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La congiuntura virtuosa di Algeri, tra crisi energetica globale e proiezione strategica in Sahel

di Alessandro Giuli

Il crescente ruolo da protagonista dell’Algeria, tra energia e sicurezza, e le relazioni con la Mauritania. Il punto di vista di Alessandro Giuli.

Oguz Dikbakan / Shutterstock.com

La diplomazia energetica nordafricana si arricchisce di nuovi spunti che confermano il sopraggiunto protagonismo dell’Algeria, la cui funzione catalizzatrice viene accresciuta di giorno in giorno dalla crisi bellica nell’est europeo. Detentore di considerevoli riserve di idrocarburi – è il terzo Paese in Africa quanto a riserve petrolifere dopo Libia e Nigeria – nonché interlocutore privilegiato italiano nel progetto di diversificazione nell’approvvigionamento di gas rispetto alla Russia di Vladimir Putin, lo Stato maghrebino sta consolidando una posizione di tutto rispetto anche nel Sahel occidentale. In particolar modo nella confinante Mauritania, con la quale è stato appena siglato dal ministro competente Mohamed Arkab un memorandum d’intesa in materia di energia e sfruttamento minerario assieme all’omologo di Nouakchott, Abdessalam Ould Mohamed Saleh. In realtà Algeri punta a promuovere e rafforzare una cooperazione bilaterale a tutto campo: si va dalla collaborazione tecno-scientifica, legislativa, amministrativa e commerciale agli investimenti infrastrutturali per le esplorazioni dei giacimenti minerali e la raffinazione e conversione di idrocarburi, con un riguardo speciale per la produzione e lo stoccaggio del GPL richiesto con insistenza dalle aziende energivore occidentali.

L’accordo prevede anche un partenariato attivo nell’industria dei fertilizzanti a base di fosforo e azoto, il cui mercato – dettaglio importante per questioni geostrategiche di primaria importanza – vede il Marocco antagonista dell’Algeria giocare un ruolo quasi monopolista in un settore per il quale la Banca mondiale prevede un aumento dei prezzi del 70 per cento nel 2022. La Società d’idrocarburi di Nouakchott (SMH) agirà d’intesa con l’azienda pubblica algerina Sonatrach, per contribuire a soddisfare un fabbisogno globale cresciuto esponenzialmente e rispetto al quale l’Europa risulta ancora dipendente in massima parte da Mosca. Ma il memorandum contempla anche le ricerche geologiche, la commercializzazione e il trasporto relativi al notevole patrimonio energetico-minerario della Mauritania, e prevede progetti industriali comuni per lo scambio di corrente elettrica.

Solo pochi giorni fa, i media francesi sempre sensibili agli interessi nazionali dell’Esagono rilevavano con una certa malizia come Algeri – con cui i rapporti diplomatici dell’Eliseo sono, per così dire, molto complicati al momento – stia attraversando una congiuntura virtuosa quanto inattesa – con oltre 58 miliardi di dollari in più sulla bilancia commerciale previsti per l’anno in corso – provocata dagli effetti dell’invasione dell’Ucraina, divenendo una corteggiatissima e “ambigua beneficiaria” di una guerra lontana, che tuttavia può rischiare di comprometterne alla lunga la capacità di diversificazione economica. Ma il nuovo memorandum con la Mauritania sembra dirigere anche in altra direzione e, peraltro, affonda le proprie radici in una special relationship su cui si è innestata da anni una fruttifera rendita di posizione. Basti pensare alla zona di libero scambio istituita nel 2021 finalizzata a un aumento delle esportazioni da parte di Algeri fino a 50 milioni di dollari (nel periodo pre-Covid-19 la crescita degli scambi commerciali era già raddoppiata rispetto al 2019). Al che si deve aggiungere, per il 2022, l’istituzione di una nuova linea di navigazione commerciale regolare tra Algeria e Mauritania dedicata specificatamente al trasporto di merci non petrolifere e il progetto di un collegamento aereo tra i due Stati, accompagnato dal rafforzamento delle linee terrestri previsto con la realizzazione di una strada che collegherà Tindouf a Zouerate per facilitare la circolazione dei camion algerini. Tutto ciò, mentre sta prendendo forma un accordo transfrontaliero dal valore di 34 milioni di dollari, con importanti ricadute nella lotta contro il terrorismo e il crimine organizzato, per moltiplicare un transito commerciale che soltanto nei primi quattro mesi del 2022 ha visto oltre 10.000 tonnellate di prodotti algerini entrare in Mauritania. La congiuntura è favorevole, per l’appunto, volendo utilizzare l’eufemismo francese, ma deriva anche da una precisa volontà politica d’irrobustire e allargare la propria sfera d’influenza continentale e nel Mediterraneo.

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