Le crescenti tensioni tra Israele e Turchia passano dalla Siria di Al Sharaa
Le recenti operazioni militari di Israele su suolo siriano sottolineano il ruolo sempre più delicato e al tempo stesso centrale di Damasco nei precari equilibri regionali. Sullo sfondo la rivalità ostile e la contrapposizione geopolitica tra Ankara e Tel Aviv. Il punto di vista di Giorgio Cella
La Siria ha condannato l'attacco al villaggio di Beit Jinn, a sud-ovest di Damasco, che ha centrato un veicolo ferendo varie persone. Il raid israeliano costituisce il secondo attacco israeliano su suolo siriano ad agosto - che si sommano a quelli registratisi nel 2025[1] - e Damasco non ha esitato a definirlo una violazione del diritto internazionale e della propria sovranità[2]. In un post sulla piattaforma social X, l’IDF ha affermato di aver preso di mira un terrorista nelle fasi finali della preparazione di attacchi che avrebbero costituito una minaccia per i soldati di Tsahal[3]. Tale incidente, che ha infranto nuovamente l’integrità territoriale siriana, si è registrato a pochi giorni di distanza da un altro ben più rilevante raid israeliano che ha colpito una base aerea militare vicino al confine turco; un attacco che secondo la diplomazia di Damasco minaccia di inasprire le tensioni nella regione. Ed è proprio su questo attacco, e sul suo significato strategico, che vogliamo soffermarci ulteriormente.
Il raid alla base aerea di Abu al-Duhur: il messaggio per la Turchia, le reazioni diplomatiche degli Stati Uniti
Con l’attacco alla base aerea siriana di Abu al-Duhur - base che si trova a circa 70 km dal confine con la Turchia e che fu strappata dalle forze di Al Sharaa nel 2024 al regime di Bashar Al Assad - Tel Aviv vuole inviare un doppio messaggio: uno diretto a Damasco, l’altro indiretto ad Ankara. Secondo vari analisti militari, l'attacco ha voluto plausibilmente costituire un messaggio di avvertimento da parte di Israele al fine di inibire Damasco dal ricostruire la sua aeronautica militare, e allo stesso tempo interdire Ankara dall’assisterla in questo compito.
Passiamo ora alla diplomazia, specificamente quella statunitense che, in questo caso, ha rilasciato una rara condanna nei confronti delle azioni militari di Tel Aviv, definite una inutile escalation che non favorisce la stabilità regionale[4]. In un'intervista rilasciata ai media, l'ambasciatore statunitense in Turchia, Tom Barrack, ha rincarato la dose, ipotizzando financo che l'attacco abbia potuto rappresentare una provocazione di Israele volta a trascinare la Turchia in un nuovo turbinio di ostilità in vista delle prossime elezioni israeliane[5]. Oltre all’inusuale tono di disaccordo con Israele, tali dichiarazioni sottolineano altresì la volontà di Washington di mantenere rapporti floridi con Ankara, ritenuto un partner NATO affidabile e indispensabile nell’area, indipendentemente dalle relative criticità che possono emergere sul campo. Le dichiarazioni di Barrack hanno portato il ministro della Difesa israeliano Katz a controbattere, definendole piene di inesattezze, aggiungendo come le forze di sicurezza israeliane stavano agendo sulla base di chiare informazioni di intelligence sulle intenzioni della Turchia[6]. Se le dichiarazioni di Katz non fossero sufficientemente chiare, si riprendono quelle dello stesso premier Benjamin Netanyahu: "Israele e la Siria avevano concordato di mantenere lo status quo in materia di sicurezza, un accordo che la Siria stava per violare consentendo lo schieramento di truppe turche in una base aerea vicino ad Aleppo"[7]. Ankara, a sua volta, ha drasticamente rifiutato tale narrativa, affermando che la base aerea in questione non rappresentasse alcuna minaccia.
Alla luce di tali dinamiche belliche, della retorica ostile tra Ankara e Tel Aviv, della costante pressione militare israeliana e dell’occupazione de facto di aree cuscinetto a sud di Damasco oltre a quella delle alture del Golan[8], una de-escalation parrebbe oggi improbabile, quantomeno prima delle cruciali elezioni che si terranno in Israele verso la fine di ottobre.
[1] Nel 2025, Israele ha colpito due basi aeree siriane, la Tiyas Air Base (T4) a Homs e la base aerea di Palmira che, secondo quanto riferito al tempo dall’agenzia di stampa Reuters, erano state precedentemente visitate da delegazioni dei servizi di sicurezza turchi. Successivamente, nel luglio dello stesso anno, nel quadro del conflitto nell’area di Suwayda tra le comunità druse da un lato, difese dall’esercito di Israele, e i gruppi beduini affiancati dalle forze militari siriane dall’altro, Israele ha compiuto il bombardamento del Ministero della Difesa siriano nel pieno centro di Damasco.
[2] H. Moore, Syria says Israeli strike near Damascus violation of international law, https://www.bbc.com/news/artic...
[3] Ibidem
[4] Ibidem
[5] Ibidem
[6] Ibidem
[7] Ibidem
[8] Gli Stati Uniti, nel 2019, e recentemente la Colombia di de la Espriella, sono le uniche nazioni ad aver sinora riconosciuto queste aree della Siria come parte della sovranità israeliana.