L’Europa scopre il dominio subacqueo. All’Italia l’hub dei cavi sottomarini nel Mediterraneo
La decisione della Commissione europea di affidare all’Italia il coordinamento del nuovo Regional Cable Hub del Mediterraneo rappresenta molto più dell’assegnazione di un progetto finanziato da Bruxelles. Segna uno dei primi passi verso una politica europea del dominio subacqueo, nella quale la protezione delle infrastrutture critiche diventa una funzione permanente della sicurezza dell’Unione.
Con la creazione dei primi due Regional Cable Hub – uno nel Mar Baltico, coordinato dalla Finlandia, e uno nel Mediterraneo, affidato all’Italia insieme a Grecia, Cipro e Malta – Bruxelles inaugura una nuova architettura di sorveglianza e coordinamento delle infrastrutture sottomarine. L’iniziativa, sostenuta da uno stanziamento iniziale di 5,8 milioni di euro e accompagnata da un bando da 40 milioni destinato a rafforzare le capacità europee di riparazione dei cavi, costituisce la prima applicazione concreta dell’Action Plan on Cable Security presentato nel 2025. Le risorse stanziate sono ancora contenute, ma la direzione strategica appare chiara: costruire capacità operative comuni per monitorare, proteggere e ripristinare infrastrutture dalle quali dipendono la connettività digitale, la sicurezza energetica e il funzionamento delle economie europee.
La trasformazione è significativa perché modifica il modo in cui l’Unione guarda ai cavi sottomarini. Per lungo tempo queste reti sono state considerate infrastrutture prevalentemente commerciali, affidate agli operatori delle telecomunicazioni e sostanzialmente escluse dalle politiche di sicurezza. L’accelerazione della digitalizzazione, l’espansione delle interconnessioni energetiche e gli incidenti che negli ultimi anni hanno interessato le infrastrutture sommerse nel Baltico hanno progressivamente cambiato questa impostazione. Oggi Bruxelles inserisce i cavi nel perimetro della sicurezza economica, della resilienza delle infrastrutture critiche e della sovranità tecnologica europea.
Questa evoluzione riflette una dinamica più ampia della competizione internazionale. Il fondale marino ospita ormai una concentrazione crescente di infrastrutture essenziali: dorsali digitali, interconnessioni elettriche, gasdotti, impianti offshore e sistemi di sensoristica. La loro vulnerabilità coinvolge direttamente governi, imprese e cittadini, perché un’interruzione può compromettere servizi essenziali, flussi finanziari, approvvigionamenti energetici e comunicazioni strategiche. La sicurezza delle infrastrutture sommerse coincide quindi sempre più con la capacità degli Stati di garantire continuità operativa alle proprie società.
Gli episodi registrati nel Baltico hanno reso evidente come queste reti possano essere bersaglio di attività coercitive riconducibili alla cosiddetta grey zone, nella quale sabotaggi, danneggiamenti e interferenze producono effetti strategici pur rimanendo al di sotto della soglia del conflitto armato. La difficoltà di attribuire rapidamente le responsabilità e di coordinare una risposta rende le infrastrutture sottomarine uno degli esempi più significativi della natura ibrida della competizione contemporanea. Nel Baltico l’attenzione europea si è concentrata soprattutto sulle attività attribuite all’orbita russa; nell’Indo-Pacifico, invece, la protezione dei cavi è entrata nelle strategie di resilienza di partner come Taiwan e Giappone in relazione alla crescente assertività cinese. Pur in contesti differenti, emerge una costante: le infrastrutture critiche sono diventate uno degli strumenti attraverso cui si esercita la competizione tra grandi potenze.
La risposta dell'Unione consiste nella costruzione di capacità comuni. Negli ultimi anni Bruxelles ha investito in modo crescente nello sviluppo della connettività e delle infrastrutture digitali. Con i Regional Cable Hub si apre un secondo capitolo, dedicato alla protezione strutturata di quelle stesse reti. La logica non sostituisce la precedente, ma la completa: allo sviluppo delle infrastrutture, che continua a essere tra le priorità dell’UE, si affiancano strumenti permanenti di sorveglianza, coordinamento operativo e capacità di ripristino.
I Regional Cable Hub non sono nuove agenzie europee, bensì piattaforme permanenti attraverso le quali gli Stati membri potranno condividere informazioni quasi in tempo reale, sviluppare una visione comune delle minacce, individuare anomalie e coordinare la reazione agli incidenti che coinvolgono infrastrutture transfrontaliere. I moduli di riparazione previsti dal nuovo bando completano questa architettura, riducendo i tempi necessari per il ripristino delle connessioni. In questo senso, resilienza e deterrenza diventano elementi complementari: la capacità di individuare rapidamente un’anomalia, attribuirne le responsabilità e ripristinare il servizio aumenta il costo di eventuali attività ostili e rafforza la credibilità della risposta europea.
La vicepresidente esecutiva della Commissione europea per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, Henna Virkkunen, ha sintetizzato questa impostazione affermando che l’Europa sta rafforzando la propria capacità di “rilevare le minacce, agire più rapidamente e rispondere insieme”, investendo così “nella propria sicurezza, resilienza e sovranità”. La dichiarazione fotografa un’evoluzione istituzionale che va oltre il settore dei cavi: l’Unione affianca progressivamente agli strumenti regolatori e finanziari capacità operative comuni nei domini ritenuti strategici.
È all’interno di questa trasformazione che si inserisce il ruolo dell’Italia. Il coordinamento dell’hub mediterraneo riflette certamente la posizione geografica della penisola, uno dei principali punti di approdo delle reti che collegano l’Europa con il Mediterraneo orientale, il Nord Africa, il Medio Oriente e l’Asia. La geografia, tuttavia, spiega solo una parte della scelta. Negli ultimi anni l’Italia ha consolidato un ecosistema nel quale convergono infrastrutture digitali, industria dei cavi e delle tecnologie subacquee, capacità navali e competenze istituzionali dedicate al dominio marittimo. Il Polo nazionale della subacquea, creato nel dicembre 2023, rappresenta uno dei principali esempi di questo percorso, insieme a una filiera industriale che opera nelle telecomunicazioni, nell’energia offshore e nelle tecnologie per i fondali marini.
Questa attenzione precede anche l'iniziativa europea. Già nel 2022 la Marina Militare aveva avviato un quadro di cooperazione con operatori nazionali delle telecomunicazioni per rafforzare il monitoraggio e la protezione delle infrastrutture sottomarine, anticipando una linea di integrazione tra sicurezza marittima e resilienza delle reti che oggi trova una dimensione europea. In questa prospettiva, l’Italia si configura come uno Stato pivot della strategia europea nel Mediterraneo, capace di mettere a sistema posizione geografica, capacità industriali e competenze operative.
Il governo interpreta il coordinamento del Regional Cable Hub come il riconoscimento di questo posizionamento. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha definito la decisione europea «una notizia che richiama il ruolo strategico del nostro Paese», descrivendo i cavi sottomarini come “il sistema nervoso delle comunicazioni e dello scambio dei dati” e ricordando che l’Italia si trova “al centro di una rete fisica che collega l’Europa e l’Occidente all’Africa e all’Asia”. Al di là della lettura politica, la scelta della Commissione riflette una dinamica strutturale: il Mediterraneo torna a essere una cerniera tra Europa, Africa e Medio Oriente, nella quale convergono sicurezza energetica, connettività digitale e competizione strategica.
La protezione dei cavi rappresenta inoltre solo una parte dell’evoluzione in corso. Lo sviluppo delle tecnologie di fiber sensing consente di utilizzare le stesse fibre ottiche come sensori distribuiti, capaci di rilevare vibrazioni, anomalie ambientali o possibili interferenze lungo il tracciato. La rete non svolge più soltanto una funzione di connettività, ma contribuisce anche alla conoscenza del dominio subacqueo, rafforzando le capacità di monitoraggio e di allerta precoce.
È proprio questa convergenza a rendere il dominio subacqueo uno dei nuovi fronti della sicurezza europea. L’espansione delle interconnessioni elettriche con il Nord Africa, lo sviluppo delle infrastrutture offshore e la crescente dipendenza delle economie europee dalle reti digitali renderanno i fondali marini sempre più centrali nelle strategie di sicurezza dell’Unione. I cavi costituiscono oggi il primo banco di prova, ma difficilmente resteranno l’unico. Interconnessioni energetiche, sensoristica, impianti offshore e altre infrastrutture sommerse sono destinate a entrare progressivamente nello stesso perimetro strategico.
La nascita dei Regional Cable Hub rappresenta quindi meno un punto di arrivo che l'avvio di una trasformazione destinata ad ampliarsi. Oggi l'attenzione si concentra sui cavi sottomarini; domani lo stesso approccio potrebbe estendersi all'intero ecosistema delle infrastrutture sommerse, dalle interconnessioni elettriche alle piattaforme offshore, fino ai sistemi di osservazione e sensing. In questa prospettiva il Mediterraneo non è soltanto un corridoio di connettività, ma uno dei principali spazi nei quali l'Europa sperimenta una nuova concezione della sicurezza, fondata sull'integrazione tra sviluppo infrastrutturale, resilienza operativa e conoscenza del dominio subacqueo.