità del processo dipenderà dalla capacità delle parti di tradurre gli impegni assunti in meccanismi istituzionali stabili. Se pienamente attuato, il progetto TRIPP potrebbe fungere da catalizzatore per una trasformazione strutturale del Caucaso meridionale, favorendo il progressivo spostamento dell’asse regionale da una logica di conflitto a una di cooperazione e interdipendenza.
[1] “Trump announces ‘historic’ Armenian-Azerbaijani peace summit”, ARMENPRESS Armenian News Agency, 08-08-2025, https://armenpress.am/en/artic... (consultato il 07-01-2026).
[2] L. Papachristou, N. Bagirova, “Azerbaijan, Armenia publish text of US-brokered peace deal”, Reuters, 11-08-2025, https://www.reuters.com/world/..., (consultato il 07-01-2026).
[3] Il processo di pace inaugurato a Washington riflette una discontinuità significativa rispetto al lungo ruolo di mediazione svolto dall’OSCE Minsk Group, l’organismo istituito negli anni ’90 per gestire il conflitto del Nagorno-Karabakh. Armenia e Azerbaigian hanno formalmente richiesto alla OSCE la chiusura del Processo di Minsk e delle strutture ad esso correlate dopo la firma della Dichiarazione di Washington, richiesta che è stata accolta ufficialmente il 1° settembre 2025 con l’adozione di una decisione del Consiglio Ministeriale e completata formalmente il 30 novembre 2025 con la cessazione delle attività operative di tali organismi.
“OSCE adopts decision to close Minsk Process and related structures”, APA – Azerbaijan Press Agency, 01‑09‑2025, https://en.apa.az/official-new..., (consultato il (08-01-2026);
“OSCE adopts decision to close Minsk Process and related structures”, APA – Azerbaijan Press Agency, 01-09-2025, https://en.apa.az/official-new..., (consultato il 08-01-2026).
[4] “Armenian‑Azerbaijani peace treaty initialed”, ARMENPRESS Armenian News Agency, 09‑08‑2025, https://armenpress.am/en/artic..., (consultato il 07-01‑2026).
[5] “Joint Declaration signed on meeting between President of Azerbaijan and Prime Minister of Armenia held in Washington”, Official web‑site of President of Azerbaijan Republic, 09‑08‑2025, https://president.az/en/articl..., (consultato il 07-01-2026).
[6] “Baku to continue dialogue with Yerevan to advance peace process: Bayramov”, ARMENPRESS Armenian News Agency, 11-01-2026, https://armenpress.am/en/artic..., (consultato il 11-01-2026);
“Ensuring unimpeded connectivity between the countries”, Ministry of Foreign Affairs of the Republic of Azerbaijan, 17-01-2026, https://www.mfa.gov.az/en/news..., (consultato il 17-01-2026).
[7] “Washington Agreement creates solid foundation for long-term stability in South Caucasus: Georgian FM”, ARMENPRESS Armenian News Agency, 04-12-2025, https://armenpress.am/en/artic..., (consultato il 13-01-2026).
[8] “Russia highlights ‘positive movement’ in Armenia-Azerbaijan dialogue”, ARMENPRESS Armenian News Agency, 25-12-2025, https://armenpress.am/en/artic..., (consultato il 10-01-2026).
[9] “Türkiye supports progress in Armenia-Azerbaijan peace process: Erdogan”, ARMENPRESS Armenian News Agency, 24-12-2025, https://armenpress.am/en/artic..., (consultato il 10-01-2026);
“Armenia’s parliament speaker thanks Türkiye for supporting peace and TRIPP”, Azernews, 16-01-2026, https://www.azernews.az/region..., (consultato il 16-01-2026).
[10] “US lauds Armenian-Azerbaijani accords as ‘landmark achievement for international diplomacy’”, ARMENPRESS Armenian News Agency, 13-08-2025, https://armenpress.am/en/artic..., (consultato il 07-01-2026).
[11] “Armenia, Azerbaijan conduct joint inspection of Yeraskh-Sadarak railway section”, ARMENPRESS Armenian News Agency, 15-01-2026, https://armenpress.am/en/artic..., (consultato il 17-01-2026).
[12] “Moscow expects Yerevan and Baku to agree soon on next “3+3” meeting: Zakharova”, ARMENPRESS Armenian News Agency, 20-11-2025, https://armenpress.am/en/artic..., (consultato il 10-01-2026).
[13] “Armenia and Azerbaijan explore more trade opportunities, says Pashinyan”, ARMENPRESS Armenian News Agency, 08-01-2026, https://armenpress.am/en/artic..., (consultato il 10-01-2026).
[14] “German Federal Foreign Office commends Azerbaijan’s oil shipment to Armenia”, ARMENPRESS Armenian News Agency, 09-01-2026, https://armenpress.am/en/artic..., (consultato il 12-01-2026).
[15] “Pashinyan urges Russia to decide on restoring Armenia’s rail links to Azerbaijan and Türkiye”, Azernews, 15-01-2026, https://www.azernews.az/region..., (consultato il 17-01-2026).
[16] “Georgia, Azerbaijan discuss petroleum shipment to Armenia”, ARMENPRESS Armenian News Agency, 29‑12‑2025, https://armenpress.am/en/artic..., (consultato il 08‑01‑2026);
“Azerbaijan Eyes Supplying Oil to Armenia in ‘Unprecedented’ Move”, Azerbaijan Today, 09‑12‑2025, https://www.azerbaijantoday.az..., (consultato il 09‑01‑2026).
[17] “Moody’s says improved relations with Armenia are a positive factor for Azerbaijan’s rating”, APA.az, 17‑01‑2026, https://en.apa.az/asia/moodys-..., (consultato il 18‑01‑2026).
[18] “Fitch links Armenia’s rating outlook to progress in peace talks with Azerbaijan”, Azernews, 17‑01‑2026, https://www.azernews.az/busine..., (consultato il 17‑01‑2026).
[19] “Pashinyan hails peace agenda as Azerbaijani fuel imports cut gasoline prices in Armenia”, ARMENPRESS Armenian News Agency, 13‑01‑2026, https://armenpress.am/en/artic..., (consultato il 14‑01‑2026).
[20] L’apertura dei legami ha facilitato azioni positive e al contempo evidenziato nodi irrisolti. Da una parte, la Croce Rossa Internazionale (ICRC) ha potuto riprendere contatti con i detenuti armeni in Azerbaigian: a fine dicembre 2025 i suoi delegati hanno visitato prigionieri in due sessioni private. In tali incontri l’ICRC ha confermato l’impegno a continuare le visite, monitorando lo stato di salute e le condizioni di detenzione (anche di persone anziane, come un 70enne ricoverato in ospedale). “ICRC visits Armenian captives in Azerbaijan”, ARMENPRESS Armenian News Agency, 26‑12‑2025, https://armenpress.am/en/artic..., (consultato il 08‑01‑2026).
[21] “Pashinyan speaks on return of captives from Azerbaijan and issue of displaced persons of Nagorno‑Karabakh”, ARMENPRESS Armenian News Agency, 18‑08‑2025, https://armenpress.am/en/artic..., (consultato il 07‑01‑2026);
“Pashinyan offers Azerbaijan to simultaneously drop the return of Armenians to Karabakh and the ‘western Azerbaijan’ narratives”, ARMENPRESS Armenian News Agency, 11‑12‑2025, https://armenpress.am/en/artic..., (consultato il 10‑01‑2026).
[22] “Joint Statement on the Publication of the Armenia‑U.S. Implementation Framework for the Trump Route for International Peace and Prosperity (TRIPP)”, Official web‑site of the Ministry of Foreign Affairs of Armenia, 14‑01‑2026, https://www.mfa.am/en/press-re..., (consultato il 16‑01‑2026).
[23] “Armenian President: TRIPP creates win-win opportunities for all regional countries”, ARMENPRESS Armenian News Agency, 21-11-2025, https://armenpress.am/en/artic..., (consultato il 12-01-2026).
[24] “No Russian or Turkish participation discussed for TRIPP project, says Vice Speaker”, ARMENPRESS Armenian News Agency, 19-01-2026, https://armenpress.am/en/artic..., (consultato il 19-01-2026).
[25] “Presidents of Azerbaijan and U.S., and Prime Minister of Armenia made press statements at the White House”, Official web‑site of President of Azerbaijan Republic, 08‑08‑2025, https://president.az/en/articl..., (consultato il 09‑01‑2026);
“Joint Statement on the Publication of the Armenia‑U.S. Implementation Framework for the Trump Route for International Peace and Prosperity (TRIPP)”, cfr. nota 22.