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La sfida migratoria del Nord Africa

di Alessandro Giuli

Marocco e Algeria tra multilateralismo umanitario e sovranismo compassionevole. L’analisi di Alessandro Giuli

Hairem / Shutterstock.com

Il conflitto a media intensità tra Marocco e Algeria sul dossier sahariano continua a riproporsi su più livelli. Al riarmo parallelo e alle reciproche accuse di alimentare le rivendicazioni territoriali degli indipendentisti Saharawi e Kabyli – da ultimo oggetto di un duro scambio nel corso del seminario organizzato dal C24, il Comitato speciale dell’Onu sulla decolonizzazione, dall’11 al 13 maggio a Sainte-Lucie, nelle Antille – si è appena aggiunto un “duello culturale” a distanza sull’emergenza migratoria andato in scena fra gli stessi attori: i rappresentanti permanenti di Rabat e Algeri presso le Nazioni Unite, Omar Hilale e Nadir Larbaoui. Medesimo il terreno di confronto: la sede dell’Onu, stavolta nel corso della prima sessione dell’International Migration Review Forum (IMRF). Nella circostanza, è emersa con nitore la differenza di visione tra i due Stati, secondo un approccio che si potrebbe definire “sovranista” nel caso algerino e più “integrato” nella cornice umanitaria occidentale per quanto concerne il Marocco.

Ma vediamo più nel dettaglio. L’ambasciatore Larbaoui ha sottolineato la volontà del presidente Abdelmadjid Tebboune di onorare il Patto mondiale per le migrazioni che mira all’eradicazione delle cause strutturali del fenomeno: dal sottosviluppo agli effetti negativi del cambiamento climatico e del deterioramento ambientale che incoraggiano il traffico di migranti e la tratta di esseri umani in un contesto peraltro aggravato da forti preoccupazioni di ordine sanitario. Algeri si riconosce nella categoria di Paese d’origine, di transito e di destinazione dell’immigrazione illegale e intende perseguire un ruolo attivo nella risoluzione delle cause efficienti del problema. Nondimeno, l’Algeria non rinuncia a difendere “la sovranità degli Stati e il loro diritto di adottare la legislazione che giudicano più appropriata” quale priorità invalicabile rispetto a un’applicazione del Patto mondiale preferibilmente “progressiva” e “volontaria”. Numeri alla mano, Larbaoui ha certificato lo smantellamento di 400 reti di transito illegali nel 2020-2021, a fronte d’un piano di vaccinazione anti Covi-19 di cui hanno beneficiato 120.000 migranti “a prescindere dal loro statuto giuridico e finanziario”. Una politica di securitarismo compassionevole che unisce la prospettiva di stabilizzazione delle aree di crisi – mediante accordi bilaterali di cooperazione economica e di trasferimento tecnologico già in essere in seno al Programma Frontiere dell’Unione Africana – a uno sforzo unilaterale nel rafforzamento dei presidi di frontiera marittimi e terrestri. “La questione migratoria è destinata a restare endemica – ha evidenziato Larbaoui – e il modo migliore per contenerne gli effetti è farne una scelta e non una necessità, accelerando la messa a terra dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.

Di segno diverso, se non opposto, la chiave di lettura proposta da Rabat per il tramite dell’ambasciatore Hilale e ispirata a quello che può essere definito come un “multilateralismo concentrico”. Il Marocco propone una strategia nazionale di accoglienza conforme alle prescrizioni del Patto mondiale adottate a Marrakech nel 2018. Una complementarità sorretta, secondo le parole del sovrano Mohammed VI – dal consolidamento tra “l’impegno nazionale, quello regionale e quello globale” armonizzati al fine di “organizzare la migrazione anziché combatterla”. Annunciando che il dossier migratorio verrà contemplato per la prima volta nel censimento previsto per il 2024, Rabat offre in sostanza rassicurazioni sulla propria volontà di aderire agli standard condivisi dalle democrazie occidentali in materia d’integrazione, inclusione e rispetto dei diritti dell’uomo. Parole d’ordine: “Responsabilità e umanità”, con uno speciale riguardo a favore dei Paesi arabi e africani francofoni ma sempre sotto l’ombrello sovranazionale onusiano le cui linee guida connotano il Patto di Marrakesh: “Il nostro filo d’Arianna” per proteggere e sostenere gli oltre 281 milioni di migranti nel mondo.

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