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Le iniziative diplomatiche turche nella crisi ucraina

di Denise Coco

Il ruolo della Turchia nella crisi dell’Europa orientale tra diplomazia, interessi commerciali e di sicurezza

Nel pieno della crisi internazionale che vede protagonisti la Russia e l’Ucraina, Erdoğan si propone come mediatore tra le parti, riflettendo i crescenti timori di Ankara sulla possibile escalation delle tensioni. La preoccupazione della Turchia troverebbe una giustificazione innanzitutto nella posizione geografica del paese – in prima linea nel caso di aumento delle ostilità nel Mar Nero – ma sono in gioco anche le relazioni diplomatiche e gli accordi commerciali con attori sia regionali che globali. Nonostante la Turchia abbia instaurato una “cooperazione competitiva” con la Russia in altri contesti internazionali, come in Siria, in Libia e nel Caucaso, ha sin da subito definito “inaccettabile” l’aggressione russa che ha seguìto il riconoscimento delle Repubbliche separatiste del Donbass. Il Presidente turco si è così trovato impegnato in un delicato equilibrismo politico che ha visto protagonista da un lato la Russia, il principale alleato commerciale della Turchia degli ultimi anni, e dall’altro l’occidente con la NATO di cui la Turchia è membro. Tuttavia, il precipitare degli eventi internazionali ha costretto la Turchia ad uscire dalla zona di neutralità in cui si era trincerata. Alla richiesta formale del Presidente Zelensky di chiudere l’accesso russo al Mar Nero attraverso lo Stretto del Bosforo e dei Dardanelli, Erdoğan ha risposto utilizzando lo strumento giuridico per non compromettere la sua posizione super partes. Il Ministro degli Esteri Çavuşoğlu ha dichiarato che la Turchia avrebbe agito rispettando la Convenzione di Montreaux del 1936, applicando l’art. 19 che permette alle navi da guerra degli Stati costieri di riportare la propria flotta alle basi navali passando per i chokepoint. Il Mar Nero, così, sembra essere diventato un teatro d’azione parallelo rispetto alla strategia adottata dalla Russia via terra. La joint venture turco-ucraina, che ha visto la progettazione di aerei An-178 e corvette veloci, potrebbe essere percepita come una minaccia da Mosca che ha difatti aumentato la propria flotta da 26 a 49 navi. Prima del 2019 era la Turchia ad avere la flotta più numerosa nel Mar Nero ma, con la nuova strategia russa, potrebbe essere messo in discussione il principio turco del Mavi Vatan (Patria Blu) che ha integrato il precedente approccio geopolitico della “Profondità Strategica” con la dimensione marittima.

L’aumento delle tensioni nel Mar Nero si percepisce anche dai recenti sviluppi delle forze armate russe. L’obiettivo di Mosca sembra essere la presa di tre porti ucraini situati nel bacino orientale: il porto di Kherson, quello di Mykolayiv e Odessa. Per comprendere meglio questo triangolo strategico, basti considerare che per questi tre porti transitano circa 150 milioni di tonnellate di merci all’anno, rappresentando il 60% dell’import-export ucraino che parte dalla costa e attraversa il Bosforo per giungere nel Mediterraneo, trovando uno sbocco nei mercati europei. L’accerchiamento russo dell’Ucraina, pertanto, non avviene solo via terra, ma assume rilevanza se contestualizzato alla dimensione marittima della crisi. In uno scenario simile, si giustificano ulteriormente gli sforzi diplomatici del Presidente Erdoğan per tentare di ridurre l’escalation delle tensioni in questo Mediterraneo orientale. Quest’ultimo, infatti, rappresenta la zona di confine tra il territorio turco e quello russo, laddove appoggiare l’Ucraina via mare significherebbe creare una “zona cuscinetto” tra la Russia e la Turchia. Allo stesso tempo però, Erdoğan si è dimostrato contrario alle sanzioni imposte dall’Occidente a Mosca, consapevole delle ripercussioni che tali imposizioni economiche potrebbero avere sul sistema finanziario turco. La Turchia sta attraversando una grave crisi economica, con un tasso di inflazione che tocca il 55% e importa circa il 44% del suo gas dalla Russia; inoltre, circa il 20% dei turisti presenti in Turchia sono russi e in Turchia sarebbe presente una importante comunità di oligarchi russi, detentori di una cospicua ricchezza, che nelle prossime settimane potrebbe aumentare nel numero. Anche per questi elementi potrebbe essere evidente la necessità di Erdoğan di trovare nuovi partner commerciali e di rafforzare quelli preesistenti per far fronte soprattutto alla crisi. “Diversificazione” sembra infatti essere la parola d’ordine utilizzata del Presidente turco negli ultimi mesi. Si intravedono qui le possibilità per Erdoğan di sfruttare a proprio vantaggio gli esiti della mediazione nella crisi russo-ucraina per aumentare il prestigio della propria immagine politica sia a livello internazionale che interno.

Anche per portare a compimento questa delicata operazione diplomatica, il Presidente turco ha ospitato il 10 marzo il primo faccia a faccia di alto livello tra il Ministro degli Esteri ucraino Kuleba e il Ministro degli Esteri russo Lavrov ad Antalya, nel sud della Turchia. Nonostante però l’invito sia stato accolto con favore da Lavrov, non è stato raggiunto alcun accordo per un cessate il fuoco immediato come richiesto da Kuleba. Il Ministro degli Esteri ucraino ha poi aggiunto che i colloqui diplomatici precedenti non hanno registrato nessun “progresso significativo”, aumentando il senso di incertezza nella regione. Il Ministro turco Çavuşoğlu, nel suo ruolo di mediatore in questo summit di rilevanza mondiale, ha sottolineato l’importanza dei corridoi umanitari che devono essere garantiti in qualunque circostanza, nel rispetto del diritto internazionale. Il vertice tra Lavrov e Kuleba non sembrerebbe purtroppo aver portato agli effetti attesi da più parti, lasciando le sorti dello scacchiere regionale e del Mar Nero ai futuri sforzi diplomatici della Turchia e non solo.

All’incontro è seguita poi una telefonata tra il Presidente Erdoğan e il Presidente statunitense Biden, in cui hanno discusso dei legami bilaterali tra i due paesi e naturalmente i recenti sviluppi della crisi nell’Europa orientale. Biden ha inoltre aggiunto che “è importante che la Turchia sia in grado di facilitare una soluzione nel caso in cui la crisi si approfondisse ulteriormente”.

L’obiettivo di Erdoğan di stabilire una pace duratura è evidente anche nella densa agenda politica del Presidente turco dei prossimi giorni, che mette la Turchia al centro di un fitto crocevia diplomatico, che vede dei colloqui costanti con il Presidente Biden e con il Segretario Generale della NATO Stoltenberg. Parallelamente sono previsti degli incontri formali anche con il Presidente azero Aliyev, con il Primo Ministro greco Mitzotakis e con il Cancelliere tedesco Scholz.

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