Approfondimenti

Iran e Nigeria: la proiezione di Mojtaba Khamenei in Africa

L'articolo di Ginevra Leganza

Un’unica vampa incendia l’Iran sciita e la Nigeria del nord. Al Jazeera riferiva, a inizio marzo, di uomini in piazza nella città di Kano, vessilliferi di Mojtaba Khamenei. Fedeli nigeriani che nell’Iran e nella sua “resistenza” sentono, oggi, il loro primo motore.

La nomina della nuova guida suprema, l’8 marzo scorso, segna infatti una fase di continuità ideologica per alcune regioni dello stato africano. Le quali – a dispetto della distanza geografica, culturale e cultuale – rappresentano da decenni le zone in cui Teheran ha forse più impatto oltre il Medio Oriente. Afrik.com sottolinea, in tal senso, come la reazione di giubilo da parte degli sciiti di Kano promani dalla consapevolezza del continuum politico in Iran. E nondimeno, lo stesso senso di continuità è emulato, qui, ai vertici del Movimento Islamico. Dove la fascinazione per la teocrazia iraniana nasce oltre quarant’anni fa. Proprio con l’inizio della repubblica di Teheran.

Ibrahim Zakzaky, khomeinista di Nigeria

Rintracciando un punto d’origine della traiettoria, ecco dunque l’uomo: Ibrahim Zakzaky. Un nome – un uomo ancor oggi capo del Movimento Islamico – che in Nigeria tesse la trama nel 1979. E che, nella città centro-settentrionale di Zaria, assorbe, poco più che ventenne, i primi echi khomeinisti. Al punto da rimanerne profondamente colpito. E di convincersi dell’esportabilità del modello di stato islamico iraniano.

Ebbene, lo sceicco Zakzaky – oggi settantaduenne – matura nel tempo un rapporto diretto con Teheran. Un legame culminato nella conversione dal sunnismo allo sciismo e nella trasformazione del Movimento (IMN) nel principale veicolo d’influenza khomeinista del Continente.

A oggi, la comunità sciita filo-iraniana – concentrata nella fascia settentrionale del Paese – comprende il 5 per cento dei 100 milioni di musulmani nigeriani, per i quali il ruolo di Zakzaky è stato di riferimento dal ’79 in poi.

Da nucleo studentesco formatosi tra le scuole islamiche tradizionali e l’università Ahmadu Bello, nello stato di Kaduna, l’IMN divenne via via un’infrastruttura religiosa. Diffusa capillarmente sino alla ridefinizione del suo profilo nel dicembre 2015, sempre a Zaria. In questa città, l’esercito nazionale intervenne allora contro una processione del Movimento, arrestando proprio Zakzaky. Accadde così che sessanta uomini dell’IMN morirono, in un fine settimana, a causa di un raid dell’esercito. Zakzaky fu ferito da quattro colpi di arma da fuoco; furono uccisi sua moglie, uno dei figli, e il numero due del Movimento: Muhammad Turi. L’accusa, undici anni fa, fu di tentato omicidio del capo di stato maggiore Tukur Buratai, il cui convoglio fu bloccato, appunto, da una processione di fedeli sciiti. L’esercito distrusse poi una moschea e la dimora del leader, pur difesa da centinaia di militanti.

Da allora, mobilitazioni e repressione si sono susseguite. Il rapporto tra le autorità nigeriane e la setta sciita è andato via via inasprendosi, tanto che, sempre nel 2015, alte autorità religiose esortarono alla moderazione. Il sultano di Sokoto adombrò l’insorgenza di un nuovo Boko Haram. Sino al bando del 2019. Il decreto con cui Abuja sancì l’illegalità dell’organizzazione.

E tuttavia, lungi dal dissolversi, l’IMN persiste. Ed è in questa sopravvivenza che si coglie l’elemento di novità: la profondità di un soft power religioso iraniano capace di strutturarsi nel lungo periodo e di resistere alla proibizione formale.

L’antioccidentalismo nigeriano

Particolarmente interessante – nel gioco di influenze tra paesi – è l’antagonismo che vivono gli sciiti nigeriani nei confronti del “Grande Satana”. In un lungo articolo del consulente politico del Nigerian-American Leadership Council, Jacob Zenn – uno studio sui legami tra l’IMN e le attività di intelligence iraniane – si ripercorre, dal ’79 al 2013, la traiettoria.

Durante la Guerra Fredda, spiega Zenn, con la predicazione dell’Islam quale modello alternativo al socialismo e al capitalismo, Zakzaky conduce i suoi raduni nelle città del nord contro la laicità. La Costituzione nigeriana viene più volte bruciata. Ma parimenti bersagliate, nella predicazione del Movimento, sono la leadership sunnita del paese – il sultano di Sokoto – nonché le confraternite sufi che, per Zakzaky, si schierano con il governo. Ossia con Mammona. “Per proteggere i loro uffici e beni mondani”, dicono i vertici del movimento filo-iraniano.

Oltre alla Costituzione – va da sé – le piazze bruciano poi le bandiere statunitensi e israeliane. Secondo quanto riportato, più di un milione sono state le persone mobilitate negli anni per eventi religiosi; centinaia, i paramilitari. Esiste poi una stazione radio, in lingua hausa, chiamata Shuhada (“I martiri”), e ancora pagine Facebook dedicate al Movimento con le effigie di Khomeini, Khamenei e Zakzaky (che non ha mai mancato di visitare, quasi ogni anno, le città di Qom e Mashhad, dove dozzine di membri dell’IMN studiano grazie a borse di studio).

Il legame politico tra Teheran e il nord della Nigeria si rivela dunque in una dimensione più sottile e pervasiva: una porta d’accesso al radicalismo. Per quanto infatti il Movimento abbia spesso precisato di non promuovere la violenza, la predicazione contro l’Occidente (“che domina menti e risorse”) ha conquistato ampi settori della popolazione musulmana in Nigeria. Compresi alcuni sunniti. E chissà che non sia proprio nella capacità di orientare il gigante d’Africa la più efficace proiezione del potere iraniano oggi.

Notizie

Med-Or Italian Foundation in visita ad Abuja: incontri di alto livello sulla cooperazione in materia di pace e sicurezza

Med-Or è stata ricevuta presso l’ufficio del Ministro della Difesa, Generale Christopher Gwabin Musa, e del Ministro di Stato per gli Affari Esteri, Ambasciatrice Bianca Odumegwu-Ojukwu, ad Abuja, in Nigeria.

Leggi la notizia
Approfondimenti

L’India e la sconfitta della ribellione maoista

Il 30 marzo 2026, il Ministro dell’Interno della Repubblica dell’India, Shri Amit Shah ha dichiarato, presso la Camera Bassa del Parlamento indiano, la sconfitta della ribellione di stampo maoista dei naxaliti che dal 1967 costituisce una delle principali minacce alla sicurezza del Paese.

Leggi l'approfondimento