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La corsa al Sahel tra Algeria e Marocco

Come Marocco e Algeria competono per aumentare la propria influenza nel Sahel. L’analisi di Francesco Meriano

Il Maghreb è un Giano bifronte. Fascia di confine tra Europa e Sahel, i paesi dell’occidente arabo accolgono l’interesse del Vecchio continente ma volgono lo sguardo al vicinato meridionale, dove la competizione tra Marocco e Algeria si fa sempre più serrata. Registrando, negli ultimi mesi, una netta accelerazione.

Il Marocco ha lanciato a dicembre la salva di apertura, annunciando l’inaugurazione di un’”Iniziativa Atlantica”: quest’ultima è volta a creare un corridoio commerciale tra i paesi del Sahel e Dakhla, primo porto del Sahara occidentale sotto controllo marocchino. Il progetto offrirebbe uno sbocco sull’oceano ai mercati di Mali, Burkina Faso, Niger e Ciad, che hanno confermato la propria adesione.

Un disegno dalle significative potenzialità economiche, che punta a fare del Sahara occidentale uno snodo nevralgico dei commerci tra Nordafrica, Sahel e paesi ECOWAS. Con oltre 800 milioni di dollari in investimenti diretti esteri, equivalenti a circa il 43% degli IDE del regno, il Marocco si è già confermato nel 2021 come secondo investitore africano nel continente (dopo il Sudafrica) e primo investitore nell’Africa occidentale francofona.

Non trascurabile anche il vantaggio tratto dal regno circa l’annosa disputa sul Sahara occidentale, conteso dal Marocco alle milizie indipendentiste della Repubblica sahrawi. E’ dunque significativa l’acquiescenza del Mali, paese che riconosce – almeno in teoria – la legittimità dello Stato sahrawi e del suo braccio armato, il Fronte Polisario.

Si tratta, infine, di una mossa politicamente tempestiva, data la necessità dell’asse Bamako-Ouagadougou-Niamey (da settembre riuniti nell’Alleanza dei paesi del Sahel) di trovare alternative politico-economiche al deterioramento dei rapporti con l’ECOWAS. La secessione dei tre paesi dal blocco regionale, annunciata a fine gennaio dalle rispettive giunte militari, prospetta effetti poco incoraggianti per l’integrazione economica del Sahel – già ostacolata da dissesto politico, insurrezioni armate e dai pronunciati effetti del cambiamento climatico – e offre al regno alawita l’opportunità di candidarsi a riferimento alternativo della regione.

Il successo dell’Iniziativa contribuirebbe, in quest’ottica, anche ad accreditare il Marocco quale mediatore utile tra i due schieramenti. Rabat potrebbe quindi sfruttare i rapporti con l’Alleanza per indurre l’ECOWAS a rivalutare la domanda di adesione del regno, che la Comunità ha quietamente congelato nel 2017. Un effettivo ingresso alla zona di libero scambio ECOWAS permetterebbe al regno, già forte di analoghi accordi con l’Unione Europea, di esportare e importare merci duty-free dall’Africa occidentale alla sponda nord del Mediterraneo.

Sviluppi che l’Algeria non può permettersi di trascurare. Non solo perché la carota dello sviluppo economico dondolata dal Marocco rischia di minare il sostegno del consesso saheliano alla Repubblica sahrawi, che Algeri sostiene in chiave anti-marocchina. L’attivismo di Rabat minaccia infatti di erodere l’influenza regionale di Algeri, tradizionale patron di riferimento dei paesi del Sahel e loro storico partner commerciale.

Sotto questa luce, l’ouverture del Marocco approfitta delle recenti battute d’arresto subìte dalla diplomazia algerina nella regione. In settembre, la giunta nigerina di Abdurrahman Tchiani – che in luglio ha rovesciato il presidente eletto Mohamed Bazoum – ha pubblicamente sconfessato la proposta algerina di mediazione tra Niamey e l’ECOWAS. La riapertura dei confini settentrionali voluta da Tchiani, inoltre, espone l’Algeria meridionale a rinnovate pressioni migratorie e rende lettera morta gli accordi di cooperazione frontaliera stipulati tra Algeri e la presidenza Bazoum. Il governo di Bamako, frattanto, ha ripreso le armi contro i tuareg dell’Azawad e annunciato l’immediata rescissione degli Accordi di Algeri del 2015, attraverso i quali l’Algeria si era fatta garante del processo di pace in Mali.

In questo quadro, l’Iniziativa incentiverebbe l’utilizzo dei tracciati occidentali tra Sahel e Marocco a scapito dell’autostrada transahariana (che connette Algeria e Niger e da Niamey si irradia verso Mali e Ciad), minacciata dalla recrudescenza delle insurrezioni armate e del terrorismo jihadista nel Sahel. Prospettiva che ha spinto Algeri a ventilare, in risposta, la sospensione di prestiti e finanziamenti ai paesi che aderiscano al progetto.

Una sfida geoeconomica che ha per fulcro la Mauritania. Frontiera occidentale del Sahel, il paese separa di fatto il Mali dal Sahara a controllo marocchino, il che ne fa una tappa obbligata per i commerci tra l’entroterra saheliano e la costa atlantica. Attraverso la propaggine del Sahara occidentale, inoltre, il Marocco può aggirare l’ingombrante vicinanza di Algeri e toccare il confine mauritano presso il valico di Guerguerat, a sua volta viatico alle economie rivierasche di Senegal e Costa d’Avorio. Mentre Algeri ha, al tempo stesso, tutto l’interesse a scongiurare un eventuale ingresso del paese nell’Iniziativa e a tracciare una propria rotta all’Atlantico attraverso il territorio mauritano. Situazione delicata per Nouakchott, che pratica un cauto gioco di equilibrio tra Algeria e Marocco e ha, sinora, lasciato inevaso l’invito del regno alawita in seno all’Iniziativa.

Il corteggiamento, di conseguenza, si è fatto incalzante. I primi mesi del 2024 hanno visto il parallelo moltiplicarsi degli incontri istituzionali e dei partenariati offerti da Algeria e Marocco al paese dei mori. A marzo il presidente algerino Tebboune e l’omologo mauritano Ghazouani hanno celebrato a Tindouf, nell’Algeria occidentale, il consolidamento di nuovi progetti per la cooperazione frontaliera: rientrano tra questi la realizzazione di un raccordo autostradale da 840 chilometri tra Tindouf e il capoluogo mauritano di Zuerat e la costituzione di una zona di libero scambio. In febbraio, inoltre, Algeri aveva annunciato l’apertura di due nuove filiali di Banque d’Union, principale istituto algerino per gli investimenti esteri, a Zuerat e Noadhibou. Simultaneamente, il Marocco ha riavviato i lavori – sospesi per gli ultimi sei anni – per la costruzione di una strada tra la cittadina sahariana di Smara e quella mauritana di Amgala.

La contesa commerciale apre una nuova fase nel duello geopolitico tra Algeri e Rabat e profila una scelta difficile per la Mauritania. Favorire il Marocco aprirebbe al paese i cancelli dell’Iniziativa, ma lo priverebbe – con tutta probabilità – del supporto di Algeri per il proprio nascente comparto gasiero, che Nouakchott considera vitale allo sviluppo del paese: proprio ad Algeri, questo marzo, la Mauritania ha fatto il proprio ingresso nel Forum dei Paesi esportatori di gas (GECF), attualmente presieduto dalla stessa Algeria. Cedere al Marocco potrebbe anche esporre la Mauritania a rappresaglie da parte del Fronte Polisario, acquartierato presso il poroso confine con Algeri.

Di fronte al bivio – sinora – Nouakchott sceglie di non scegliere e sfrutta la neutralità per ottenere concessioni da entrambi i pretendenti. Posizione vantaggiosa e particolarmente delicata, che – per quanto confinata, al momento, ai tavoli negoziali – profila nuove incognite per gli equilibri regionali.

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