La Corea del Sud torna in Europa: tra autonomia strategica, tecnologia e nuove geometrie del G7
La visita del Presidente Lee Jae-myung conferma la crescente centralità della Corea del Sud nelle strategie occidentali per la resilienza industriale, l'innovazione tecnologica e la sicurezza dell'Indo-Pacifico.
La visita europea del Presidente sudcoreano Lee Jae-myung, culminata nel vertice UE-Corea del 10 giugno a Bruxelles e proseguita con una serie di incontri bilaterali, inclusa la tappa italiana e la partecipazione al G7 di Évian, rappresenta molto più di un tradizionale esercizio diplomatico. Si tratta, piuttosto, del segnale di una crescente convergenza strategica tra Europa e Corea del Sud in un contesto internazionale segnato dalla competizione tra grandi potenze, dalla frammentazione delle catene del valore e dall'emergere della tecnologia come nuovo terreno della geopolitica.
Il vertice di Bruxelles ha confermato una tendenza ormai consolidata: Seoul non è più soltanto un alleato regionale degli Stati Uniti nell'Asia orientale, ma un attore globale che ambisce a giocare un ruolo sempre più rilevante nelle questioni economiche e di sicurezza internazionali. L'accordo sul commercio digitale firmato tra Unione europea e Corea del Sud testimonia questa evoluzione. In un'epoca in cui il controllo dei dati, delle infrastrutture digitali e degli standard tecnologici è divenuto una dimensione essenziale della competizione internazionale, Bruxelles e Seoul puntano a costruire un quadro normativo condiviso che rafforzi la resilienza economica e riduca le vulnerabilità strategiche.
L'interesse europeo verso Seoul va ben oltre la dimensione commerciale. Le imprese sudcoreane occupano oggi una posizione centrale nelle filiere globali dei semiconduttori, delle batterie elettriche, della cantieristica e dell'industria della difesa. Per l'Unione europea, impegnata nella ricerca di una maggiore autonomia strategica senza rinunciare all'apertura dei mercati, la Corea del Sud rappresenta un partner ideale: una democrazia avanzata, tecnologicamente competitiva e pienamente inserita nel sistema delle alleanze occidentali.
Al tempo stesso, Seoul guarda all'Europa come a un interlocutore sempre più importante per diversificare le proprie relazioni economiche in una fase caratterizzata dall'incertezza della politica commerciale statunitense e dal progressivo deterioramento dei rapporti con la Cina.
Dietro il rafforzamento del dialogo tra Bruxelles e Seoul si intravede inoltre una preoccupazione condivisa: l'incertezza legata all'evoluzione della politica estera statunitense. Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha riaperto il dibattito sulla possibilità di un approccio più selettivo alle alleanze tradizionali. Sebbene né l'Unione Europea né la Corea del Sud mettano in discussione la centralità del legame transatlantico e dell'alleanza con Washington, entrambe stanno accelerando le iniziative volte a rafforzare la propria resilienza economica e tecnologica. In questa prospettiva, la crescente cooperazione euro-coreana può essere letta anche come una forma di hedging strategico: non un'alternativa agli Stati Uniti, ma una risposta preventiva a un contesto internazionale percepito come più incerto e meno prevedibile.
In questo quadro si inserisce anche la visita in Italia. A Roma, Lee ha incontrato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, in una fase di evidente consolidamento del partenariato bilaterale. I colloqui hanno confermato la volontà di rafforzare la cooperazione nei settori dei semiconduttori, dell'intelligenza artificiale, dell'aerospazio, della difesa e delle catene di approvvigionamento strategiche, oltre a tradursi nell'adozione di un Piano d'Azione 2026-2030 volto a intensificare la collaborazione politica, economica e tecnologica tra i due Paesi. Per il governo italiano, Seoul rappresenta un partner chiave per rafforzare la proiezione dell'Italia verso l'Asia orientale e per sostenere gli obiettivi europei di autonomia strategica e resilienza industriale.
Se gli incontri europei hanno confermato il consolidamento delle relazioni bilaterali, la partecipazione di Lee al G7 di Évian colloca invece Seoul in una dimensione pienamente globale. Pur non essendo membro del gruppo, la Corea del Sud è ormai considerata uno degli interlocutori indispensabili per affrontare le principali sfide internazionali: dalla sicurezza economica alle tecnologie emergenti, dalla resilienza delle catene di approvvigionamento alla gestione delle crisi regionali. Non è un caso che Seoul sia tra i pochi Paesi invitati con continuità ai vertici del G7 dal 2021, un segnale della crescente rilevanza attribuita alla Repubblica di Corea dalle principali democrazie industriali e della volontà di integrarla stabilmente nelle discussioni su sicurezza economica, intelligenza artificiale, tecnologie critiche e governance delle supply chain.
Il vertice di Évian ha inoltre evidenziato la crescente proiezione internazionale della nuova amministrazione guidata da Lee Jae-myung. Nel corso dei lavori, il presidente sudcoreano ha sostenuto la necessità di una cooperazione più stretta tra le economie avanzate sullo sviluppo dell'intelligenza artificiale, proponendo forme di coordinamento internazionale volte a coniugare innovazione, competitività e sicurezza tecnologica. Parallelamente, gli incontri bilaterali a margine del summit hanno confermato il ruolo crescente di Seoul nei principali dossier strategici. Particolarmente significativa è stata la discussione con il presidente statunitense Donald Trump sul futuro della penisola coreana, durante la quale Lee ha sollecitato un rinnovato impegno diplomatico verso la Corea del Nord, ribadendo come la stabilità dell'Asia nordorientale continui a rappresentare una componente essenziale della sicurezza globale.
La presenza di Seoul al tavolo dei partner invitati riflette così la progressiva evoluzione del G7 verso un formato più aperto e flessibile, nel quale un nucleo ristretto di economie avanzate si coordina sempre più spesso con una rete di partner strategici che condividono principi democratici, capacità tecnologiche e interessi convergenti. Pur non essendo emerse indicazioni concrete circa un eventuale allargamento del gruppo, la continuità degli inviti alla Corea del Sud e il suo crescente peso nei settori dei semiconduttori, dell'intelligenza artificiale e della sicurezza dell'Indo-Pacifico alimentano il dibattito sul ruolo che Seoul potrebbe assumere in una futura architettura della governance economica globale. In questo contesto, la Repubblica di Corea si conferma come una media potenza globale capace di coniugare peso industriale, innovazione tecnologica e rilevanza geopolitica, consolidando il proprio ruolo di ponte tra l'Indo-Pacifico e l'area euro-atlantica.