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La sfida mediterranea

Il Mediterraneo rappresenta una delle principali aree di riferimento verso cui si muove la politica estera italiana. Nel corso degli ultimi anni, questa regione stretta tra tre continenti ha assunto un’importanza crescente sul piano geopolitico, essendo teatro del confronto tra tutte le grandi potenze globali.

Da millenni il Mediterraneo rappresenta un crocevia di popoli, religioni, culture, commerci, idee. Allo stesso tempo, è stato a lungo anche luogo del confronto, e dello scontro, tra civiltà, imperi e nazioni che fin dall’antichità si sono contesi la sua egemonia. Per quanto, negli ultimi cinque secoli, prima a favore dell’Atlantico e oggi dell’Indo-pacifico, la sua importanza sia stata via via considerata ridotta, in realtà rimane un mare (e una regione) ancora centrale negli equilibri globali. Oggetto degli interessi, e delle ambizioni, di tutti i grandi player internazionali.

Per la sua forma, il Mediterraneo è uno stretto mare che connette tre continenti diversi, un “mare tra le terre” come lo definisce David Abulafia[1], e allo stesso tempo rappresenta una regione che va oltre le sue coste, comprendendo a nord l’Europa e a sud il Nord Africa, a Est l’Anatolia e il Levante fino alla Mesopotamia e oltre, attraverso i suoi stretti, a sud est il Mar Rosso, il Corno d’Africa, la penisola arabica, e il Mar Nero a nord est, in un’unica grande e vasta area geografica fatta di mari interni collegati tra loro. La sua importanza ha diverse cause: non solo perché vi si concentrano circa un quinto dei traffici marittimi mondiali, o vi si trovano alcuni dei più importanti produttori mondiali di idrocarburi, ma anche per ragioni storico-politiche, essendo la regione in cui si trovano i principali luoghi di origine e di culto delle tre grandi religioni monoteiste, ma anche perché vi si giocano alcune partite fondamentali per il futuro del pianeta e della sicurezza globale.

L’Italia è geograficamente al centro del Mediterraneo, una piattaforma naturale proiettata sulle sue acque. E rimane, anche per la sua storia, un importante punto di riferimento nella regione. Ne è stata il centro politico ed economico, in almeno due diverse epoche storiche, durante l’Impero Romano e nel medioevo fino al XVI secolo, quando la colonizzazione transoceanica mutò gli equilibri europei e mondiali favorendo l’ascesa dei grandi stati nazionali, Portogallo, Spagna, Francia, Inghilterra, Olanda. E pure, anche nei secoli successivi, nel Mediterraneo continuarono a giocarsi partite di primo piano, tanto da renderlo rilevante in ogni epoca storica. Per esempio, durante la Seconda guerra mondiale, fu uno dei fronti del conflitto più caldi e anche nel corso della Guerra fredda ha mantenuto elevata la sua importanza, soprattutto per i numerosi conflitti e le tensioni che si sono prodotti negli anni al suo interno.

Dopo la fine della Guerra fredda, con il riassetto globale successivo alla caduta del bipolarismo, e poi, con gli sconvolgimenti successivi all’11 settembre 2001, alle due guerre del Golfo e le primavere arabe del 2011, tutta la regione ha visto l’avvio di una fase di profonda trasformazione dei suoi equilibri politici, che ha prodotto una serie di turbolente crisi, dalla guerra in Siria alla Libia allo Yemen, dalla crisi economica in Libano all’ascesa del fenomeno IS, e generato un notevole aumento di instabilità, ma fatto anche emergere attori regionali con ambizioni nuove. L’Europa, rimasta a lungo a guardare i cambiamenti in corso, è stata progressivamente marginalizzata, a parte le iniziative di alcuni singoli paesi come Italia e Francia, mentre il quadro regionale mutava e si complicava. Gli Stati Uniti hanno riorganizzato la propria presenza, senza ridurla particolarmente, mantenendo salda la propria attenzione, anche favorendo iniziative come gli accordi di Abramo, che hanno impresso un ulteriore slancio al processo di cambiamento in corso.

Ma in questa fase, sono emerse alcune differenti criticità, che interessano sia i singoli paesi che la regione nel suo insieme, e contribuiscono a rendere il quadro generale più complicato e a minacciare seriamente la sicurezza europea. Infatti, per cause diverse, si sono andate consolidando alcune situazioni di crisi, spesso connesse tra di loro, che pongono questioni serie per il futuro del Mediterraneo e dell’Europa sul versante ambientale, energetico, economico, umanitario, sanitario e anche militare.

A livello ambientale e climatico sono evidenti i problemi emersi nella regione, sempre esposta a fenomeni atmosferici estremi come siccità, alluvioni e desertificazione. Gli equilibri ecologici ed ambientali del Mediterraneo sono particolarmente fragili e a rischio e, se compromessi, possono produrre effetti catastrofici. Le problematiche ambientali possono avere per esempio una ricaduta a livello sanitario, e il Covid ha solo palesato ancora di più la fragilità dei sistemi sanitari di molti paesi della regione, così come possono avere ricadute sul piano economico e sociale. Si pensi al rischio di nuove carestie, o di aggravamento di quelle già esistenti, come nel Corno d’Africa.

Alcuni paesi oggi vivono crisi economiche drammatiche, aggravate dalla guerra ma spesso originate da cause precedenti di natura diversa. Dalla Tunisia al Libano, i rischi di un effetto domino sul piano economico in tutta la sponda sud sono enormi, con la possibilità che possano avere ricadute pericolose a livello sociale e umanitario. Senza considerare la possibilità che tra carestie generate dai cambiamenti climatici e la guerra in Ucraina, possa nuovamente aggravarsi la situazione alimentare nei paesi più poveri e privi di risorse. Inoltre, dopo dieci anni di guerre e crisi belliche non risolte, milioni di profughi e rifugiati hanno abbandonato le proprie case per cercare rifugio in Europa o in altri paesi. Questi si sommano alle migliaia di migranti economici che ogni anno cercano di attraversare il mare per giungere in Europa. Qualora la crisi economica o l’instabilità politica dovessero peggiorare in alcuni paesi costieri, non è da escludere la possibilità appunto che nuove ondate migratorie possano riversarsi sulle rotte dirette in Europa.

Infine, la partita energetica e quella militare, che più di altre sono state condizionate dalla guerra in Ucraina.

La crescente militarizzazione del Mediterraneo, come l’aumento di tensioni tra alcuni singoli paesi, non dipende solo dalla guerra, ma in alcuni casi trascendono e precedono la stessa. Basti pensare alla rivalità tra Marocco e Algeria o alle tensioni tra Grecia e Turchia o all’irrisolta crisi libica. La guerra ha peggiorato il quadro e innescato una più accesa competizione tra la Russia, sempre più proattiva, e i paesi NATO. Ma possiamo dire che anche questa rivalità crescente era già emersa a partire dalla crisi siriana.

Tutte queste differenti crisi riconducono a una più grande e generale partita geopolitica che ha nel Mediterraneo il suo epicentro e vede coinvolte le grandi potenze globali. Dalla Russia alla Cina, dagli Stati Uniti all’Europa, fino all’India e ai diversi attori regionali emergenti. Questa partita ovviamente ha un peso particolare soprattutto per l’Europa e l’Italia. Un peso non trascurabile. Essa va oltre le singole crisi interne o le tensioni esistenti tra paesi che, come un fiume carsico, riemergono ciclicamente. Ha una portata globale, data dall’importanza sul piano politico e strategico che questa regione riveste sugli equilibri mondiali. Al netto della crescente importanza dell’Asia e del Pacifico, il “piccolo” mare Mediterraneo e le sue terre limitrofe rimangono sempre al centro della contesa. Come in passato, non perdono importanza. Anzi, negli ultimi anni hanno riacquisito rilevanza e sono aumentati i protagonisti che intendono rivendicare un ruolo nel “grande gioco mediterraneo”.

In un mondo sempre più disordinato, privo di punti di riferimento certi, dove i grandi si contendono spazi di influenza nelle diverse regioni del globo, se l’Indo-pacifico rimane l’area più centrale negli interessi di Cina e Stati Uniti, il Mediterraneo è cresciuto di importanza in relazione a sei fattori fondamentali: 1) la crescente importanza dell’Africa, continente dalle grandi contraddizioni e della infinite potenzialità, diventato sempre di più oggetto degli interessi delle grandi potenze, confinante e direttamente connesso al Mediterraneo (molti dei problemi dell’Africa si riversano sul Mediterraneo e i paesi costieri); 2) la guerra in Ucraina, che ha determinato una cesura netta sul piano politico internazionale tra Russia e Occidente, ma soprattutto con le sue conseguenze ha avuto ricadute gravi nell’area; 3) il ritorno prepotente della Russia come protagonista, soprattutto a livello diplomatico e militare, in alcuni paesi in particolare della regione, spesso in contrapposizione con gli interessi e la presenza europea; 4) il tema energetico, importante anche per l’alto numero di paesi produttori nell’area, diventato ancora più importante non solo a causa della guerra, ma anche per via della crescente richiesta di energia da parte dei paesi in via di sviluppo e della necessità di molti grandi stati europei di diversificare le proprie fonti di approvvigionamento, che hanno reso alcuni paesi della regione sempre più importanti, e influenti, a livello internazionale; 5) la crescente influenza economica e politica cinese, andata crescendo negli anni dall’Africa subsahariana ai Balcani fino al Golfo e consolidata da numerosi interessi economici distribuiti in molti paesi e spesso in contrasto con quelli occidentali; 6) infine l’ascesa di una serie di attori regionali, sempre più determinanti, dalla Turchia ai paesi del Golfo, che oltre a competere o cooperare tra loro (a seconda delle necessità), intendono affermarsi in un mondo sempre più multipolare con un proprio autonomo profilo anche attraverso una politica estera a geometria variabile, in cui cambiano spesso interlocutori a seconda degli obiettivi e degli interessi nazionali da perseguire.

Questi fattori hanno restituito una centralità globale al Mediterraneo, ma allo stesso tempo rappresentano cause di instabilità che spesso vanno a sommarsi, o a connettersi, con le crisi già esistenti o con le diverse criticità, aumentando rischi e minacce per la sicurezza. Anche per questi motivi, data la complessità della situazione attuale complicata anche dalla guerra in corso, la sfida della sicurezza e della stabilità del Mediterraneo allargato è una questione globale. Una grande partita geopolitica che riguarda da vicino soprattutto l’Europa.

Gli Usa, fortemente ingaggiati nel confronto con la Cina nel Pacifico, pur restando interessati agli equilibri mediterranei, e non potendo rinunciare a sostenere l’Europa nello scontro con la Russia o nel mantenere una presenza in Medio Oriente e Africa, potrebbero nel tempo avere la necessità di delegare sempre di più all’Europa la gestione di alcuni dossier nel Mediterraneo allargato, senza rinunciare comunque a una propria presenza. E l’Europa, da sola o con i suoi alleati, a partire dalla NATO, non potrà esimersi dall’affrontarli, soprattutto quando si tratta di questioni che attengono direttamente alla sfera della propria sicurezza.

Instabilità e insicurezza sono da più di dieci anni una costante in tutta la regione. Competizione tra potenze, crisi economica, climatica e sanitaria, non hanno fatto altro che generare nuove condizioni potenzialmente capaci di esacerbare la situazione. Rovesciando sull’Europa i loro effetti più gravi. Ma non sempre in Europa sembra sussistere la necessaria comprensione della complessità delle sfide presenti nel Mediterraneo, dei rischi che comportano, delle priorità dei suoi diversi protagonisti. L’approccio a questi problemi è stato spesso superficiale o marginale, nonostante alcuni paesi, come l’Italia, abbiano sollecitato una maggiore condivisione di obiettivi e responsabilità verso le grandi problematiche che affliggono la regione. A partire, per esempio, dalla vicenda migratoria. Troppo spesso, soprattutto quando si parla di sicurezza, si è fatto affidamento sulla presenza e sulla tutela americana. Che resterà anche in futuro, ma non potrà avere lo stesso peso di un tempo. Ecco perché conterà sempre di più il ruolo dell’Europa e della NATO e in particolare dei paesi europei nella NATO.

La guerra in Ucraina ha rimesso il Mediterraneo, come tutta l’area euro-atlantica, al centro della contesa globale: ha di fatto rilanciato il ruolo della NATO come garante della sua sicurezza. Ma sta determinando anche un’accelerazione nel confronto globale, proprio tra gli Stati Uniti e la Cina, sempre più intenta a promuovere una visione alternativa a quella occidentale (e liberale) del sistema internazionale.

A livello europeo, la guerra ha catalizzato moltissimo l’attenzione soprattutto sul fronte orientale, trascurando spesso quello meridionale, dove comunque non mancano minacce, simmetriche o asimmetriche, derivati dal conflitto, di cui qualcuno potrebbe profittare per colpire l’Europa. Per assurdo, mentre l’attenzione sul Mediterraneo dovrebbe aumentare, vista la crescente presenza russa in questa area, sembra invece diminuire. Con innumerevoli rischi proprio per l’Europa. Rischi oggi ampiamente sottovalutati da molte cancellerie europee, ma di certo non dall’Italia.

Per l’Italia il Mediterraneo è una priorità irrinunciabile. E il rapporto con i suoi principali attori, dal Nord Africa al Golfo, anche per quanto avvenuto negli ultimi mesi con lo scoppio della guerra in Ucraina e l’esplosione della crisi energetica, ha rilanciato ancora di più l’importanza di questa regione per il nostro paese. Ma non solo il tema energetico, per quanto importante, dovrà essere in futuro al centro del confronto sui destini del Mediterraneo. Perché come abbiamo già detto, vi sono altre criticità e sfide decisive che non possono non essere affrontate in sede europea e atlantica e in collaborazione con alcuni dei principali attori della regione.

Storicamente il Mediterraneo ha rappresentato una delle principali aree di riferimento verso cui si muove la politica estera italiana. Importanza confermata anche dal lancio recente del “Piano Mattei per l’Africa”. Negli ultimi anni, riflettendo quanto avvenuto a livello globale, gli equilibri geopolitici di questa regione sono in una fase di repentina trasformazione, prospettando grandi rischi ma anche importanti opportunità da sfruttare. Opportunità che l’Italia può cogliere, anche cercando di portare di più il Mediterraneo al centro degli interessi europei in modo che l’Europa possa essere più presente e attiva nel costruire un’agenda politica capace di rafforzare i legami con i paesi della Sponda sud e arginare i rischi di nuove crisi. Clima, migrazioni, demografia, economia, sicurezza, rappresentano dossier importanti quanto quello energetico e dovranno essere affrontati in maniera condivisa, a livello europeo, con una visione strategica di insieme. Intervenire sulle emergenze può non essere più sufficiente. Occorre probabilmente una vera iniziativa europea rivolta al Mediterraneo, che tenendo conto dei cambiamenti in corso, possa cercare di ridare protagonismo ai paesi europei, partendo proprio da quelli, come l’Italia, che del Mediterraneo hanno fatto una delle principali aree di riferimento della propria politica estera fin dai tempi della Prima Repubblica. Nonostante le crisi e le problematiche di questa fase storica, nella regione restano ancora ampi spazi di manovra che, se non riempiti adeguatamente con una vera iniziativa politica, potrebbero diventare terreno di azione per altri. Costringendo magari l’Europa a dover poi pagare un prezzo elevato, in termini politici ed economici, delle azioni ostili altrui. Con il rischio, quindi, di subire oltre al danno, anche la beffa.


[1] D. Abulafia, Il grande mare. Storia del Mediterraneo, Mondadori, Milano, 2011

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