Delhi-Hanoi, nasce il nuovo asse asiatico
Difesa, tecnologia e supply chain: India e Vietnam elevano la partnership strategica e rafforzano il loro ruolo nei nuovi equilibri dell’Indo-Pacifico
La visita ufficiale del Segretario Generale del Partito Comunista vietnamita, Tô Lâm, a Delhi tra il 5 e il 7 maggio 2026 ha rappresentato uno dei più rilevanti sviluppi geopolitici dell’Indo-Pacifico degli ultimi mesi. L’incontro con il Primo Ministro indiano Narendra Modi si è concluso con l’innalzamento delle relazioni bilaterali al livello di “Enhanced Comprehensive Strategic Partnership”, segnando un salto qualitativo nella cooperazione tra due attori che condividono una crescente convergenza strategica di fronte alla trasformazione degli equilibri asiatici. La visita si è inoltre svolta con pochi giorni di anticipo rispetto a quella di Donald Trump in Cina, elemento che ha alimentato tra diversi partner regionali il timore di una fase più transattiva della postura statunitense in Asia e di un possibile ridimensionamento delle garanzie strategiche offerte da Washington ai propri alleati.
L’accordo tra India e Vietnam va letto nel quadro di una progressiva regionalizzazione della competizione strategica con la Cina. Negli ultimi anni, infatti, la crescente assertività di Cina ha prodotto un effetto di convergenza tra medie potenze asiatiche accomunate dalla percezione di vulnerabilità rispetto alle ambizioni geopolitiche di Pechino. Per l’India, il confronto si concentra soprattutto lungo il confine himalayano, teatro di tensioni militari ricorrenti dopo gli scontri del Ladakh del 2020; per il Vietnam, invece, la principale linea di frizione resta il Mar Cinese Meridionale, dove Hanoi contesta da anni le rivendicazioni marittime cinesi e l’espansione delle attività navali di Pechino nelle aree contese.
In questo contesto, il rafforzamento dell’asse Delhi-Hanoi assume una valenza che va oltre la semplice cooperazione bilaterale. L’intesa rappresenta infatti un tassello della più ampia architettura di bilanciamento informale che si sta consolidando nell’Indo-Pacifico, fondata non su alleanze rigide ma su reti flessibili di cooperazione strategica tra Stati accomunati dall’interesse a preservare un equilibrio multipolare regionale. È una logica coerente con la “Act East Policy” indiana, attraverso cui Delhi mira a proiettare influenza economica, diplomatica e militare verso il Sud-Est asiatico, consolidando al contempo il proprio ruolo di “security provider” regionale.
Gli accordi siglati durante la visita hanno riguardato soprattutto il settore della difesa e della sicurezza marittima. India e Vietnam hanno deciso di espandere le esercitazioni navali congiunte, rafforzare la cooperazione tra le rispettive guardie costiere e incrementare la condivisione di intelligence nell’Indo-Pacifico. Particolare rilievo ha assunto il negoziato relativo alla possibile fornitura ad Hanoi dei missili supersonici BrahMos, sistema d’arma sviluppato congiuntamente da India e Russia e considerato uno dei più efficaci strumenti di deterrenza oggi disponibili nella regione in ambito navale. Un’eventuale acquisizione vietnamita rafforzerebbe significativamente la capacità di Hanoi di dissuadere incursioni cinesi nelle acque contese del Mar Cinese Meridionale, aumentando al contempo il profilo strategico dell’India come esportatore di tecnologie militari avanzate.
La cooperazione militare presenta inoltre una dimensione tecnico-industriale di lungo periodo. Delhi si è impegnata a sostenere la manutenzione delle piattaforme navali e aeree vietnamite di origine russa, un aspetto particolarmente rilevante in una fase in cui le sanzioni occidentali contro Mosca stanno complicando le catene di approvvigionamento militare tradizionalmente utilizzate da numerosi Paesi asiatici. L’India si propone così come hub alternativo per supporto logistico, manutenzione e interoperabilità dei sistemi d’arma ex sovietici, rafforzando la propria influenza strategica nel Sud-Est asiatico.
Sul piano economico, la visita ha evidenziato il crescente interesse comune nella costruzione di supply chain alternative alla Cina. India e Vietnam hanno avviato accordi nei settori delle terre rare, dei semiconduttori, dell’elettronica avanzata e dell’energia, con l’obiettivo di attrarre investimenti internazionali nel quadro della strategia di “de-risking” promossa da Stati Uniti, Giappone e Unione Europea. In particolare, il Vietnam si conferma uno dei principali beneficiari della rilocalizzazione manifatturiera asiatica, mentre l’India punta a rafforzare la propria base industriale tecnologica attraverso programmi “Make in India” e gli incentivi alla produzione nazionale di semiconduttori.
La dimensione economica dell’intesa riflette dunque una trasformazione più ampia dell’ordine economico regionale: la crescente frammentazione delle catene del valore globali sta favorendo la nascita di poli industriali alternativi alla centralità cinese. In questo scenario, la complementarità tra il dinamismo manifatturiero vietnamita e la scala economica indiana potrebbe generare un asse produttivo strategicamente rilevante per le economie occidentali interessate a ridurre la dipendenza da Pechino nei settori tecnologici critici.
La dichiarazione congiunta finale ha inoltre riaffermato il sostegno alla libertà di navigazione e alla Convenzione ONU sul Diritto del Mare (UNCLOS), inviando un implicito ma inequivocabile segnale politico nei confronti delle rivendicazioni marittime cinesi. Pur evitando riferimenti diretti a Pechino, il linguaggio diplomatico adottato da Delhi e Hanoi conferma la crescente convergenza strategica tra due Paesi che percepiscono la stabilità dell’Indo-Pacifico come strettamente legata al contenimento di dinamiche egemoniche regionali.
Nel complesso, il rafforzamento dell’asse India-Vietnam evidenzia come l’Asia stia entrando in una fase di competizione strategica sempre più policentrica, nella quale le potenze medie regionali cercano di costruire margini di autonomia attraverso partnership multilivello e cooperazioni settoriali. Più che un’alleanza formale, l’intesa tra Delhi e Hanoi rappresenta l’emergere di una nuova geometria geopolitica asiatica: un equilibrio fluido, pragmatico e reticolare, destinato a incidere in misura crescente sulla futura architettura di sicurezza dell’Indo-Pacifico.