L’India e la sconfitta della ribellione maoista
Il 30 marzo 2026, il Ministro dell’Interno della Repubblica dell’India, Shri Amit Shah ha dichiarato, presso la Camera Bassa del Parlamento indiano, la sconfitta della ribellione di stampo maoista dei naxaliti che dal 1967 costituisce una delle principali minacce alla sicurezza del Paese.
Il 30 marzo 2026, nel corso di un’audizione presso la Camera Bassa del Parlamento indiano (Lok Sabha), il Ministro dell’Interno della Repubblica dell’India, Shri Amit Shah, ha dichiarato sconfitta la più che cinquantennale ribellione di stampo maoista dei naxaliti.[1] Tale dichiarazione, che segue l’obiettivo di neutralizzare definitivamente (proprio entro la fine del mese di marzo 2026 la minaccia posta dagli ultimi gruppi ribelli di ispirazione maoista, segna una svolta decisiva nel lungo conflitto che dal 1967 vede contrapporsi le autorità centrali indiane e i ribelli naxaliti soprattutto nelle aree centrali e orientali del Paese, tra cui gli Stati di Chhattisgarh, Jharkhand, Odisha e Maharashtra che complessivamente formano il cosiddetto “Corridoio Rosso”.
Nata come rivolta popolare anti-latifondista, nel villaggio di Naxalbari (da cui il movimento ha preso poi il nome), nello Stato del Bengala Occidentale, da parte di gruppi fuoriusciti dal Partito Comunista Indiano Marxista, la ribellione naxalita ha ricompreso nel tempo le attività insurrezionali condotte da una pluralità di gruppi politico-militari di ispirazione maoista che, pur accomunati dalla medesima matrice ideologica, hanno presentato significative differenze organizzative e operative.
Dal 1967, l’attività dei gruppi ribelli ha conosciuto fasi alterne. In questo senso, sono da notare soprattutto i periodi di forte espansione dei primi anni 70 e del primo decennio degli anni 2000.
Proprio nel 2004, con la nascita del Partito Comunista Indiano Maoista[2], la ribellione raggiunse uno dei suoi momenti di massima espansione controllando quasi un terzo del paese e potendo contare su una forza stimata tra i 15.000 e i 20.000 combattenti. Questo fu reso possibile sia dal sostegno locale, alimentato dalle difficili condizioni economiche e sociali delle aree maggiormente esposte alla diffusione del maoismo, sia dalla conformazione del territorio, caratterizzato da aree impervie particolarmente favorevoli alle operazioni di guerriglia.
Negli anni successivi, e in particolare a partire dal primo governo Modi (2014), l’attività dei naxaliti ha registrato una drastica contrazione. Secondo i dati del Ministero dell’Interno indiano, l’area sotto influenza maoista si sarebbe ridotta da 18.000 chilometri quadrati nel 2014 a poco più di 4.000 nel 2025, concentrandosi prevalentemente nella regione di Bastar, nello Stato del Chhattisgarh. Nello stesso arco temporale, oltre 8.000 guerriglieri si sarebbero arresi, mentre le vittime (tra civili e forze di sicurezza) sarebbero diminuite del 90% rispetto al 2010. Anche il numero degli attacchi annuali avrebbe subito un forte ridimensionamento, passando da oltre 1.900 a circa 200 nel 2025.[3]
Si tratta di numeri che evidenziano il declino del movimento a causa dell’intensificazione dell’azione contro insurrezionale del governo centrale. Nel 2025, tali operazioni, tra cui l’operazione Kagaar del maggio 2025, hanno ridotto sensibilmente le attività rivoltose sempre più confinate alla regione di Bastar. Secondo le statistiche presentate dal Parlamento indiano, queste operazioni avrebbero portato alla neutralizzazione di 364 insorti, all’arresto di 1.022 e alla resa di altri 2.337. Alla luce di questi risultati, il governo centrale ha indicato proprio marzo 2026 come termine per la definitiva neutralizzazione della ribellione.[4]
Alla luce di quanto descritto, la (dichiarata) sconfitta della ribellione naxalita rappresenta un passaggio di grande rilievo nel processo di chiusura definitiva della questione maoista in India. La neutralizzazione dei naxaliti appare per Nuova Delhi cruciale sia per la risoluzione di una delle principali minacce alla sicurezza nazionale – in un contesto interno che presenta anche ulteriori fattori di instabilità, tra cui quelli relativi alle aree nordoccidentali e nordorientali del Paese –, sia per il consolidamento del controllo statale su aree ad alto valore strategico. I territori interessati, infatti, sono di particolare interesse per Nuova Dehli soprattutto per via della significativa presenza di risorse minerarie nel sottosuolo. Si stima, infatti, che in queste aree siano concentrate il 36% delle riserve nazionali di stagno, il 20% di quelle di ferro (localizzate soprattutto nella citata regione di Bastar), il 18% di carbone, l’11% di dolomite e il 4% di diamanti e marmo.[5] Inoltre, il posizionamento geografico di tali territori li rende funzionali alla più ampia visione strategica indiana di rafforzamento della connettività con il Sud-est asiatico.[6]
[1] https://www.pib.gov.in/PressRe...
[2] Il PCIMa fu il risultato della fusione del Centro Comunista Maoista e di una frangia del PCIML (il cosiddetto People’s War Group).
[3] https://www.pib.gov.in/PressRe...
[4] https://www.bbc.com/news/artic...