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L’impegno dei Paesi arabi per la sicurezza sanitaria

di Massimiliano Boccolini

Marocco, Egitto, Arabia Saudita ed Emirati hanno avviato una vasta campagna vaccinale e mirano ad una produzione in proprio puntando sull’Health Resilience.

Molti dei paesi arabi hanno deciso di puntare sulla sicurezza sanitaria, avviando importanti partnership, per evitare di ricadere nella crisi economica dovuta ad un eventuale ritorno della pandemia, come già sta accadendo ad alcuni di loro. Il ritorno della crisi causata dalla variante Delta è stato determinante per spingere quei paesi arabi che godono di maggiore stabilità e forza economica a seguire una politica di sicurezza sanitaria necessaria per evitare una nuova pandemia. Per farlo si punta da un lato alla vaccinazione di massa, acquistando dosi di vaccino dall’estero, e dall’altro ad una produzione propria per evitare di essere ostaggio del mercato globale.

Il primo paese del mondo arabo a puntare sulla sicurezza sanitaria è stato il Marocco. Il 28 gennaio scorso il re Mohammed VI ha lanciato dal Palazzo Reale di Fes la campagna nazionale di vaccinazione contro il Covid-19. In quell'occasione il sovrano ha ricevuto la prima dose del vaccino contro il Covid-19 con l’obiettivo di immunizzare tutti i componenti del popolo marocchino con 30 milioni di dosi per vaccinare circa l’80 per cento della popolazione. Eppure il timore è che questo slancio possa non bastare, soprattutto in vista dell'arrivo della variante Delta.

Il ministero della Salute ha infatti emesso un nuovo avviso il 7 luglio su un possibile inasprimento delle restrizioni sanitarie in caso di mancato rispetto delle misure precauzionali e ha ribadito l'urgenza di tornare al rigoroso rispetto del distanziamento sociale. Stilando il proprio rapporto bisettimanale, ha annunciato che i casi di contaminazione sono esplosi con un aumento superiore al 60% con la rilevazione di decine di casi di varianti del Covid-19, tra cui 43 contagi di variante Delta in quattro regioni del Marocco. Secondo i media arabi, il governo ha prolungato lo stato di emergenza sanitaria, dichiarato nel marzo 2020, fino al 10 agosto. La decisione è stata presa in un momento in cui il paese ha registrato un aumento di nuovi casi contagi da Covid-19 e riflette l'impegno delle autorità di continuare a garantire l'efficacia delle misure adottate per affrontare la diffusione della pandemia. Impegno testimoniato dalla decisione di rinviare l’annuale festa del Trono, che cade il 30 luglio, proprio per evitare assembramenti.

Per questo Mohammed VI ha presieduto, il 5 luglio, al Palazzo Reale di Fes la cerimonia di lancio e firma di accordi relativi al progetto di produzione e mobilitazione del vaccino anti-Covid-19 e di altri vaccini in Marocco. Questo progetto strutturato rientra nel quadro della volontà del re di consentire al Regno di disporre di capacità industriali e biotecnologiche complete e integrate per la produzione di vaccini in Marocco, secondo quanto spiega la stampa locale. Questo progetto mira a produrre il vaccino anti-Covid-19 e altri importanti vaccini nel Regno per migliorarne l'autosufficienza, rendendo il Marocco una piattaforma leader per la biotecnologia a livello continentale e globale nel campo dell'industria del "packaging".

Il progetto, frutto di un partenariato pubblico-privato, mira a lanciare una capacità iniziale a breve termine per produrre 5 milioni di dosi del vaccino anti-Covid-19 al mese, prima di raddoppiare gradualmente tale capacità nel medio termine. Si parla di un investimento totale di 500 milioni di dollari.

Anche il governo egiziano ha deciso di avere la capacità di produrre medicinali e vaccini avendo recentemente subito il ritardo di alcune aziende straniere nel fornire in tempo le quantità contrattate di vaccini. Ha fatto trapelare che la grande domanda globale di vaccini, ha convinto l'Egitto dell'inevitabilità della produzione locale, per non essere ostaggio del mercato globale.

L’emittente televisiva qatariota “al-Jazeera” ha spiegato che la sfida attuale del Cairo è quella di riuscire, a raddoppiare le quantità richieste di materie prime da cui viene prodotto il vaccino, poiché è stata pianificata la produzione di 40 milioni di dosi entro la fine dell'anno. L'Egitto, con una popolazione di 104 milioni, ha assistito a un notevole aumento del numero di contagi negli ultimi tempi. Il timore è l’arrivo della variante Delta in un paese così popoloso.

Il ministero della Salute egiziano ha messo in atto rigorose procedure negli aeroporti e negli scali marittimi per far fronte agli arrivi dai paesi dove si registrano le mutazioni del virus. Per far fronte alla variante Delta è vietato a tutti gli egiziani o stranieri di entrare nel paese senza essere accompagnati da un’analisi PCR con esito negativo effettuata al massimo 72 ore prima dell'orario previsto per il decollo del volo. Questo nonostante non siano stati ancora segnalati casi di variante Delta nel paese.

L'obiettivo è quello di evitare di ritrovarsi in una situazione simile a quella tunisina, dove è stata registrata un'impennata dei contagi che ha portato ad un nuovo coprifuoco serale a Tunisi, che ha di fatto rovinato la stagione turistica estiva dando un nuovo duro colpo all'economia nazionale. Tale è la ripresa dell'epidemia nel paese, dovuta anche alla presenza della variante Delta, che la Tunisia ha deciso di iniziare a vendere gli agnelli per la festa islamica del Sacrificio (Eid al-Adha), che è caduta quest'anno il 20 luglio, per la prima volta via internet, invece di venderli nei mercati del bestiame. Il ministero della Salute tunisino ha dichiarato che il sistema sanitario del Paese è crollato, con i reparti di terapia intensiva pieni, medici esausti e la rapida diffusione della pandemia. "Siamo in una situazione catastrofica, il sistema sanitario è al collasso, si riesce a trovare un letto solo con grande difficoltà, stiamo lottando per fornire ossigeno ai pazienti, i medici soffrono di una stanchezza senza precedenti", ha detto a una radio locale la portavoce del ministero della Salute tunisino, Nissaf Ben Ali. La Tunisia ha registrato il 7 luglio quasi 10.000 nuovi contagi e 134 decessi, con un aumento giornaliero record dall'inizio della pandemia che ha portato pochi giorni dopo, il 24 luglio, a registrare 317 decessi, il dato più alto da marzo 2020.

Analogo problema si registra nel Sultanato dell'Oman che ha annunciato l'imposizione di un coprifuoco completo durante le vacanze di Eid al-Adha per prevenire l'escalation del numero di persone infette dal virus. Anche il Libano, la cui economia è al collasso, ha difficoltà nell’impostare una politica di sicurezza sanitaria. Il 10 luglio il consigliere del governo ad interim per gli affari Sanitari, Petra Khoury, ha annunciato che il suo paese ha superato la soglia del milione di persone vaccinate con la prima dose del vaccino contro il coronavirus, mentre il 24 luglio era stato vaccinato solo il 16,7 per cento della popolazione.

Per evitare di trovarsi nella stessa situazione, l'Arabia Saudita ha invece condotto una campagna di vaccinazione a tappeto cercando di raggiungere tutta la popolazione. Il ministero della Salute di Riad ha annunciato la distribuzione di oltre 24 milioni di dosi del vaccino contro il coronavirus che sono state somministrate entro il 24 luglio attraverso più di 587 siti di vaccinazione in tutte le regioni del Regno. Secondo l’emittente pan-araba “Al-Arabiya”, alla fine dello scorso maggio, l'Arabia Saudita ha annunciato che fino a quel momento il 40% della popolazione aveva ricevuto almeno una dose del vaccino, nell'ambito della distribuzione di vaccini per ripristinare la vita normale e affrontare la pandemia. Il Ministero della Salute saudita ha confermato che la seconda dose del vaccino anti-coronavirus è disponibile per gli adulti di età pari o superiore a 60 anni, in tutte le parti del Regno.

Questa campagna ha consentito di superare con successo un momento critico per il paese dal punto di vista della sicurezza sanitaria, che è quello del pellegrinaggio alla Mecca (Hajj). Il 20 luglio si sono conclusi con successo i riti del pellegrinaggio grazie ad una serie di misure adottate. La prima è quella di una presenza contingentata composta da soli 60 mila pellegrini residenti nel Regno che avevano completato le vaccinazioni. Riad ha sviluppato anche molte applicazioni e tecnologie che hanno permesso ai pellegrini di eseguire facilmente i loro rituali e hanno contribuito a garantire i requisiti di distanziamento sociale.

Una di queste tecnologie è la Hajj Smart Card, progettata per collegare le operazioni e i servizi forniti ai pellegrini. La carta funziona tramite la tecnologia Near Field Communication (NFC), che consente la lettura tramite dispositivi self-service disponibili nei luoghi santi, e include molte funzionalità e caratteristiche come guidare i pellegrini al loro alloggio, controllare l'accesso a varie strutture, e limitando i pellegrinaggi irregolari. Il ministero dell'Hajj e dell'Umrah nel Regno ha adottato anche il "braccialetto elettronico", che mostra l'identità del pellegrino e tutti i suoi dati ufficiali, e consente inoltre di monitorare il suo stato di salute e di intervenire in caso di emergenza, oltre alla possibilità di utilizzarlo per inviare messaggi di sensibilizzazione ai pellegrini. Infine, sempre per garantire il distanziamento sociale, è stato introdotto l'utilizzo di robot per servire i pellegrini della Grande Moschea, dotati di schermo, telecamera e microfono, per rispondere alle domande dei pellegrini mentre lavorano per misurare la temperatura e controllano il rispetto a indossare la mascherina attraverso tecniche di intelligenza artificiale.

Si inizia quindi a parlare anche nel Regno dell’importanza della Health Security. Si tratta di un concetto che si sta diffondendo nel Mediterraneo allargato, come spiega Giorgio Roscigno, esperto della materia, già espresso dal Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama durante l’Ebola Outbreak del 2016 e poi ampliato e consolidato nella Global Health Security Agenda del WHO. Un concetto che valica le frontiere ed è rivolto a mitigare incidenti di sanità pubblica e ad assicurare la salute dei popoli a livello globale.

“L'avvento di nuove sfide nel campo della sicurezza che aumentano la vulnerabilità dei paesi ha creato una domanda crescente di misure di contrasto alla diffusione di malattie altamente trasmissibili quali l’Ebola ed ora il Covid-19 che non rispettano frontiere e le valicano - aggiunge Roscigno - la pandemia da Covid-19 ha inoltre recentemente allargato il concetto di Health Security legato al potenziamento delle infrastrutture sanitarie nei Paesi ad alta diffusione e ad alto rischio al concetto di Health Resilience legato alla capacità di risposte nazionali alle pandemie con la produzione locale di vaccini, farmaci e prodotti sanitari”.

A supporto di una Health Security africana, sia il Centers for Disease Control and Prevention Usa, un importante organismo di controllo sulla sanità pubblica degli Stati Uniti, che il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), un'agenzia indipendente dell'Unione europea con lo scopo di rafforzare le difese dei paesi membri dell'Unione nei confronti delle malattie infettive, hanno avviato un vasto programma di supporto all'African CDC per il tracciamento epidemiologico e la formazione di personale medico e di laboratorio. L’African CDC ha creato una task force per il coordinamento delle attività dei Paesi ed istituzioni dei Paesi Donatori con i Paesi che devono ricevere questi aiuti.

“Nel campo delle attività sulla Health Security / Health Resilience, l’Unione Africana e l’African CDC hanno ospitato nell’Aprile 2021 una High Level Virtual Conference sulla produzione locale di vaccini e farmaci - aggiunge l’esperto - Questa Conferenza ha visto la partecipazione dei capi di governo di tutti i paesi africani, del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti e della Commissione Europea e ha contribuito alla creazione di una grande consapevolezza e al riconoscimento del fatto che la Health Resilience sia uno strumento fondamentale per assicurare una equità sanitaria e sociale”.

La Commissione Europea nel Giugno 2021, nella persona del presidente Ursula von der Leyen, ha annunciato a Roma insieme al premier italiano, Mario Draghi, l’avvio di una iniziativa ed un investimento di 1 miliardo di euro per favorire la produzione locale in Africa di vaccini, farmaci, e tecnologie sanitarie. Il presidente del Sud Africa, Cyril Ramaphosa, ha lanciato nel Giugno 2021 il primo hub africano tecnologico MRna per la produzione di vaccini Covid 19 per l’intera regione.

Queste iniziative interessano molto anche i paesi arabi e in particolare quelli del Golfo. La prima sfida per Riad è infatti l’organizzazione del Hajj, il pellegrinaggio alla Mecca, che terminerà il 20 luglio. Per questo il ministro degli Interni saudita, principe Abdulaziz bin Saud bin Nayef bin Abdulaziz ha tenuto il 12 luglio un seminario in videoconferenza intitolato: “La Sicurezza sanitaria durante il Hajj”, presso l'ospedale delle forze di sicurezza della Mecca. Il simposio fa parte del lavoro dei programmi dalla "Kingdom's Vision 2030", che è in linea con i grandi sforzi compiuti dal Regno durante la pandemia per rispondere alle sfide della sicurezza sanitaria che sono una priorità assoluta per Riad. Quest'anno infatti le autorità saudite hanno impedito ai residenti al di fuori del Regno di partecipare al pellegrinaggio alla Mecca proprio per evitare che potesse diventare un'occasione di contagio.

Politica analoga è stata adottata dagli Emirati Arabi Uniti, che hanno la necessità di mettere in sicurezza in particolare la città di Dubai in vista dell'Expo del prossimo autunno. Secondo quanto riporta il giornale locale “al-Khaleej”, il governo di Abu Dhabi ha rivelato che la percentuale di coloro che hanno ricevuto la prima dose del vaccino della popolazione totale ha raggiunto il 74,5%, mentre la percentuale di coloro che hanno ricevuto due dosi di vaccino è del 64,3% della popolazione totale. Gli Emirati Arabi Uniti sono quindi i primi al mondo nella distribuzione di dosi giornaliere di vaccini, al ritmo di 158,24 dosi ogni 100 persone e hanno fornito finora circa 15 milioni e cinquecentomila dosi.

Gli analisti arabi sono concordi sul fatto che questo tipo di iniziative non siano sufficienti e sono sempre più propensi a puntare sulla Health Resilience. Attualmente esiste quindi una grande opportunità per l’Italia, come spiega Rescigno “intervenendo nel piano di supporto per il trasferimento delle tecnologie appropriate alla produzione di farmaci e vaccini, in virtù anche della presenza in Italia di centri di eccellenza sia nel settore pubblico che privato”. Parlando dei paesi del Mediterraneo allargato, “in linea con il piano dell’Unione Africana per la selezione di HUB Tecnologici nelle Regione del Nord Africa, e la capacità ricettiva esistente in Egitto e in Marocco si potrebbe immaginare un supporto a questi due Paesi rivieraschi del Mediterraneo con capacità di attrazione ed export sia nell’Africa Orientale (Corno d'Africa) per l'Egitto e sia nell’Africa francofona per il Marocco”.

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