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Il ruolo del Pakistan nelle negoziazioni tra USA e Iran

Un nuovo elemento che emerge dal quadro geopolitico della guerra in Iran è sicuramente il ruolo di centralità diplomatica del Pakistan. I punti di forza della diplomazia di Islamabad e le motivazioni concrete per intervenire nel quadro negoziale

Nella strana e opaca guerra in Iran, tra le sorprese geopolitiche del conflitto, è sicuramente emerso, in specie agli occhi dell’opinione pubblica d’occidente, il ruolo di primario mediatore internazionale del Pakistan. La Repubblica Islamica del Pakistan è infatti apparsa come mediatore cruciale tra Stati Uniti e Iran, sfruttando il suo quadro geografico e politico unico per facilitare la comunicazione tra i belligeranti e tentare la ricerca di un cessate il fuoco nell’incerta fase conflittuale in corso. Colloqui di pace che, aldilà del loro esito finale ancora ignoto, conferiscono ad Islamabad un’impronta di rilievo nel quadro diplomatico regionale ed anche internazionale. Questa svolta diplomatica, in parte guidata dal Primo Ministro Shehbaz Sharif e in parte dal potentissimo Maresciallo Asim Munir (Pakistan's first Chief of Defence Forces), i quali hanno trasformato il Pakistan da Paese a tratti percepito da una parte di opinione pubblica occidentale come instabile a un affidabile mediatore regionale. Il Pakistan ha tradizionalmente avuto nell’esercito, e nei servizi segreti, la chiave della sua stabilità e forza interna ed esterna: sono le forze armate a detenere una influenza straordinaria sulle varie dimensioni prioritarie del Paese: dalla sicurezza, cela va sans dire, che include anche l’armamentario nucleare, sino alla politica e alla propaganda, dall’economia fino alla sfera sociale.

I punti di forza che hanno reso Islamabad centrale nelle trattative diplomatiche

  • Neutralità e capitale strategico: la credibilità diplomatica del Pakistan deriva dalla sua capacità di mantenere relazioni funzionali sia con Washington che con Teheran, un equilibrio di rapporti che ha saputo coltivare e preservare per decenni, navigando con sicurezza nei mari tormentati delle diverse fasi dei conflitti e delle tensioni geopolitiche della regione
  • Attore diplomatico di fiducia: Teheran vede il Pakistan come una piattaforma neutrale e di fiducia per il dialogo; si consideri, e sottolinei, che il Pakistan è uno dei pochi partner degli Stati Uniti che non è mai stato bersagliato dalla rappresaglia missilistica iraniana
  • Le storiche relazioni con Washington: tradizionale alleato degli Stati Uniti, in una sinergia fondata su cooperazione antiterrorismo e di difesa - gli Stati Uniti, oltre ad essere fornitori di tecnologie specifiche per la difesa come ad esempio per la flotta aerea di F-16 di Islamabad - mantengono una partnership di sicurezza di lunga data con il Pakistan, che include esercitazioni e addestramenti congiunti finalizzati alla sicurezza regionale - si affidano al Pakistan come canale informale per diminuire ed allentare le tensioni nella regione; il Presidente Donald Trump ha sovente elogiato i leader pakistani per i loro straordinari sforzi diplomatici e come mediatori. Islamabad ha le capacità diplomatiche, in questo momento storico, di gestire la relazione con Washington in un contesto multipolare, che include rapporti di primordine con la Cina, sia politici che militari
  • I vantaggi dal punto di vista geografico nel rapporto con l’Iran: Islamabad, nel suo peculiare quanto geostrategico posizionamento, condivide un confine di 900 chilometri con l'Iran; possiede ordunque le basi strutturali per una comunicazione solida e obbligata con Teheran
  • Nel settembre 2025, il Pakistan ha siglato un importante accordo strategico di mutua difesa con il primario rivale regionale dell’Iran, l’Arabia Saudita. Questo patto stabilisce un quadro di sicurezza collettiva, considerando l'aggressione contro una delle parti come un atto ostile per entrambe le nazioni; essendo il Pakistan l’unica potenza nucleare nel mondo islamico, l'accordo implica anche una potenziale protezione atomica del regno saudita, creando un meccanismo di forte dissuasione e deterrenza contro minacce esterne, e conferendo così a Islamabad un ulteriore status di potenza nel quadro geopolitico regionale e mediorientale
  • Il rapporto personale tra Shehbaz Sharif e Donald Trump: al tempo del confronto militare tra India e Pakistan dell’anno scorso, per ora spento, il primo ministro pakistano decise, conoscendo la sensibilità del presidente americano a tali lusinghe e al riconoscimento dei suoi meriti, di candidarlo per il Premio Nobel per la Pace a causa del suo intervento decisivo e la sua leadership determinante

Le motivazioni concrete per Islamabad nel quadro negoziale:

  • Motivazioni economiche: l'assertività diplomatica e la volontà negoziale di Islamabad non è dettata esclusivamente da ambizione di grandezza diplomatica, ma altresì da considerazioni pragmatiche: la chiusura dello Stretto di Hormuz mette in crisi una fondamentale risorsa energetica per il Pakistan, in quanto dallo strategico stretto Islamabad importa oltre l'85% del petrolio greggio per il fabbisogno nazionale
  • Rischi e sfide per la sicurezza interna: l'instabilità in Iran costituisce una minaccia (in)diretta verso l’area occidentale del Pakistan, in specie la delicata provincia del Balochistan, ciclicamente soggetta a insurrezioni e violenze belliche, che se destabilizzata potrebbe esacerbare eventuali disordini settari con riferimento alla percentuale di popolazione di confessione sciita del Pakistan
  • Rischi e sfide per la stabilità regionale: un tipo di conflitto prolungato nel tempo sconvolgerebbe l'agricoltura, voce importante nell’economia pakistana, a causa dell'aumento dei prezzi dei fertilizzanti, che potrebbe provocare una grave contrazione dell’economia


I colloqui di Islamabad, rebus sic stantibus, indipendentemente dal destino e dalle conseguenze future, hanno portato a oggi i seguenti risultati:

  • Il Pakistan è riuscito a ospitare con successo nella propria capitale le prime negoziazioni dirette tra diplomatici e funzionari di alto livello statunitensi e iraniani dal 1979, al tempo della rivoluzione islamica a Teheran: un fatto, questo, già di per sé di rilievo, specie se, come sottolineato, viene visto con le lenti della Storia
  • I colloqui di Islamabad hanno contribuito all’ottenimento di un cessate il fuoco, sebbene temporaneo. Grazie al coinvolgimento attivo di tutte gli attori geopolitici in causa, inclusi Stati Uniti, Iran, Arabia Saudita e Cina, il Pakistan si è configurato come un attore di rilievo per la sicurezza mediorientale, aumentando il suo profilo diplomatico internazionale anche a scapito dell’India, suo grande avversario regionale, e distinguendosi da New Dehli che si è schierata platealmente con gli Stati Uniti e soprattutto con Tel Aviv, limitando così l’influenza diplomatica potenziale da esercitare in tale quadro conflittuale.
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